Morgante Cocktail&Soul

Zero qui: Si nasconde sui Navigli

Contatti

Morgante Cocktail&Soul Vicolo dei Lavandai, 2/A
Milano

Orari

  • lunedi chiuso
  • martedi 19:30–02
  • mercoledi 19:30–02
  • giovedi 19:30–02
  • venerdi 19:30–02
  • sabato 19:30–02
  • domenica 19:30–02

Si prega di verificare sempre
l'attendibilità delle informazioni fornite.

Prezzo

Scritto da Simone Muzza il 19 luglio 2017
Aggiornato il 3 settembre 2018

Morgante ha aperto durante la Milano Design Week 2016 come bar segreto in collaborazione con noi di Zero. Detto che l’esperimento è stato molto divertente e che Morgante non è (purtroppo) un bar di nostra proprietà, dopo averlo vissuto e raccontato soprattutto come cocktail bar siamo passati una sera a vedere la nuova sala ristorante – dopo un solo anno infatti il locale si è allargato – e provare la cucina.
Per arrivarci basta entrare da Vicolo dei Lavandai, l’angolo più bello del Naviglio dedicato ai lavandee e rimasto praticamente immutato dalla fine dell’Ottocento, con tanto di sentiero sterrato, fossett e stalli di pietra dove si strofinavano i panni; insomma Morgante è nascosto quanto basta per non essere soggetto alle invasioni barbariche che, specie nel week end, prendono di mira questa zona della città.

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L’ingresso è sempre una meraviglia: dietro il portone vi aspetta un bellissimo giardino profumato con qualche seduta per chi preferisce stare all’aperto a fumare, pomiciare e ovviamente bere. L’interno – una volta qui c’era una galleria d’arte e alle vernici si ballava tango – invece è piuttosto notturno, molto simile a un club, e impreziosito dalle atmosfere dell’artista Pino Pipoli e dall’accoglienza discreta del padrone di casa Gianfranco Morgante. Più luminosa – grazie alle vetrate che danno sul vicolo – e molto elegante la sala dedicata alla ristorazione, tutta sui toni del blu e del grigio.

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Ci accomodiamo a studiare il menu, chiaro e minimale quanto basta, soffermandoci parecchio sugli abbinamenti di food pairing tra la cucina e il bar: per ogni piatto è suggerito un drink di accompagnamento, sempre che non preferiate cenare a vino o ad acqua ovviamente. Il personale, che si rivelerà gentile e premuroso per tutta la sera anche coi tavoli di stranieri di fianco al nostro, ci dà un paio di dritte, anche se io ho già deciso: sceglierò in base al drink e non al piatto. Per cui parto con un Trocadero (Hendrick’s Gin, liquore ai fiori di sambuco, sherbert di arancia, spremuta di lime, Angostura, origano) abbinato a Il Naufragio, raviolone di crostacei e polpo con guazzetto di pomodoro alla mediterranea: al di là della combinazione tra le due ricette, davvero azzeccata, il raviolone (che poi in realtà sono due e belli grossi) è un piatto eccezionale, sicuramente al di sopra delle mie aspettative. Mia moglie invece, che non beve molto, sceglie prima il cibo: Al Verde, una parmigiana di melanzane con zucchine ripiene e burrata, servita con un Profumo di Donna (Tanqueray infuso al lemongrass, chartreuse verde, tè verde, sciroppo di lavanda, Brancamenta, soda). Non appena si è distratta col telefono li ho assaggiati entrambi, e non erano certo inferiori ai miei.

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Inversamente gnocco (proprio lui, quello in foto qui sopra): gnocco pastellato con formaggio, pesto di scarola, acciuga, noci e salvia fritta è una portata potente quanto delicata. L’ha presa mia moglie senza pairing, perché non beve molto (ve l’ho già detto?). Io ho continuato il mio gioco: Small Batch Pepperoni (Johnnie Walker Rye Finish, Antica Formula infusa al peperone e pimento, Vida mezcal, spremuta di lime, zucchero grezzo, Pimento Bitter) è un cocktail per bevitori seri, abbinato al Rapput, sgombro confit con patate alla soya, yogurt greco e peperone al vermouth. Raramente ho mangiato uno sgombro così buono, anzi a pensarci bene mai. Finiamo con un ottimo Tiramisu perché mia moglie è golosa, l’ha mangiato tutto lei mentre parlavo col padrone di casa che ha insistito per offrirmi un whisky giappponese.

Capitolo prezzi: piatti € 12-24; drink € 10-18; in due abbiamo speso 112 € (quattro piatti, tre cocktail, un dolce e un’acqua). Usciamo pieni ma non gonfi, soddisfatti e anche contenti che il Morgante abbia fatto così tanta strada in così pochi mesi. Bravi, continuate così.

Simone Muzza