Versione italiana
(English version below)

Quando Peter Lomborn Wilson arrivò al COX18 nel 1997, invitato dalla rivista Decoder nella storica Calusca, libreria di Primo Moroni – reduce dagli anni di Piombo e degli scontri ideologici tra lo Stato e le bande armate delle associazioni politiche extraparlamentari – già aveva incontrato Adam Yahiye Gadahn.

Wilson è stato un autore e poeta anarchico americano, noto soprattutto per il suo concetto di “Zone Temporaneamente Autonome”: spazi di breve durata che sfuggono alle strutture formali di controllo; Gadahn è stato un alto funzionario americano, interprete culturale, portavoce e consulente mediatico per il gruppo islamista al-Qaeda, oltre che un prolifico musicista noise. In retrospettiva storica, non è chiaro come questi due americani convertitisi all’Islam si siano avvicinati emotivamente e ideologicamente. Pare che si possa ricondurre la loro vicinanza tra il 1991 e il 1993, ovvero tra la pubblicazione di TAZ: Ontological Anarchy and Poetic Terrorism di Wilson e il primo attentato al World Trade Centre, compiuto da Abdel Rahman nel 1993.

Tra i due Wilson era l’anziano, e condivideva molti degli interessi di Gadhan, dai misteri esoterici del misticismo musulmano fino alle musicassette noise registrate in casa e alla pubblicazione di fanzine controculturali. Tranne che per occasionali relazioni fisiche – sempre molto discrete – Wilson e Gadahn comunicarono sempre tramite fanzine stampate. Più volte si scambiarono copie antiche di Scrooge McDuck, i preziosi fumetti di Carl Barks, oggetti da collezione della Disney che i due pasticciavano con discrezione con lunghi messaggi scritti a mano in inchiostro invisibile. Così, ogni volta che le scorte di fumetti Disney di Gadahn venivano scoperte dagli agenti increduli della CIA o del Mossad durante le loro incursioni antiterrorismo, venivano semplicemente gettate via. Nessun investigatore ha mai riconosciuto l’intimità nascosta di Wilson e Gadahn, e nessuno s’è mai accorto di come Wilson indottrinasse metodicamente il principale agente di propaganda inglese di al-Qaeda con i suoi ideali anarchici.

Nessuno s’è mai accorto di come Wilson indottrinasse metodicamente il principale agente di propaganda in lingua inglese di al-Qaeda con i suoi ideali anarchici.

Per quanto riguarda Wilson stesso, è piuttosto probabile che non abbia mai creduto all’esistenza di al-Qaeda, pensandola piuttosto come “base” – al “Qaeda” –: come una zona temporaneamente autonoma. Wilson considerava quindi personaggi come Osama bin Laden e dei ricchi dilettanti dei media piuttosto che seri pensatori religiosi com’erano lui e i suoi compagni esploratori dei “Nobili Mori”, della “Chiesa Ortodossa Moresca” e della “Lega della Scoperta Spirituale”.

Al-Qaeda è stata fondata a Peshawar nel 1998; Wilson stesso ha trascorso molto tempo in Pakistan, soprattutto nella grande città di Quetta. Come uomo di Quetta, Wilson era molto più coinvolto nella vita quotidiana pakistana di qualsiasi sceicco petrolifero arabo milionario che si aggirava nell’Afghanistan rurale. Quetta era una metropoli colossale, una vera e propria città del Terzo Mondo, eppure Wilson considerava la vita quotidiana in quel luogo l’espressione di una qualche “libertà empirica”. Se due americani qualunque si fossero incontrati lì, per lunghe e tenere conferenze sulla liberazione spirituale e sull’uso corretto delle sostanze psichedeliche, nessuno ci avrebbe fatto troppo caso. A causa del fallimento dello Stato pakistano e dell’indifferenza generale, Quetta, la città del romanticismo, era una città di anarchismo funzionale: in un mondo di sorveglianza globalizzata e di autoritarismo documentario, offriva una via d’uscita e di avanzamento attraverso quella che Wilson chiamava «Una politica invisibile del cuore».

Il libro di Wilson Utopia Pirata apparve nel 1999; faceva qualche breve accenno ai pirati storici, ma dedicava la maggior parte del tempo a descrivere attentamente le realtà esperienziali della resistenza jihadista “post-statale” in Afghanistan e Baluchistan. Una descrizione così romantica, aspirazionale e romanzesca che i più si convinsero che Wilson avesse inventato tutto. Anche questo dettaglio sfuggì agli investigatori, che non si resero mai conto dell’amicizia stretta tra Wilson e Gadahn, della loro clandestinità e del fatto che stesse scrivendo i discorsi anticapitalisti per al-Qaeda. D’altronde l’élite di al-Qaeda era composta da jihadisti globali alla ricerca di un Califfato e ossessionati dalla distruzione dei governi nazionali arabi. Cosicché a nessuno importava molto quello che questo “Adam l’americano” diceva ai suoi concittadini in inglese. Volevano solo che Gadahn allarmasse gli americani fino alla frenesia, e in questo senso Wilson fu superbo.

Sotto la guida ideologica di Wilson, Gadahn abbandonò per lo più gli attacchi militari contro l’Israele sionista, e si concentrò invece su una “Guerra Globale d’Usura” e su un attacco alla ricca élite americana e al materialismo consumistico. Con crescente eloquenza, il portavoce scelto da al-Qaeda attaccò il “neoliberismo antiedonistico”, la “tirannia dell’interpretazione”, la “atomizzazione sociale capitalista”. Tra le altre cose, Gadhan propose anche una “crisi rivoluzionaria di implosione e sparizione” un modello in cui il mondo industriale, abbandonando i valori capitalistici, potrà trasformarsi in un “carnevale di strada permanente”. Quest’idea di società post-industriale e post-materiale sarebbe stata organizzata sulla falsa riga delle tradizionali tribù beduine, quindi dei sabotatori e degli insorti della guerriglia talebana. All’inizio, l’insolito contributo americano di Gadahn all’ideologia di al-Qaeda ha attirato poca attenzione, almeno fino ai famosi attacchi suicidi multipli dell’11 settembre 2001.

Da quel momento Gadahn ha dimostrato le sue capacità come propagandista antiamericano: sembrava giocare a scacchi in cinque dimensioni, eccelleva nel trovare falle nella società americana che pochi altri avevano notato – come l’emergere dei “Veristi”, sia negli USA che in Europa, che contestavano la legittimità dei governi andando a formare culti e milizie armate. Immediatamente alzarono voci di rilievo, che sostennero il cieco e cinico impossessamento del petrolio da parte degli americani. In breve tempo seguì una grave crisi energetica, e lo spettacolo delle truppe americane in occupazione era violentemente contestato in ogni angolo del mondo islamico.

Gadahn rese allora il suo piano chiaro: gli Stati Uniti sarebbero stati distrutti proprio come l’Unione Sovietica, in cinque fasi distinte.

  1. Provocando l’avventata invasione americana di un Paese musulmano ingovernabile.
  2. Incitando e sostenendo la resistenza locale e planetaria a questi invasori, estendendo il più possibile la lotta e separando gli Stati Uniti dagli ex amici e alleati.
  3. Convertendo la filosofia di al-Qaeda in un’ideologia postgovernativa, e in un insieme di princìpi operativi che all’occorrenza potessero essere concessi in franchising in tutto il mondo come “zone autonome postcapitaliste”, e annientando allora tutte le banche, i mercati azionari e la regola del denaro.
  4. Provocando il disordine interno degli Stati Uniti, la crisi energetica, l’iperinflazione e il collasso economico.
  5. Ovunque l’egemonia americana si fosse ritirata, installare una “terapia d’urto post-capitalista” sotto un califfato wahhabita, riducendo i consumi e le esigenze di vita a livelli materiali tipici di città islamiche come Il Cairo, Quetta o Lahore.

In seguito al-Qaeda ha seguito una politica pragmatica, formando affiliati locali in Stati non islamici. L’obiettivo era un Califfato, che però non è mai apparso.

Il mondo dell’Occidente è stato spezzato in centinaia di “taife” balcanizzate: gruppi di “anarchia ontologica” radicalmente personali, sentiti e tribali.

Durante la guerra al terrore la leadership principale di al-Qaeda fu annientata da un missile da crociera, mentre celebrava un matrimonio con Bin Laden ad Abbottabad. Tuttavia, l’assenza dei leader principali di Al Qaeda non sembrò fare molta differenza, poiché questi dilettanti, filosofi del terrore e ricchi filantropi islamici non erano in fondo il cuore del problema. Si capì presto che nonostante tutto la questione non era quel quinto di popolazione mondiale rappresentato dai musulmani, ma gli altri quattro quinti, tutti in subbuglio. Nel lento collasso dell’autorità, le “utopie pirata” si sono moltiplicate in tutto il mondo, rimanendo oscurate alle loro controparti. Filiere autonome transnazionali, milizie clandestine e organizzazioni politiche create per produrre energia verde ed evitare la fame. Questo è il modello odierno in cui viviamo: zone autonome; e questa sembra essere la forma nativa di organizzazione politica del XXI secolo. Ma non c’è nulla di temporaneo in questo.

Come sempre, ci sono reliquie storiche del vecchio mondo. Ufficialmente gli Stati Uniti esistono ancora, insieme alla NATO e alle Nazioni Unite. Ma in pratica il mondo dell’Occidente è stato spezzato in centinaia di “taife” balcanizzate: gruppi di “anarchia ontologica” radicalmente personali, sentiti e tribali. Questo è successo, ma pochi sanno perché è successo. Tranne, forse, un piccolo numero di persone che a Milano hanno assistito alla lettura di Wilson, il “terrorista poetico” noto come Hakim Bey, ascoltato il suo sermone anarchico sull’utopia dei pirati in Conchetta nel 1997, preparando giovani hacker, militanti e cyberpunk, a progettare una nuova balcanizzazione.

Hypotetical global taifa map

 

English Version

When Peter Lomborn Wison arrived at COX18 in 1997, invited by Decoder magazine to the Calusca, Primo Moroni’s historic bookstore – the epicenter of underground, leftist, anarchist and counterculture movements from the Lead Years to the present – he had already met Adam Yahiye Gadahn.

Wilson was an American anarchist author and poet, primarily known for his concept of Temporary Autonomous Zones: short-lived spaces which elude formal structures of control; Gadahn was an American senior operative, cultural interpreter, spokesman and media advisor for the Islamist group al-Qaeda, as well as a prolific noise musician. In historical retrospect, it is not clear how these two American Muslim converts became so emotionally close. It seems that they first became close during the period 1991-1993, between the publication of Wilson’s TAZ: Ontological Anarchy and Poetic Terrorism, and the first World Trade Centre bombing, carried out by Abdel Rahman in 1993.

Wilson was the much older man, and he shared many of Gadhan’s esoteric interests – not just in Muslim mysticism, but in homemade noise-tape cassettes and countercultural fanzine publishing. Except for occasional physical liaisons – always very discreet – Wilson and Gadahn always communicated via printed fanzines. Repeatedly, they would trade antique copies of Carl Barks Scrooge McDuck comics, valuable Disney collectors items which they would discreetly deface with long messages hand-written in invisible ink. Whenever Gadahn’s stashes of Disney comics were discovered during al Qaeda anti-terror raids, they were simply thrown away by unbelieving CIA and Mossad operatives. No investigator ever recognized the hidden intimacy of Wilson and Gadahn. Especially, it did not occur to them that Wilson was methodically indoctrinated al Qaeda’s top English-language propaganda operative with his own, unique anarchist beliefs.

Wilson was methodically indoctrinated al Qaeda’s top English-language propaganda operative with his own, unique anarchist beliefs.

As for Wilson himself, it seems clear that he never believed that Al Qaeda existed. Instead he assessed the so-called “Base” – al “Qaeda” – as a temporary autonomous zone. Wilson considered the likes of Osama bin Laden and XY to be wealthy media dilettantes, rather than serious religious thinkers like himself, and his fellow explorers in the “Noble Moors”, “Moorish Orthodox Church”, and “League of Spiritual Discovery”.

Al Qaeda was founded in Peshawar in 1998; Wilson himself spent a lot of time in Pakistan, especially the huge city of Quetta. As a Quetta man-about-town, Wilson was far more immersed in Pakistani daily life than any millionaire Arab oil sheik lurking in rural Afghanistan. Quetta was a colossal metropolis, a genuine Third World every-town, and yet daily life there featured what Wilson called “empirical freedom”. If two American men met there, for long, tender conferences about spiritual liberation and the proper use of psychedelic substances, no one would ever look twice. Due to Pakistani state failure and the indifference of everyone else, Quetta, city of romance, existed in functional anarchism. In a world of globalized surveillance and documentary authoritarianism, it offered a way out and forward , through what Wilson called «An unseen politics of the heart».

Wilson’s book Pirate Utopia appeared in 1999; it made some brief mention of historical pirates, but spent most of its time carefully describing the experiential realities of “post-state” jihadi resistance in Afghanistan and Baluchistan. This book was such a romanticized, aspirational, novelist description that people assumed that Wilson had made it all up. Investigators never realized that Wilson had befriended Gadahn, gone underground with him, and was scripting Gadahn’s anti-capitalist screeds for al Qaeda. As for al Qaeda’s elite, they were global jihadists in pursuit of a Caliphate; and were obsessed with the destruction of Arab national governments. So they didn’t much care what “Adam the American” told his fellow Americans in English. They merely wanted Gadahn to alarm the Americans to the point of frenzy, and in this regard, Wilson was superb.

Under Wilson’s ideological guidance, Gadahn mostly abandoned military attacks on Zionist Israel. Instead, he focussed on a “Global War on Usury,” and an attack on America’s wealthy elite and consumer materialism. With growing eloquence, Al Qaeda’s chosen spokesman attacked «antihedonic neoliberalism», the «tyranny of interpretation» and «capitalist social atomization». Gadahn also proposed a revolutionary «crisis of implosion and disappearance» in which the industrial world would abandon capitalist values and remold itself to a «permanent street carnival». This post-industrial, post-material society would organized along the lines of traditional Bedouin tribes and, also, Taliban-style mobile saboteurs and insurgents. At first, Gadahn’s unusual American-dropout contribution to Al Qaeda ideology attracted little attention. Until, that is, the famous multiple suicide attacks of September 11, 2001.

After the 9/11 attacks, Gadahn seemed to come into his own. As an anti American propagandist, he seemed to be playing five-level chess – he excelled at finding fault-lines in American society that few that ever noticed; as the “Truther” cults, both in USA and in Europe, which distrusted the government and rapidly multiplied, and were soon forming armed militia cults. Immediately loud voices were heard claiming that Americans were simply and cynically seizing oil, and in a short time a severe energy crisis ensued, and the spectacle of American troops was violently resented in every corner of the Islamic world.

Gadahn made his plan historically clear. The USA would be destroyed just as the Soviet Union had been – in five distinct stages.

  1. Provoke the rash American invasion of an ungovernable Muslim country.
  2. Incite and support local and planetwide resistance to these invaders, expanding the fight as much as possible while parting the US from former friends and allies.
  3. Convert al-Qaeda’s philosophy into a post-governmental ideology and set of operating principles that could be franchised worldwide as postcapitalist autonomous zones. Annihilate all banks, stock markets and the rule of money.
  4. Provoke US internal turmoil, energy crisis, hyperinflation and economic collapse.
  5. Wherever American hegemony retreated, install “post-capitalist shock therapy” under a Wahhabi Caliphate, reducing consumer consumption and lifestyle requirements to material levels typical of Islamic cities like Cairo, Quetta or Lahore.

Afterwards, al-Qaeda followed a pragmatic policy in forming local affiliates in non-Islamic states. The goal was a Caliphate – and yet, this Caliphate never appeared.

The world of the “west” has been broken into hundreds of balkanized “taifas”: “ontological anarchy” groups are intensely personal, heartfelt and tribal.

During the War on Terror al-Qaeda’s core leadership was annihilated by a cruise missile while celebrating a wedding with bin Laden in Abbottabad. However, the absence of al Qaeda’s core leaders seemed to make very little difference to anyone. Because these dilettantes, terror-philosophers, and wealthy Islamic philanthropists were not really at the core of the problem. It soon became clear that despite everything the problem was not that one-fifth of the world’s population represented by Muslims, but the other four-fifths, all in turmoil. In the slow collapse of authority, “pirate utopias” have multiplied around the world, remaining obscured to their counterparts. Transnational autonomous supply chains, clandestine militias and political organizations created to produce green energy and avoid hunger. This is the model we live in today: autonomous zones; and this seems to be the native form of political organization in the 21st century. But there is nothing temporary about it. It’s who we are now. There are historic relics of the old world, as there always are.

As always, there are historical relics of the old world. Officially, the United States still exists, along with NATO and the United Nations. But practically the world of the “West” has been broken into hundreds of balkanized “taifas”: “ontological anarchy” groups are intensely personal, heartfelt and tribal. This happened, but very few people know why it has happened. Except, perhaps, for small numbers of people in Milan who witnessed Wilson, the “poetic terrorist” well-known as Hakim Bey, listening his anarchic sermon of Pirates Utopia in Conchetta in 1997, preparing young hackers, militants and cyberpunks, to engineer a new Balkanization.

“STORIA VERA” is a project by ZERO and SLAM JAM