Alberto Nigro e Andrea Frateff-Gianni

In vista della nuova stagione di POP-UP abbiamo intervistato gli autori di Radio Popolare

Scritto da Corrado Beldì il 11 novembre 2016
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Sei anni di trasmissione radiofonica, non una qualsiasi ma un’idea un po’ pazza di portare la radio nei locali di Milano, prima in streaming su web e ora su Radio Popolare. Andrea Frateff-Gianni e Alberto Nigro sono amici di Zero da sempre (anche per lunghi incontri e tanti Martini alla Belle Aurore). In vista della nuova stagione di POP-UP li abbiamo intervistati.

ZERO: Come vi siete conosciuti voi due?
A.F.G. Ci siamo conosciuti per caso ai tempi del liceo, poi amici comuni ci hanno rimesso in contatto. All’epoca Alberto stava fondando Radio Attiva che era semplicemente una trasmissione di Poliradio, la radio del Politecnico di Milano, e cercava qualcuno che potesse fargli da spalla, un’altra voce insomma. Inizialmente eravamo in tre.
A.N. È tutto merito del desiderio di fare radio che ha convinto un amico comune a unire i pezzi del puzzle. Come si sa, la grinta è contagiosa e da sei anni cominciamo eterne giornate fatte d’incontri, riunioni e registrazioni tutte al grido di Dai Cazzo! La prima riunione di Radio Attiva invece è stata proprio qui, ai tavoli della Bella Aurore, eravamo circa 7 persone, chi autore, chi tecnico e chi speaker, tutti con gli stessi sogni.

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Posso abbreviare un po’ le vostre risposte?
A.N. Beh puoi anche scrivere tu le risposte, l’importante è che l’intervista sia figa.
A.F.G. D’altra parte mica ci possiamo ricordarci tutto…

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Avete l’aria di quelli che facevano la radio walkie-talkie in cameretta…
A.F.G. A dirti il vero io ho lavorato un sacco di anni in discoteca, più o meno da quando ne avevo 14, facevo il vocalist, ero il re dei pomeriggi delle discoteche minorili, poi ho continuato anche la sera tipo fino ai 27 anni e lavoravo in ambienti diametralmente opposti a quelli di Radio Popolare. Hai presente l’Hollywood, il Propaganda, il Casablanca, l’Old Fashion, l’Atlantique? Quel mondo lì insomma, che arrivato a un certo punto mi aveva provocato così tanta nausea che ho preferito mollare tutto e mettermi a fare il barman alla Belle Aurore. Non li sopportavo più quei cazzo di figli di papà, gli avrei staccato la testa, non reggevo più le ragazze naziste, detestavo i pr…
A.N. Sgamato. Si mio fratello aveva il vecchio Baracchino (N.d.R. il cb radiotrasmittente) con un’antenna che attaccavamo sul tetto della vecchia Volvo di mio padre. Durante i lunghi viaggi lo sport preferito era: infiliamoci nelle conversazioni fra camionisti e mettiamo zizzania… Insomma, la storia di Radio Attiva comincia con: “C’era una volta un uomo in coda in tangenziale…”.

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Quando arrivate, si crea subito un capannello di curiosi, vi capita di pescare nel mucchio?
A.F.G. I curiosi ci sono sempre effettivamente ed è molto divertente vedere le espressioni tra lo stupito e il divertito che fa la gente quando ci vede. Questa storia della radio dal vivo fatta come la facciamo noi, in mezzo alla gente, è vissuta ancora come una novità assoluta. Pescare nel mucchio non ricordo, non credo, tendiamo a evitare l’effetto “villaggio turistico”.
A.N. Pescare nel mucchio è la mia specialità.

Chi è il vostro modello di giornalismo?
A.F.G. Posso dirti che apprezzo molto il lavoro che fanno al Post, a Rivista Studio o a IL per esempio. Internazionale è ancora la migliore rivista che puoi trovare in edicola. Mi piaceva il Rolling Stone di Carlo Antonelli

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Infatti, ci ho scritto per sette anni, poi Lupi mi ha sollevato senza nemmeno farmi una telefonata… dicevi?
A.F.G. Per quanto riguarda la radio credo che Radio Popolare in quanto a giornalismo abbia ancora tanto da insegnare a chiunque. Certi programmi di Radio2 comunque li ascolto ancora volentieri.
A.N. Apprezzo il giornalismo basato sui fatti e non sulle opinioni. Nella mia esperienza ho avuto il piacere di conoscere il lavoro di Peter Gomez e Andrea Di Stefano, che hanno sicuramente lasciato il segno insieme a Paolo Mondani di Report. Vincono su tutti Un giorno da pecora su Radio1 e la rassegna stampa di Gianmarco Bachi la mattina su Radio Popolare che informa e fa ghignare al tempo stesso.

L’ospite è più pazzo che avete avuto in questi anni?
A.F.G. Il più pazzo secondo me è stato Max Papeschi, un’artista che ci ha portato in trasmissione Andrea Scarpa, che stava organizzando una mostra su Kim Jong-un. Un folle totale.

Beh, è il testimonial di Zero…
A.N. Papeschi vince su tutti. A seguire posso citare Gianni Miraglia, scrittore che ci raccontò di un crowdfunding in cui faceva tutto ciò che la gente gli chiedeva in cambio di una donazione. Mi ricordo di quando ha camminato scalzo sulla neve in Russia.

Un ospite che vi ha lasciati senza parole?
A.F.G. Ricordo che quando facevamo ancora la radio sul web all’università avevamo invitato Francesco Mandelli nel pieno del suo periodo “Soliti Idioti” e ho pensato: “cazzo, questo qui è davvero bravo”. Ma l’intervista più figa dell’anno è quella a Ivano Atzori, meglio conosciuto come Dumbo. Diciamo che è stata quasi come una seduta dallo psicologo.
A.N. Styng 253 quando ha interrotto l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, “Voi usate il writing, non lo sostenete. Faccia attenzione alle parole”.

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Un luogo dove vorreste tornare e uno dove non arriverete mai.
A.F.G. Io dico il Bar Basso, dove abbiamo fatto il nostro debutto in FM, un posto in cui tornare è sempre piacevole. Dove non arriveremo mai? Chi può dirlo. A me personalmente piacerebbe fare la radio dappertutto: dai centri sociali alle terrazze dagli appartamenti del centro ai mercati rionali, sopra il Duomo e a San Vittore.

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A.N. Diciamo che spero di non arrivare mai a San Vittore, mentre il luogo dove vorrei tornare è sul Birriciclo, la birreria a pedali, in giro per il centro di Milano con l’impianto di amplificazione che arrivava fino agli uffici di Palazzo Marino. Anche la sfilata dei carri al Milano Pride. Quest’anno non vorrei mancasse il nostro camper Westfalia, il nostro studio mobile marchio Volkswagen.

Una cosa da figli dei fiori, non sarete mica comunisti?
A.N. Diciamo che siamo un collettivo radiofonico, nel senso che il nostro progetto, che è nato come Radio Attiva ed continua a chiamarsi così, è fatto in modo partecipato e coinvolge molte persone.

Tipo chi?
A.F.G. Seriosound che fa il regista, Giovanni Aloisi che fa il fotografo, Marco Rigamonti che fa il dj e autore della sigla con la canzone di Celentano, Carlo Verzegnassi autore musicale, Marco Rossari scrittore, Federico Penzo videomaker, Marta Stella giornalista, Tracataiz trio comico, Federico Bernocchi di Radio2 e Andrea Scarpa de I Milanesi siamo noi e Peppe Mazzeo architetto, Matteo Demonte e Ciaj Rocchi illustratori e Giacomo Sargenti vignettista.


Ammazza quanti siete: sembrano i titoli di coda di un film. Dove andate a divertirvi di solito?

A.F.G. Io vado al mare appena posso, appena esce uno spiraglio di sole e il tempo lo consente fuggo via. D’inverno c’è la radio e mi diverto quasi tutte le settimane nei posti dove andiamo a trasmettere. Vado molto al cinema, all’Anteo o al Colosseo che sono i miei cinema preferiti. Non entro in una discoteca da 10 anni, odio i festival e gli aperitivi. Preferisco rimanere sul divano a leggere o ad ascoltare dischi o a farmi della nuova droga che mi ha fottuto il cervello ultimamente, le serie TV. Facevano eccezione solo le feste a Le Dictateur, davvero fighe, a metà tra Londra e New York, fare la radio da loro è stata in assoluto l’esperienza più pazzesca che abbiamo fatto, abbiamo messo la cassa sul ponteggio… ehm, dopo la radio sul Birriciclo, la radio in barca a vela, la radio sul Westfalia in movimento… insomma una delle più pazzesche.
A.N. Il mio obiettivo nella vita è divertirmi sempre e dovunque. Ci vuole un buon motivo per buttare una laurea in ingegneria chimica nel cesso. A Milano posso dire di essere stato il più assiduo frequentatore dei marciapiedi davanti ai locali. Ho cominciato a farlo quando vivevo a Barcellona e stavo per ore seduto sulle panchine delle Ramblas, poi a San Paolo nella rua Augusta. Amo bere birra e guardare la gente che passa. Per ovvie ragioni finisco con piacere al Birrificio di Lambrate o al Madama Hostel, ma confesso che Radio Attiva appaga la mia necessità di stare in mezzo alla gente.

Il cocktail da non perdere a Milano.
A.F.G. Il mio preferito è il Bloody Mary, da non perdere quello del Park Hyatt, quello del Basso ovviamente ma ultimamente ne ho bevuto uno straordinario anche in un posto dietro casa mia, in via Malpighi, in un posto che si chiama Eppol.
A.N. Mi piace quando le cose mi stupiscono, nel caso del cocktail vince il curaro, è servito con un fiore dell’Amazzonia che è utilizzato per preparare il curaro, il veleno preparato dagli indios. Lo servono al Nottingham Forest.

Bisognerà fare altre trasmissioni alcoliche come quella fatta con Zero durante la Design Week. Dai, diteci cosa vi piace di Milano.
A.F.G. Di Milano mi piace quasi tutto, in fondo è la mia città. Sono nato e cresciuto qui, vivo qui da sempre. Amo il Parco Sempione, i giardini di Porta Venezia, girare in bici per le vie aristocratiche del centro ma anche posti come la Fondazione Prada, l’Hangar Bicocca devo dire che hanno portato una bella aria nuova in città. Altra cosa che adoro sono le pasticcerie dove fare colazione. Sissi e Pavé su tutti.
A.N. Mi piace la dimensione di piccola cittadina mischiata alla grande internazionalità e avanguardia artistica e culturale. Rispetto alle grandi metropoli siamo minuscoli eppure siamo in grado di canalizzare l’attenzione del mondo intero. I miei luoghi preferiti sono storicamente il Castello e il Parco Sempione, ultimamente sono sempre più affascinato da Viale Monza, Via Padova, quella che in molti chiamano Nolo. Data la mia passione nel restare seduto a guardare le persone che passano, lì mi diverto particolarmente.

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Beh passa un sacco di gente.
A.N. Travoni, spacciatori, rissetta tra bande e hipster…
A.F.G. … e Latin Kings che picchiano gli hipster… è una zona quantomeno dinamica!

Si rimorchia facendo Radio Attiva?
A.F.G. Chiedilo alle nostre fidanzate.
A.N. L’ho sempre detto che dovrebbe entrare in politica….

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Faccio finta di credervi… sparate due o tre temi delle prossime trasmissioni.
A.F.G. Parleremo di gallerie d’arte indipendenti, di librerie indipendenti, di centri sociali…
Tutto indipendente?
A.N. Puoi mettere indy…
A.N. … oppure underground. Poi parleremo di cinema, di design, di stupefacenti…

Siete dei lettori accaniti di Zero, non finirete per rovinarvi la vista?
A.F.G. Io me la sono già rovinata, ma non per colpa di Zero.
A.N. Ne sarà valsa la pena, è il miglior modo per sapere cosa fare a Milano.

Il momento dello Zeppelin…
A.N. O dei Led Zeppelin…

Che cosa farete da grandi?
A.F.G. Ti do uno scoop. Siamo già grandi, ahimè.
A.N. Viaggerò per il mondo senza mai smettere di fare radio.