Tutto il meglio di VIE Festival 2016

Teatro di ricerca, danza, performing art, illustrazione e live-set: dal 13 al 23 ottobre tra Bologna, Modena, Carpi e Vignola

Scritto da Eleonora Felisatti il 26 settembre 2016
Aggiornato il 27 settembre 2016

L’avevano chiamato VIE, ma è paradossalmente “finito rinchiuso nei teatri”. Lo nota proprio l’ormai ex il direttore di ERT Fondazione, Pietro Valenti, con rammarico. In procinto di passare la palla al regista e professore universitario Claudio Longhi, Valenti individua nel problema finanziario dei tagli alla cultura un elemento che tarpa le ali all’idea di festival che avevano avuto una dozzina di anni fa gli organizzatori.

Può essere. Ma le “vie” oggi sono altre.

Intanto gli eventi sono distribuiti su 4 città: Modena, Bologna, Carpi e Vignola, con diverse locations coinvolte. E poi ci sono tanti percorsi artistici diversi, che s’intrecciano su vari piani, con linguaggi differenti: dal teatro di ricerca, alla danza, alle installazioni ai live-sets che accompagnano performances d’illustrazione. I tragitti quindi rimangono svariati, sempre nell’ottica di «mettere al centro la creazione contemporanea, dare allo sguardo la responsabilità di individuare, di cercare dove si nasconde oggi la forza del nuovo, gli artisti capaci di esplorare le zone di contatto fra le arti sceniche» (per citare la mission che si erano dati i fondatori).

Questa dodicesima edizione si compone di lavori che inseriscono le suggestioni di cinema, musica e pittura sulle arti performative dal vivo, a partire dall’apertura del festival con una prima nazionale nell’ambito del Progetto Prospero, Tristesses. Dispositivo scenico al confine col linguaggio del cinema, lo spettacolo di teatro musicale di Anne-Cécile Vandalem (direttamente dal debutto ad Avignone) indaga l’intristimento dei popoli, una delle più implacabili armi politiche contemporanee. Intersecano il codice del cinema anche le storie collettive dei Berlin, raccontate a trenta spettatori che interagiscono con altrettanti schermi/storie solo apparentemente distanti fra loro in Perhaps All The Dragons…

Perhaps all the Dragons, dei Berlin
Perhaps all the Dragons, dei Berlin

Cinema, NanoDanza, sogni, poesia e ricordi infantili sono alcuni degli ingredienti di Kiss & Cry, creazione di Michèle Anne De Mey e Jaco Van Dormael, autore e regista del recente Dio esiste e vive a Bruxelles e Mr. Nobody, pluripremiata pellicola del 2009. E volge uno sguardo d’indagine e di interesse verso le tecniche e i dispositivi video per la scena anche l’installazione Aminta, che Luca Brinchi e Daniele Spanò hanno recentemente ideato per la Sagra Malatestiana e ispirata al dramma pastorale di Torquato Tasso.

Invece, le animazioni digitali di Gianluigi Toccafondo, uno dei maggiori illustratori italiani, e la musica sperimentale, jazz e funk dei C’Mon Tigre si incontrano in C’Mon Tigre racconta Toccafondo, uno show che dimostra come la musica faccia dialogare popoli anche distanti. E ancora la musica arricchisce Più Giù, il lavoro di un altro pittore e illustratore, Stefano Ricci, che con la collaborazione di Danio Manfredini, disegnerà dal vivo accompagnato dal contrabbasso di Giacomo Piermatti e dalla chitarra elettrica di Vincenzo Core.

Questo è ciò che la direzione artistica intende per “un nuovo modo di lavorare in teatro”.

Si interseca, infine, con la pittura e il disegno l’ultimo lavoro di Virgilio Sieni Ballo 1890_Natura morta, partitura coreografica dedicata all’artista bolognese Giorgio Morandi.

A Man who flies up to the Sky, di Li Jianjun
A Man who flies up to the Sky, di Li Jianjun

Ma VIE si spinge anche verso un altro continente e una nazionalità sempre più familiare, ma ancora estremamente sconosciuta: quella cinese. I due lavori che la rappresentano sono rispettivamente di Wang Mengfan e Li Jianjun: il primo è lo spettacolo su una tematica molto cara alla danza negli ultimi anni, si tratta di 50/60, di cui sono protagoniste un gruppo di donne nate in Cina negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso e che percorrono un emozionante viaggio nella Cina del presente e del passato. Il secondo è A Man Who Flies Up to the Sky, opera teatrale in cui il linguaggio fotografico entra prepotentemente in scena per far riflettere sul concetto di visione.

Altri due Maestri della scena internazionale, che saranno ospiti del festival sono il regista greco Theodoros Terzopoulos, che presenta in prima nazionale il suo Amor; e due star del teatro internazionale: il regista Oskaras Koršunovas che dirige un attore del calibro di Juozas Budraitis in Krapp’s last tape di Beckett.

Tornano, poi a VIE, i Belarus Free Theatre, freschi del debutto londinese di Burning Doors, che vede per la prima volta in veste di attrice, Maria Alyokhina, membro del collettivo Pussy Riot, raccontare di artisti perseguitati per la loro arte nell’inferno delle prigioni russe.

La sfera della libertà e della censura sono il fulcro anche del nuovo lavoro di Motus Raf-fiche, col quale si inaugurerà Hello Stranger, rassegna che la città di Bologna dedica alla compagnia per festeggiare i suoi 25 anni. Per uno strano cavillo di copyright i Motus non hanno potuto riallestire la loro ‘storica’ interpretazione di Splendid’s di Jean Genet invertendo il sesso dei personaggi. Beh, Raf-fiche nasce da questo diniego e chi l’ha già visto garantisce che il risultato sia un ottimo dribbling del problema.

Raf-fiche, dei Motus
Raf-fiche, dei Motus

Come ogni anno, ci sarà uno spazio destinato alle giovani compagnie emergenti: ErosAntEros con Allarmi!, spettacolo che s’avvale della collaborazione di Emanuele Aldrovandi, drammaturgo poco più che trentenne che vuole indagare i meccanismi di sovversione del potere; Sylphidarium di CollettivO CineticO, interessante compagnia che da un po’ di anni non si ferma si sfornare progetti (del resto già il nome lo presagisce); due gli spettacoli de Gli Omini, L’Asta del Santo e Ci scusiamo per il disagio. Gioco scenico fondato sulla storia dei santi il primo e ricerca teatrale e antropologica sulla linea ferroviaria della porrettana il secondo. Ospiti del Festival anche Babilonia Teatri, reduci dall’assegnazione del Leone d’Argento alla Biennale Teatro di Venezia, porteranno a VIE il loro David è morto.

E per non dimenticare i percorsi formativi, a VIE anche i giovani allievi delle quattro scuole per attori legate al Progetto Prospero divise fra Rennes, Liegi e Göteborg presenteranno rispettivamente A vida enorme, ab ovo à partir de l’oeuf e Ungeland. Fra questi anche gli attori e i drammaturghi della Scuola di Alta Formazione di ERT che, guidati da Antonio Latella, hanno creato Santa Estasi, presto definita rivelazione dell’ultima stagione teatrale italiana.

E se non vi bastasse la dimensione di spettacolo, si affiancano al Festival le ricche programmazioni di VIE Eventi e VIE Incontra: dove gli autori si confrontano col pubblico, presentano le loro pubblicazioni, riflettono insieme alla critica…insomma aprono ulteriori strade di fruizione delle performances. Quindi, tranquilli: le VIE di ERT sono infinite!

INFO E PROGRAMMA COMPLETO QUI