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Blocco delle auto: benvenuti nel futuro di Milano?

Le quattro ruote non sono un mezzo compatibile con la vita cittadina

Scritto da Simone Muzza il 31 gennaio 2020
Aggiornato il 19 aprile 2021

Foto di Marco Trovò

L’aria di Milano e di tutta la Pianura Padana fa schifo, d’inverno come d’estate: ci si ammala, si muore. Sono dati scientifici facilmente reperibili online, li avevamo pubblicati in occasione del nostro articolo sull’apertura di AREA B, un esperimento ancora troppo timido per migliorare il benessere dei cittadini.
Le automobili non sono l’unico fattore che concorre alla malaria delle nostre città, sono responsabili anche le caldaie, le stufe a legna, i cantieri e il consumo di suolo, le industrie, persino le sigarette con sommo divertimento di Beppe Sala: a seconda del tipo di inquinante in proporzioni diverse, ma comunque decisive. In questo articolo ci soffermeremo sulle quattro ruote, in virtù del blocco di questa domenica 2 febbraio: un’iniziativa del tutto inutile oggi per oggi, ma molto interessante come esperimento sociale per rendersi conto di come le macchine a combustione interna (ma ci sono forti perplessità anche sull’elettrico) non sono un mezzo compatibile con la vita cittadina.

Ci sono altri motivi, oltre all’inquinamento e dunque ai morti che causa, per chiudere le grandi città al traffico privato delle auto: a cominciare dal numero di pedoni e ciclisti che vengono uccisi ogni giorno sulle nostre strade

Ci sono altri motivi, oltre all’inquinamento e dunque ai morti che causa, per chiudere le grandi città al traffico privato delle auto: a cominciare dal numero di pedoni e ciclisti che vengono uccisi ogni giorno sulle nostre strade, per continuare con l’impatto urbano (il famoso diritto a parcheggiare: ma perché? Cominciamo a trasformare tutti i parcheggi sulla strada in piste ciclabili e marciapiedi larghi), e ancora il rallentamento dei mezzi pubblici e di servizio (ambulanze, polizia, taxi, car sharing, eccetera), oltre all’inquinamento acustico. Tutti problemi che hanno anche le auto elettriche, salvo quest’ultimo, col paradosso tra l’altro che la silenziosità di questi motori causa parecchi incidenti.
In tutte le zone chiuse al traffico, le città si sono ritrasformate in quello che sono sempre state prima del dominio automobilistico: luoghi di socialità, dove conoscere persone, fermarsi a parlare o giocare in piazza, fare acquisti, entrare nei bar e magari anche ubriacarsi, ché tanto non si guida, passeggiare senza il rischio di essere investiti e di respirare merda.

Si stava peggio quando si stava meglio © www.ciclobby.it

Un’utopia? Assolutamente no: bisogna crederci e progettare bene in maniera tale che i disagi per tutti i cittadini siano inferiori ai benefici. In questi anni è aumentato a dismisura il numero di persone che hanno rinunciato all’auto (una cosa impensabile, ricordiamolo, fuori dalle grande città per mancanza di alternative credibili): ma non basta, ci vogliono iniziative che vengono dall’alto.
A cominciare dal Comune, che dietro la retorica da comunicazione social – grattacieli green! capodanno green! e poi giù di consumo di suolo, aumento dei biglietti ATM, occhiolini a Inter e Milan per demolire San Siro, corridoi per le auto private per raggiungere lo stadio anche nell’unica domenica di blocco istituita (per non parlare della rinuncia al Car Free Day durante Bike City dello scorso settembre perché “la moda non si ferma”), Olimpiadi Invernali e altre azioni che di verde hanno solo il green washing – dovrebbe e potrebbe fare molto di più, considerando anche le deleghe ambientali di Sala e la sua recente dichiarazione: “Se mi ricandido la bandiera dell’ambientalismo la porterò avanti io”. Sicuro? Benissimo, e allora ecco qualche suggerimento gratis per te, caro Beppe: 1) chiusura di AREA C al traffico privato non residente 2) biglietto di ingresso in AREA B, almeno 10 €, fatti salvi i divieti esistenti 3) mezzi pubblici gratuiti ai cittadini di Milano e provincia che rinunciano all’auto. Questo solo per iniziare, l’obiettivo sarebbe no auto in tutta la città entro il 2030, altro che no diesel.

L’obiettivo sarebbe no auto in tutta la città entro il 2030, altro che no diesel

Quanto alla regione: siamo indietro anni luce, persino rispetto al Comune. Iniziative come il Move In, ovvero quel dispositivo che permette di circolare ai veicoli già banditi dal Comune di Milano, fanno capire quanto poco importino ai piani alti del grattacielo-non-sostenibile queste tematiche. Sarebbe naturalmente urgente potenziare o almeno rendere credibili i treni regionali, tanto per iniziare; allungare le metropolitane in ogni direzione, costringere con incentivi paurosi i move-in-izzati a cambiare il mezzo privato o di lavoro; favorire una mobilità sostenibile con sconti e agevolazioni a chi lascia l’auto alle stazioni di interscambio, quando non in garage.

Trova l’intruso © Angelo Amboldi

Quanto a noi cittadini: possiamo fare molto più di quello che facciamo e che crediamo. Usare l’auto solo se è davvero l’unico modo ragionevole di raggiungere un luogo tanto per cominciare; smetterla di farsi arrivare qualsiasi cosa a casa coi furgoncini dello shopping online; convincere chi non l’ha ancora capito che in città accendiamo l’auto per fare 5 chilometri in mezz’ora, una distanza che pedalando con tranquillità potremmo percorrere facilmente in 15 minuti. Provare questa domenica per credere, ma occhio al corridoio per San Siro!