Panoram

In uscita con un nuovo ep, The Question, live da Städlin il 18 otttobre, abbiamo intervistato Panoram, compositore di musiche da tastiera.

Scritto da Nicola Gerundino il 12 ottobre 2017
Aggiornato il 19 ottobre 2017

Luogo di nascita

Roma

Luogo di residenza

Roma

Attività

Musicista

Ogni volta che ho visto un suo live sono sempre uscito dalla sala con addosso la sensazione di aver visto qualcosa di bello: di aver sbirciato uno scorcio da una piccola fessura, cogliendone un qualche dettaglio, piuttosto che di aver visto un paesaggio accecante da una grande vetrata. Panoram è uno dei produttori più interessanti di Roma: versante elettronico, ma lontano dal dance floor. Da poco è uscito con un nuovo ep, The Question, per la sua etichetta Wandering Eye e il prossimo 18 ottobre lo presenterà live da Städlin con una nuova formazione a tre. Ce n’era abbastanza per intervistarlo.

Un post condiviso da Panoram (@_panoram_) in data:

ZERO: Immagino che avrai ascoltato un sacco di musica da sempre. Ti chiedo allora se c’è un disco che più di tutti ti ha legato a questo mondo, un disco per cui la musica non è stata più un semplice sottofondo.
Panoram: Ho iniziato ascoltando molta musica a casa, tramite mio padre che è un patito degli Stones, di Dylan etc. Il mio background è quello. Poi, per fatti miei, ho ascoltato parecchia roba elettronica, diciamo dai 13 anni in su. Il primo album con il quale sono andato in fissa è stato Selected Ambient Works di Aphex Twin. Lo ascoltavo in cuffia ovunque. Ricordo che quando mi si ruppe uno dei due auricolari del lettore cd, lo ascoltai solo con l’altro per una settimana, a letto, per addormentarmi.

Un disco che invece ti ha legato al mondo dell’elettronica?
In realtà, anche se ne ho ascoltata parecchia, non mi sento legato al mondo dell’elettronica. Però se devo dirti un disco… The Quest di Drexciya.
https://www.youtube.com/watch?v=ahQ9_ByRGTM

Dove compravi i dischi a Roma nei primi tempi?
Da Revolver a Viale Marconi.

Dove li compri ora?
Compro dischi veramente di rado, capita ogni tanto, ma non c’è un negozio in particolare.

Qui a Roma ci sono stati club o serate che ti hanno “formato”? Se sì, quali?
Guarda, credo che quella dello Zoobar durante gli anni del liceo sia stata una situazione che da un certo punto di vista ha avuto un senso formativo. Poi però, da quando ho iniziato a fare musica mia, ho sempre seguito i singoli artisti che di volta in volta capitavano a Roma, sempre in situazioni diverse.

Stessa domanda, ma per gli artisti.
Marco Passarani, Francesco De Bellis, Mario Pierro, Lorenzo Ceccotti, Enrico D’Elia.

Ti ricordi il primo brano che hai scritto?
Avrò avuto 14 o 15 anni e avevo scaricato Jeskola Buzz, un tracker per pc che avevo conosciuto – assieme a tutte le altre cose più importanti per la mia formazione come artista – grazie al mio amico Lorenzo Ceccotti. Mi ricordo che stavo vedendo un film con mia madre e in sottofondo continuavo a a mischiare queste tre o quattro linee di sinusoidi creando forse una delle paste sonore più indigeste che abbia mai ascoltato. Mia madre continuava a seguire il film senza dirmi nulla. Questo dimostra quanto lei sia stata di aiuto e supporto durante i primi anni di esperimenti in cui ho veramente rotto il cazzo (e le orecchie) a tutto il palazzo. Dentro al programma potevi caricare alcuni synth virtuali e mi sembra che quella cosa la stessi facendo con uno che, casualmente, si chiamava Primifun.

Jeskola Buzz.
Jeskola Buzz.

Che strumenti utilizzi ora?
Tutto quello che ha una tastiera ed è a portata di mano. Dipende un po’ da dove mi trovo. Ora sto cercando di utilizzare poche cose alla volta per avere al massimo 4 o 5 suoni durante un pezzo.

Sei appassionato – e collezionista – di synth o ti limiti a quelli che servono per scrivere la tua musica?
Ho qualche synth, ma non sono né un collezionista né uno particolarmente fissato.

Il synth a cui sei più legato?
Korg MS-20. È proprio una sorta di rapporto uomo/donna (bello).

Quello senza il quale non potresti suonare?
L’oggetto imprescindibile non è un synth in studio, bensì il mio mousepad a forma di tappeto persiano.

Quello dei desideri, che vorresti prima o poi acquistare e suonare?
Un Wasp.

A Roma hai iniziato a esibirti live o come dj?
Ho sempre suonato live, tranne la primissima volta, quando ho messo della musica prima di Mira Calix al Macro.

Hai sempre suonato da solo o sei stato anche in qualche formazione?
Avevo iniziato a prendere seriamente ‘sta cosa della musica con un mio amico. Eravamo una sorta di duo electro: ci chiamavamo Standard. Poi, un giorno, lui mi scrive che dobbiamo parlare del progetto. Lo chiamo al telefono e mi spiega che non possiamo continuare perché doveva fare tutto lui e io facevo cacare.

Ti chiedo cosa apprezzi di più e cosa di meno di questi due modi di stare su un palco.
Che domanda difficile… Per quello che mi riguarda, posso dirti che non seguo tanto la musica che esce e non so “mettere dischi”. Se lo sapessi fare non avrei nulla in contrario, ma non ho proprio l’impostazione da dj. La mia “collezione” di dischi fa ridere i polli. Se vai a vedere uno che produce penso sia sempre più interessante andarsi a vedere un suo live che non un dj set. Un dj set è più per chi approccia il discorso della selezione come attività principale.

Come nasce il nome Panoram?
Cercavo una cosa che suonasse italiana e che comunicasse l’approccio “per visioni” che uso quando scrivo.

Mi piacerebbe avere il tuo racconto su alcune uscite discografiche: i suoni, l’ispirazione, gli strumenti utilizzati. Partirei da Everyone Is A Door su Firecracker, un’etichetta che praticamente sceglie di fare uscire un solo artista all’anno. Come sono arrivati a te?
Lindsay (Lindsay Todd, il boss della Firecracker, nda) mi scrisse una mail per chiedermi se volevo fare un disco per lui. il disco non andò proprio benissimo, ma a fine anno ci trovammo primi come miglior release in vinile nella chart stilata da The Vinyl Factory. I 49 dischi finiti dietro erano tutte cose strafiche, ma loro si erano innamorati dell’album perché non ricordava niente e aveva una sua forte identità. Fummo molto contenti. Quel disco è venuto fuori in maniera abbastanza naturale, lo scambio di idee con Lindsay era sempre piacevole. Lui all’inizio voleva qualcosa che si avvicinasse un po’ al mondo sonoro di Firecracker. Perse ogni speranza dopo poco. Essendo praticamente il loro primo disco “non dance”, mancò molto il supporto dei fan dell’etichetta e questo è stato veramente un rammarico. Se uscisse oggi, sempre su Firecracker, avrebbe molto più riscontro. Discograficamente parlando forse è stata una scelta strana, ma alla fine penso abbia avuto il suo senso. Poi dentro c’è un pezzo al quale sono legato particolarmente che è The Pacific Command.

Background Story. Qui c’è anche da raccontare la nascita della tua etichetta, la Wandering Eye.
Sì, il disco doveva uscire su Scenario, un’etichetta che stavamo facendo col mio amico Andrea Zanot. I tempi però si erano allungati enormemente perché lavorare con me può essere difficile. Io ad Andrea voglio troppo bene, ma forse non eravamo troppo fatti l’uno per l’altro per lavorare su una cosa così. Quindi la Wandering Eye nasce un po’ per la voglia di buttare fuori quel disco senza aspettare ulteriormente. Poi mi sono deciso a non farla finire là e ho sposato l’idea di avere un’etichetta dove poter far uscire roba che mi piacesse, più qualche mia release. Il disco ha un un’impostazione un pochino meno sperimentale di Everyone Is A Door. Ci sono pezzi più “quadrati” con strutture più classiche.

A Doom With A View
Con Jeremy dell’etichetta Origin Peoples eravamo in contatto da un po’ di tempo. Io seguivo i suoi podcast che erano molto ricercati e quando mi ha chiesto di collaborare in qualche modo ho accettato. L’idea di produrre una cassetta è legata alla volontà di fare una roba senza tracklist: un’ora di musica non stop. È stato divertente creare questo trip senza interruzioni!

Arriviamo a The Question, uscito quest’anno.
Era una vita che non usciva qualcosa di mio su vinile. Mi sono chiuso un paio di mesi ed è venuto fuori questo ep. Nel complesso mi piace il fatto che sia una release corta: le cinque tracce si parlano l’una con l’altra, credo. È stato uno dei dischi sui quali ho avuto una visione d’insieme molto precisa sin da subito.

Un punto di continuità e uno di discontinuità rispetto alle altre tue uscite?
Mah… Il “mondo sonoro” è sempre un po’ quello delle altre uscite, mi interessava però fare delle incursioni dentro ad alcuni generi – che parolaccia! – e ricavarne delle versioni “Panoramizzate”, a volte aggiungendo serietà, a volte aggiungendo roba ridicola/paradossale.

La copertina di "The Question" firmata da Ben Zank.
La copertina di “The Question” firmata da Ben Zank.

La copertina dell’ep è molto bella, chi l’ha realizzata?
Un artista di New York che si chiama Ben Zank. Alcuni suoi scatti si parlano molto con quello che ho fatto. Ho scelto quella foto perché, al di là di quel gusto un po’”moda/new hippie/hypsteraggio”, ha una potenza che la rende senza tempo, secondo me.

Se la copertina di The Question è bella, il video del brano omonimo è assurdo. Come e quando è nato?
È un’idea che ho avuto finendo il pezzo. Il video lo abbiamo tirato su io e l’artista visuale aiaeei, mettendoci a vedere ore di interviste. L’aiuto al montaggio del mio amico Matt Barthon è stato molto importante. Avevo già collaborato con lui per dei visual e qui ci ha guidati in alcuni punti per dare un minimo di senso al tutto.

Dopo averlo visto ho pensato subito di chiederti se guardi molta tv e che tipo di programmi.
Essendo nato negli anni 80 di tv ne ho vista veramente tanta, ma è da parecchio che non ne ho una in casa, per cui scatta quella cosa che appena ne vedi una ti ci pianti davanti e non vorresti mai staccarti. Mi è piaciuto molto guardare Temptation Island un paio di anni fa ed ero un appassionato della serie Commesse quando ero piccolo. Poi c’erano I Robinson, che mi ricordo avevano un effetto panacea quando ero adolescente: era una sorta di assoluzione che arrivava ogni giorno alle sette, prima di cena. Ti faceva pensare che tutto si sarebbe risolto e che la vita era una bella cosa. Poi il fatto che il protagonista, Bill Cosby, si sia svelato uno stupratore seriale la dice lunga su come funzionano le cose. Infatti vedi anche come Lynch sia una persona positiva, mentre Miyazaki è po’ un depresso. Nulla è come sembra e questo lo trovo rassicurante.

Da quanto ho letto, il live con cui presenterai The Question ti vedrà affiancato da altri musicisti. Come mai questa scelta?
Perché da solo non riesco a portare dal vivo quello che c’è nei dischi. In tre è molto più semplice e sopratutto divertente. Poi con David ed Enrico è scattata una buona alchimia da subito. Ora vediamo un po’ come si evolve la cosa.

Dopo Städlin dove porterai il live?
Dovremmo avere qualche data in Italia e poi andiamo a Londra da Rye Wax, un negozio di dischi a Peckham che organizza anche concerti.

Ti capita di suonare più in Italia o all’estero?
Ultimamente poco ovunque, ma in generale più fuori che da noi.

Che ne pensi della situazione attuale di Roma per l’elettronica, dai club alle serate agli artisti che la popolano.
Non la seguo molto, in tutta sincerità. Alcuni aspetti che riguardano club e serate sono abbastanza paradossali, ma è un discorso troppo lungo.

Hai già nel cassetto nuovi brani per un’altra uscita?
Sì, sto lavorando a una nuova uscita. Ho un po’ di materiale pronto, ma devo capire una attimo quale sara’ il “senso” del disco.

Hai in cantiere anche qualche collaborazione?
Ho lavorato sul nuovo disco di Amen Dunes che uscirà – credo a breve – sul’etichetta di New York Sacred Bones – la stessa di Moon Duo, David Lynch, John Carpenter, Blanck Mass etc. Ho altre cose programmate in futuro sempre con lui, forse sul prossimo disco.

Cinque dischi che stai ascoltando tantissimo in questo 2017?
Vladimir Horowitz – Horowitz at Home
Bowery Electric – Beat
Antonio Carlos Jobim – Stone Flowe
Tommy Guerrero – The Endless Road
la colonna sonora de Il secondo tragico Fantozzi.

Con quest’ultima risposta mi fai un’assist per un’altra domanda. Qualche giorno fa sono andato a curiosare sulla tua pagina Facebook e tra gli ultimi post ho trovato sgombri, Jurassic Park, Beck, Franco Bracardi: mettili in ordine di preferenza, motivando la scelta.
Sgombro: è molto buono, affumicato particolarmente buono.
Franco Bracardi: è un mito.
Jurassic Park: quando piove penso sempre alla scena del ciccione.
Beck: è un mito.