Mazzo è morto, lunga vita a Mazzo! Ebbene sì, Mazzo è resuscitato e non poteva che reincarnarsi in luogo che si presentava al mondo come Cappella dei Miracoli. Tutto vero. A San Lorenzo, camminando per via degli Equi, fino a qualche mese fa ci si poteva imbattere in questo luogo di culto sui generis e per pochi intimi. Prima ancora della consacrazione però, qui c’era un alimentari dove si sfornava addirittura il pane (da moltiplicare con i pesci).
Nelle mani di Francesca Barreca e Marco Baccanelli (aka The Fooders) quel vecchio forno si è trasformato in caveau per i vini e il resto delle mura è diventato la nuova sede di Mazzo che, dopo la chiusura della prima sede di Centocelle, due anni di pandemia e la fortunata avventura di Legs, quasi temevamo di non vedere più tra noi comuni mortali. Invece il miracolo c’è stato e siamo di nuovo qui a goderne.
Il nuovo Mazzo si divide in due aree, l’ingresso è una piccola enoteca, dove ci si può soffermare per un bicchiere e qualche sfizio da in una vetrinetta che si trova di fianco al bancone. Poche sedute, giusto per scaldarsi in vista per la cena o per una bevuta veloce. La sala grande è un vero gioiello: ampia, minimale e spaziosa, con tre dettagli che rendono questo posto unico: una consolle – e relativa libreria – dedicata all’ascolto musicale su vinile, con ospiti in rotazione che di tanto in tanto sonorizzano le cene; una cantina a vista, proprio di fianco la consolle, che va qualche metro sottoterra e custodisce tutta la carta dei vini del ristorante; la cucina a vista incorniciata da un oblò gigante, che permette di “spiare” tutto quello che succede ai fornelli.
Sui piatti c’è poco da dire: tutta la maestria di Marco e Francesca mostrata già in quel di Centocelle è confermata in toto, anzi, i nostri si superati nel reinterpretare in versione “post” tanti classici della tradizione, dai crudi agli stracotti, dai primi ai fritti. True and raw, proprio come i disegni di Alberto Panegos che si ritrovano sparsi un po’ ovunque (sì, anche al bagno).