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La nuova Monitor: un salto dal Centro a San Lorenzo

Una delle gallerie simbolo di Roma aprirà la sua nuova sede il prossimo 4 marzo in via degli Aurunci, proprio di fronte piazza dell'Immacolata. Un'intervista per sapere cosa vedremo e conoscere dove si stanno muovendo le energie della città.

quartiere San Lorenzo

Scritto da Nicola Gerundino il 28 febbraio 2023
Aggiornato il 13 marzo 2023

Foto di Giorgio Benni

Luogo di residenza

Roma

Qualcosa si muove, perché non può non essere considerato un segno il fatto che una delle principali (e internazionali) gallerie di Roma abbia deciso di abbandonare l’ansa di corso Vittorio Emanuele che si allarga su via Sforza Cesarini; qualcosa invece rimane al suo posto – o cambia per non cambiare, per dirla in termini gattopardeschi – perché alla fine dei conti questa non è che una delle tante epifanie di una città perennemente disarticolata, con tante centralità che ruotano attorno a un Centro di nessuno.

Dopo dodici anni e due altre sedi aperte in Portogallo (Lisbona) e Abruzzo (Pereto), la galleria Monitor aprirà una nuova sede che affaccerà sulla piazza principale di San Lorenzo, quartiere che, come raccontato tempo addietro, sembra sempre di più incarnare e anticipare le prospettive di evoluzione (e involuzione) di Roma tutta. L’opening è fissato per il 4 marzo, con una collettiva che vedrà al centro la pittura (ormai marchio di fabbrica della Monitor) in un dialogo tra passato e presente. Abbiamo colto l’occasione per fare due chiacchiere con Paola Capata, direttrice e proprietaria della galleria.

 

Prima di parlare della nuova sede, mi piacerebbe fare un piccolo riassunto che riguardi gli altri due spazi. Partiamo dal più lontano, a Lisbona. Fino a poco tempo fa questa città era una delle nuova mete creative europee, è ancora così?

Monitor Lisbona ha aperto nel maggio 2017. Da allora sono cambiate molte cose, la città sta vivendo un vero e proprio boom nel settore immobiliare e sicuramente allo sguardo di un turista appare come una città ordinata, pulita e cosmopolita. In realtà è un luogo dalle forti contraddizioni ed esiste ancora un grande divario tra i vari ceti sociali che la abitano. Dalla mia esperienza, posso dire che il Portogallo è un paese che guarda ancora molto a se stesso – naturalmente, per certi versi, questo è un bene – e per questo dovrà presto aprirsi a linguaggi più internazionali, soprattutto per ciò che riguarda le arti visive. D’altra parte, il Portogallo è, insieme all’Italia, la nazione dove la galleria ha scelto di concentrarsi e investire, per cui, dopo cinque anni di attività, credo di poter affermare che Monitor è orgogliosamente parte della vita culturale portoghese. Ci sposteremo a breve in una sede più ampia, vicino la precedente, nell’area di Campo de Ourique. L’apertura è prevista per maggio, in concomitanza con Arco Lisboa.

Il secondo spazio, più vicino, è invece al confine con l'Abruzzo, a Pereto. Che dialogo è nato tra la galleria e un territorio praticamente circondato dalle montagne?

Monitor si è insidiata a Pereto nel 2019 e da allora ha sempre cercato di proporre circa 4/5 mostre l’anno, incluso l’appuntamento estivo con la Straperetana, ospitato in parte nei suoi spazi. Negli ultimi due anni la galleria ha dato molto spazio al territorio, esponendo sia artisti abruzzesi emergenti – per esempio, la mostra “The Blind Leading the Blind” curata da Lucia Cantò nel 2021 ha visto in mostra il gruppo pescarese Senza Bagno – sia artisti più storici, come la recente rilettura del lavoro di Lea Contestabile (2022). La prossima mostra, in programma per questa primavera, è la personale della giovane Daniela Darielli.

Queste due sedi hanno cambiato in qualche modo la visione alla base del quartier generale di Roma?

Sicuramente aver a che fare con due diverse realtà ha influito molto nello sviluppo del progetto che c’è dietro la galleria, che si è sempre voluta posizionare in una maniera diversa rispetto a ciò che la circonda. Monitor è uno spazio di ricerca, forse nel senso più sano del termine, e negli anni questo spirito non è mai cambiato: man mano che si procede nel percorso riesco a vederlo sempre più chiaramente. La risposta è quindi sì, le due sedi lontane da Roma hanno contribuito al cambiamento – non solo della sede fisica – della galleria.

Arriviamo quindi a parlare dei nuovi spazi. Quali sono le motivazioni che ti hanno portato ad abbandonare via Sforza Cesarini per catapultarti a San Lorenzo?

Sicuramente non economiche: il quartiere è in forte espansione e non è più il luogo a buon mercato che ci si può immaginare. La verità è che dopo dodici splendidi anni nel centro storico ne ho purtroppo vissuto anche il progressivo impoverimento a livello di contenuti, attività limitrofe, manutenzione generale. Naturalmente sarà sempre un luogo bellissimo e incantato, ma sentivo di aver bisogno di nuove energie e credo che San Lorenzo le contenga tutte.

Come sarà la nuova sede?

Solo leggermente più ampia della precedente, ma con un assetto architettonico completamente diverso e decisamente più dinamico. Il grande plus è l’osmosi tra interno ed esterno, dal momento che la galleria si affaccia sulla bellissima piazza dell’Immacolata, con una delle più belle chiese di stampo neoromanico della Capitale.

Il cambio di sede sarà anche un cambio nell'ideazione delle mostre e nel tipo di artisti rappresentati?

Credo che per gli artisti sarà entusiasmante lavorare in uno spazio e in un quartiere nuovo, ma non prevedo modifiche nel programma, se non quelle dovute al naturale sviluppo delle cose.

Cosa proporrà la mostra d'inaugurazione?

Sarà una mostra molto particolare, pensata come un piccolo inchino alla città di Roma e al suo passato, ma anche, per me, una sorta di statement che guarda e conferma il lavoro fatto negli ultimi anni. È stata curata da Gianni e Giuseppe Garrera, con cui è davvero stato un onore collaborare.

Monitor ha fatto molto parlare la pittura negli ultimi anni. È un indirizzo che manterrete anche per questa nuova sede?

Concentrarsi sulla pittura è stata una scelta ponderata sin dagli inizi, quindi oramai quasi dieci anni fa, nel 2014. Si è scelto di lavorare sulla figurazione in un momento in cui la pittura figurativa non aveva raggiunto la popolarità odierna. Oggi Monitor può contare su un gruppo di eccellenti pittori, destinato a crescere nel tempo.

Tornando a parlare di spazi e città, la sede di via Sforza Cesarini era all'interno di un agglomerato urbano/identitario che solitamente viene definito come "Centro". La nuova sede invece è in un quartiere vero e proprio, con un'identità più forte e definita. È un aspetto che ti preoccupa o affascina?

Mi affascina moltissimo e spero veramente che la galleria riesca a dialogare con una coscienza identitaria così forte. Alcune settimane fa abbiamo dovuto aprire le finestre per dipingerne gli interni (finestre chiuse da circa tre anni) e la piazza ha risposto con un applauso. Mi è sembrato di buon auspicio!

Nel quartiere i vicini appartenenti al contemporaneo non mancano. Con chi avete già “stretto amicizia” e immaginate di collaborare?

La vicinanza con i colleghi delle gallerie Matèria , Gilda Lavia e, naturalmente, della storica Fondazione Cerere – per citare le realtà con le quali siamo già in contatto – sarà di sicuro uno stimolo per progetti futuri, che definiremo naturalmente nel tempo.

Abbiamo parlato di quartiere, chiudiamo con una visione d'assieme. Che città è la Roma del 2023 da un punto di vista del contemporaneo? Cosa c'è, cosa manca, cosa ci sarà e cosa dobbiamo sperare che non accada?

Una domanda difficile questa. Comincio dalla fine. Intanto, come tutti, auspico una ripresa da parte delle istituzioni della cura di quella che è una città con un potenziale immenso, ma ancora inespresso, e di una manutenzione che fa acqua da tutte le parti, dalle periferie al centro città. Per ciò che riguarda il contemporaneo: ci sono più gallerie di dieci anni fa. I due musei – nazionale e comunale – lavorano, la Quadriennale lavora. Stiamo tutti lavorando e perseguendo degli obiettivi. Più che sperare che qualcosa non accada, sono del parere che dobbiamo sperare che accada invece il più possibile, in senso positivo e di crescita.