Julia Draganović

Da luglio 2019 l'Accademia Tedesca di Villa Massimo ha una nuova direttrice. Abbiamo colto al balzo l'occasione per intervistarla, parlando anche del futuro di una delle più importanti istituzioni culturali di Roma.

Julia Draganovic © Villa Massimo

Foto di Alberto Novelli

Data di nascita

24 gennaio 1963 (56 anni)

Luogo di residenza

Roma

Attività

Direttrice

Scritto da Nicola Gerundino il 26 agosto 2019
Aggiornato il 29 agosto 2019

Come ogni settembre, il bentornato dalle ferie agli eventi che contano ce lo dà Villa Massimo con Berlin-Rom Express – erede legittimo dell’Electric Campfire, per chi si fosse perso nel 2018 questo passaggio di consegne. Il comitato d’accoglienza quest’anno sarà composto JASS, Alva Noto, Florian Kupfer e Julia Draganović, nuova direttrice di una delle accademie straniere che maggiormente abbiamo imparato a conoscere e apprezzare in questi anni. Vincitrice di un bando, Julia Draganović si è insediata lo scorso luglio, prendendo il posto di Joachim Blüher. Abbiamo colto la palla al balzo per un’intervista di benvenuto, con domande sospese tra passato e futuro, cercando di capire cosa vedremo a Villa Massimo nei prossimi mesi.

L’Accademia Tedesca di Villa Massimo.

Iniziamo questa intervista dal percorso che l'ha portata a Villa Massimo. Quando e perché ha deciso di partecipare al bando per la nomina della nuova direzione?

In realtà avevo già partecipato un’altra volta, nel 2001, ma mi sa che all’epoca ero troppo “piccola”. Sapevo del lavoro di Villa Massimo sin dagli anni dell’università. Come il mio predecessore, mi sono candidata due volte, il che conferma che la perseveranza serve e vince.

Cosa, dell'Accademia, le suscitava interesse e passione?

L’opportunità di lavorare con artisti di massimo talento. E anche un po’ la nostalgia di tornare a vivere e lavorare in Italia.

Che cosa vuol dire per lei dirigere un istituto di cultura in un paese straniero? Come pensa debba essere il rapporto tra cultura del paese ospitante e quella del paese ospitato?

La mia idea è quella di una cultura allargata, un concetto che ha preso piede con il lavoro di Joseph Beuys e tuttora viene sviluppato da pensatori come Mary Jane Jacobs: per loro – e anche per me – i confini tra l’alta cultura e la vita quotidiana sono molto permeabili. In questo senso il paragone tra le culture è un paragone molto ampio, che riflette anche il modo in cui le persone vivono, lavorano, mangiano, dormono e si relazionano fra di loro. Di conseguenza, credo che lo scambio tra culture diverse sia molto efficace per la produzione di opere d’arte e di forte impatto per la vita personale di ciascuna persona che si espone. Mi auguro che il rapporto tra il paese ospitante e paese ospitato sia di reciproca ispirazione.

Quale, invece, pensa debba essere il rapporto tra un istituto e la città che lo ospita?

Una sorta di osmosi.

Quale sarà il rapporto con le altre istituzioni culturali estere qui a Roma?

Tra questi soggetti esiste già una rete e Villa Massimo ha tutta l’intenzione di contribuire al suo accrescimento, come ha sempre fatto. Credo che si creeranno delle fantastiche occasioni d’incontro fra artisti di grande qualità, ma non nascondo la sensazione che le persone invitate dalla Germania siano molto più curiose di incontrare degli italiani.

Cosa cercherà di proporre di nuovo a Villa Massimo?

La prima cosa che realizzeremo sarà il progetto di un nuovo luogo d’incontro, che in sociologia si chiama “il terzo luogo”: un luogo al di fuori dalla propria casa e posto di lavoro, che permetterà ai borsisti e allo staff di cucinare insieme e invitare degli ospiti. A me piace molto il lavoro di squadra, ho trovato un team molto abile qui e mi auguro di poter rivalutare le loro competenze.

Di cosa si stava occupando prima di partecipare al bando?

Sono arrivata a Villa Massimo partendo dalla direzione della Kunsthalle di Osnabrück, un centro d’arte contemporanea in un monastero sconsacrato nella Germania settentrionale. Andando più indietro nel tempo, temo che se mi mettessi a ripercorrere tutte le tappe della mia vita mi sentirei vecchissima e voi vi annoiereste da morire… Diciamo che tra le mie precedenti attività ricordo con particolare piacere le città di Modena, Bologna, Napoli, New York, Miami e Weimar.

Il suo è stato un percorso tutto dedicato all'arte contemporanea?

No, in realtà ho cominciato a studiare chimica, poi ho cambiato direzione studiando filosofia, pedagogia, letteratura tedesca e italiana e alla fine anche storia dell’arte. I miei interessi sono sempre rimasti variopinti: ho anche prodotto e organizzato spettacoli teatrali, curato concerti, lavorato con scrittori, prima di dedicarmi del tutto all’arte contemporanea dal 2003.

Cosa pensa del panorama italiano dell'arte contemporanea e che cambiamenti ha notato in questi anni?

Ho potuto testimoniare un’internazionalizzazione notevole. La scena dell’arte contemporanea in Italia, nonostante la mancanza di sostegni pubblici, mi sembra attiva, mobile, curiosa, sempre bene informata e aperta alle innovazioni.

E del panorama romano?

Seguo i movimenti del sistema dell’arte romana “delle montagne russe” da ormai più di 15 anni! Alcune gallerie e istituzioni riescono a far crescere la qualità e per fortuna spuntano sempre nuove curiosità.

Vedremo più arte contemporanea a Villa Massimo nei prossimi mesi?

Diciamo che abbiamo l’intenzione di aumentare il numero e la durata delle mostre all’interno della nostra galleria.

Quali sono le sue altre passioni?

Lo scoprirete incontrandomi in giro per la città e oltre.

Il prossimo settembre ci sarà un nuovo appuntamento con Berlin-Rom Express, un format nuovo per una tradizione più “datata” di Villa Massimo: quella di aprire una finestra sulla musica elettronica tedesca. Intanto, per curiosità, le chiedo quanto conosce di questo mondo musicale.

Ne sono molto affascinata, frequento i concerti quando e dove posso, ma non mi ritengo un’esperta.

Poi le chiedo se punterà al connubio tra musica e arti visive, che proprio in Germania ha uno dei suoi terreni più feritili.

Oltrepassare i confini tra le varie discipline è sempre stata per me una sfida intrapresa volentieri. Per esempio, fra i progetti che ho programmato per la Kunsthalle Osnabrück, vorrei nominare la “CELEBRATION FACTORY” di Filip Markiewicz, un artista veramente poliedrico che, oltre a essere un disegnatore dotatissimo, produce anche video, album ed è molto inserito nel mondo digitale.

Questo evento di settembre è stato uno dei più importanti nel costruire una relazione tra Villa Massimo, Roma e il suo pubblico. Lo vedremo confermato anche nei prossimi anni?

Certo.

Ultime due domande. Cosa ha pensato la prima volta che è entrata nell'edificio di Villa Massimo?

Francamente non ricordo perché ci sono entrata per la prima volta più di 10 anni fa. Quest’anno mi ricordo di aver aperto la porta personalmente e di averla lasciata aperta.

Ha già un desiderio, una voglia di realizzare qualcosa di particolare all'interno di questi spazi?

L’elenco dei desideri è lunghissimo e sono contentissima che si inizi l’anno accademico con le performance di Jasss, Alva Noto e Florian Kupfer. Di tutti gli altri non ne parliamo ancora per scaramanzia. Ma sarete fra i primi a saperlo.

Contenuto pubblicato su ZeroRoma - 2019-09-01