La guida di Zero ai migliori festival di luglio in Italia

Cura e ricerca della line up, location suggestive, prezzi accessibili: i migliori festival italiani di luglio secondo Zero

Foto di Giulia Razzauti

Scritto da Chiara Colli il 29 giugno 2017
Aggiornato il 15 settembre 2018

Se anche per voi “estate” fa rima con “festival” siete sulla pagina giusta. Anche perché iniziamo subito con una buona notizia: anche quest’anno, per fare una vacanza con un bel festival non c’è bisogno che guardiate (almeno, non per forza) alla Francia, all’Inghilterra o alla Croazia. La strada tutta italiana ai festival estivi, nei casi più virtuosi (e a luglio ce ne sono almeno dieci) comprende sempre di più cura e ricerca della line up, location suggestive, prezzi accessibili e talvolta anche attenzione alle nuove tecnologie. E allora complimenti ai più o meno giovani NeXTones, VIVA!, Polifonic, Ortigia Sound System e Siren Festival, e alle ormai “vecchie” conoscenze come Locus, Lars Rock Fest, Gaeta Jazz Festival, MusicalZOO, Chamoisic e Unaltrofestival. Di seguito e in ordine rigorosamente cronologico trovate i migliori festival di luglio in lungo e largo per lo Stivale. Ci ritroviamo qui a fine luglio per i migliori appuntamenti di agosto!

VIVA! (VALLE D’ITRIA, DAL 4 ALL’8 LUGLIO)

VIVA
Il progressivo allargarsi del raggio d’azione di Club To Club è a tratti esaltante, in maniera – verrebbe da dire – inversamente proporzionale ai controversi sviluppi politici nei quali è impantanato il Bel Paese e, più prosaicamente, ai desolanti risultati della nazionale italiana di calcio, che quest’anno guarda i Mondiali dal divano di casa. Con epicentro nella motorcity sabauda, C2C ha dapprima cementificato un ponte in direzione Milano (con una serie di eventi sempre attenti a quello che avviene nel panorama elettronico internazionale), poi ha creato VIVA Festival, spin-of estivo in un angolo di Puglia di rara bellezza e altresì defilato rispetto a mete balneari più conosciute. Va da sé, dunque, che VIVA! – un’esclamazione? un imperativo? entrambi! – non possa che finire in questa lista con gli appuntamenti più interessanti dell’estate: più o meno a un’ora da Bari, nello scenario da cartolina della Valle d’Itria, scenderanno in campo top player dell’avant-pop e del clubbing “arty”. Dai fantasisti Arca o Jamie XX (diventati in qualche modo icone del festival), a nomi tra i più chiacchierati del neo soul come Sampha e gli Equinoxx (tra gli alfieri del sound giamaicano del futuro), passando per big come l’inossidabile Goldie (che proporrà uno speciale Blue Note Set) ad outsider di estrazione darkwave come gli Iceage. Curiosità anche per il groove vulcanico dei nostrani Nu Guinea e per le stratificazioni vocali di Káryyn, già adocchiata da Björk e Marina Abramović. Da FIFA a VIVA: per esorcizzare l’esclusione dal torneo pallonaro, questa edizione è stata ribattezzata “Italia ’18”. Un’annata nel quale non alzeremo nessuna coppa al cielo, ma potremmo goderci lo skyline mozzafiato di Alberobello o Ostuni, di Locorotondo o del Parco Archeologico di Egnazia. Magari sostituendo il remix dei White Stripes coi cori da stadio per le hit partenopee di Liberato, ultima “sorpresa” annunciata dal festival, reduce dai concerti trionfali di Napoli e Milano nonché dalla partecipazione al Sonar di Barcellona. Agli Azzurri andrà meglio tra due anni agli Europei?

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LARS ROCK FEST (CHIUSI, DAL 6 ALL’8 LUGLIO)

LARS - rock
Deve esserci un momento nella vita di un festival (un po’ come in quella di tutti noi) in cui nella stanza dei bottoni ci si chiede se “diventare grandi” scendendo a qualche compromesso per piacere a più persone possibili o se diventare grandi restando “piccoli” e magari addirittura coerenti con gli spesso utopici obiettivi iniziali. In Italia abbiamo un buon numero di festival con un progetto, un’idea, un concept sviluppato con più o meno coerenza a seconda delle edizioni, ma certamente il caso del Lars Rock è tra quelli esemplari nel dimostrare come si possa crescere senza sacrificare la qualità e la vocazione artistica con cui si è nati o la volontà di essere un’esperienza vivibile per tutti, che valorizzi il territorio in maniera costruttiva e non come una grande sagra di paese uguale (o peggiore) di anno in anno. Nel caso di un festival come questo di Chiusi, nel cuore della Val di Chiana, si potrebbe vincere facile puntando tutto sul cibo locale, sulle numerose bellezze storico/artistico/naturali della zona e sulla collocazione strategica nel mezzo di una delle aree più incantevoli del centro Italia. Tutti questi elementi chiave per far scattare la voglia di una vacanza a base di pici, vino e bagni al lago al Lars Rock ci sono, ma non sarebbero abbastanza senza un cartellone musicale di spessore, diciamo pure “credibile”, in un panorama come quello piuttosto affollato dei festival a luglio in Italia. L’edizione è la settima e, ancora una volta (dopo le line up notevoli degli ultimi anni con Wire, Suuns, Public Service Broadcasting, In Zaire, Unknown Mortal Orchestra), il Lars alza la posta. Tre giorni e una line up che conferma una certa attenzione al panorama alternativo internazionale contemporaneo, nonchè l’impegno a non assecondare a tutti i costi i trend musicali del momento: con l’elettronica contaminata e dai forti contenuti politici del mitico Pop Group di Mark Stewart, ospite con un “noise set” speciale, il post punk inquieto da Detroit dei Protomartyr, gli anthem e i sing along indie rock dei canadesi Japandroids, un culto dell’ethio jazz come Hailu Mergia, il noise abrasivo degli His Electro Blue Voice , la psichedelia pop elettronica degli Indianizer e la wave oscura dei sardi Confrontational, a cui si aggiungono Delta Sleep, Becoming X, An Early Bird, James Ritchie e Boda. E poi con una programmazione di “effetti collaterali” pomeridiani, per adulti e bambini: Open Book, festival nel festival che ospiterà alcune case editrici indipendenti italiane, una fiera del vinile, il consueto spazio dedicato ai fumetti con all’interno il contest di This Is Not A Lovesong dedicato al brit pop, i corsi di yoga e l’area live painting. A questo punto possiamo anche dirvi che questo festival è gratuito, che il centro storico di Chiusi è pieno di gemme etrusche da scoprire, che al lago si mangia dell’ottimo pesce, che Cortona e Bagni Vignone sono a un tiro di schioppo e che non tutte le province sono noiose, nazionalpopolari e paranoiche come vogliono farvi credere.

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LOCUS FESTIVAL (LOCOROTONDO, DAL 7 LUGLIO ALL’11 AGOSTO)

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A Locorotondo c’è il lungomare ma manca il mare. È così che gli autoctoni chiamano Via Nardelli, la strada della cittadina barese che si affaccia sulla Valle d’Itria costellata di trulli, come se quelle strutture coniche in calce e pietra fossero in realtà le onde di un mare (e volendo a poca distanza ce ne sono ben due). Fino a qualche anno fa, a Locorotondo ci si andava solo per caso o per il Locus Festival, che proprio in quegli anni cominciava a regalare le prime emozioni (cito per tutti l’ultimo concerto italiano di Gil Scott-Heron). Oggi, non solo il Locus è uno dei festival più famosi del Sud Italia, ma Locorotondo è uno dei borghi più visitati della Puglia, buen retiro di turisti che preferiscono la qualità alla massificazione (chi ha detto Gallipoli?). Il 90% del merito è da ascrivere al Locus e alle attività che gli ruotano intorno, senza le quali oggi non avreste mai sentito parlare della Valle d’Itria. Anche quest’anno, tra gli italiani d’acchiappo come Baustelle, Cosmo e Ghemon e la classica puntatina annuale di Robert Glasper, il Locus regalerà chicche gratuite: Moses Sumney, GoGo Penguin, The Comet Is Coming, Rodrigo Amarante. Oppure se volete potete fare indigestione di bombette in masseria con Floating Points o ballare la cumbia coi Dengue Dengue Dengue immaginando che il litorale tra Fasano e Ostuni sia il Perù. Valle d’Itria Locus amoenus.

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UNALTROFESTIVAL (MILANO, 8 LUGLIO)

UNALTROFESTIVAL
Classe 1990, chitarra, voce calda e ritornelli martellanti, una valanga di nomination a svariati “Awards”, di passaggi radiofonici e di brani prestati agli spot: James Bay forse non aveva neanche bisogno di duettare su “Beast of Burden” con gli Stones per completare il suo cv di cantautore che piace ai giovani (file under: Snow Patrol, Passenger, Paolo Nutini, Jake Bugg) e anche ai meno giovani (magari ex fan incalliti di Tom Petty e Fleetwood Mac). La zona in cui il mainstream incontra l’indie, dove la scrittura classica si confonde con una sensibilità pop contemporanea è del resto l’area d’azione in cui si muove questa sesta edizione di Unaltrofestival, appuntamento che ormai d’abitudine apre o chiude i mesi estivi più caldi al Circolo Magnolia. Dopo aver ospitato dai Tame Impala agli Slowdive, dagli Of Monsters and Men ai Daughter, Unaltrofestival si sintonizza sulle frequenze di un cantautorato accessibile ma con l’anima: quello intimo ma dalle sfumature più rock che in passato dell’inglese James Bay, ma anche quello soul pop del crooner francese Adam Naas, a cui si aggiungono la scrittura r&b raffinata dello svedese Albin Lee Meldau, l’incontro fra tradizione italiana e pop elettronico di Andrea Poggio, l’hip hop melodico e sbilenco dell’italianissimo Typo Clan. E poi domenica, estate e la beneamata cornice verde dell’idroscalo.

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MUSICALZOO (BRESCIA, DAL 18 AL 22 LUGLIO)

musicalzoo
#Esagerare. Quest’anno avrebbero potuto aggiungere anche questo, di hashtag, gli organizzatori di MusicalZOO: non tanto per la line up, che come in passato spazia attraverso espressioni diverse dell’elettronica nazionale e internazionale, quanto per il modo in cui stavolta il festival si espande, nel tempo e nello spazio, oltre i confini del sempre fascinoso Castello di Brescia. L’edizione, del resto, è la decima e le “#celebratiOOn” non potevano che puntare all’effetto sorpresa. Per la prima volta, infatti, si aprono letteralmente “le gabbie”, con il festival che sconfinerà dalle mura del Castello fino al Colle Cidneo, coinvolgendo anche il centro cittadino (da qui #upsidedown) e ampliandosi a tutta la provincia con le proposte dei pacchetti Experience – all’insegna di sport, benessere, cultura ed eno-gastronomia – coinvolgendo Lago di Garda, Lago d’Iseo e la Franciacorta. Di giorno, la vocazione multidisciplinare di MusicalZOO con un occhio non solo all’elettronica ma anche all’arte contemporanea e alle nuove tecnologie (con talk e workshop), quest’anno vi permetterà di ampliare il concetto di festival, e quindi di scoprire la Brescia sotterranea e i castelli della Franciacorta attraverso visite guidate, di praticare sport più o meno estremi nelle aree naturalistiche della zona, di tuffarvi in qualche spa e degustare i prodotti locali. E poi la sera di fare cose più prevedibili come dimenarvi sotto palco con la techno di Nathan Fake, Call Super e dell’italiano Not Waving, di viaggiare per il mondo con i Dengue Dengue Dengue, Lakuti e DJ Khalab, di intercettare in un’unica soluzione alcuni dei nomi più seguiti di quest’anno dell’elettronica “ibrida” italiana con Coma Cose, Yombe, Bruno Belissimo e Miss Keta, o di chiudere l’esperienza con il mega-party organizzato da MZOO con le crew bresciane della scena black (Rehab, Bragging, Milkshake, Giunta Lovva Sound e Pipeline Sound). Mutate i vostri piani dei i weekend al mare e per una volta venite Brescia, se non potete stare senza bagno il Lago di Garda non è poi così lontano.

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GAETA JAZZ FESTIVAL (GAETA, DAL 19 AL 22 LUGLIO)

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L’edizione del 2017, la decima, ha segnato un po’ un punto di svolta per il Gaeta Jazz Festival. Non tanto perché è stata un’edizione celebrativa con super ospiti, che pure ci sono stati, ma perché ha fatto intravedere di avere gli occhi e le orecchie bene aperte su tutto il sommovimento che c’è nella scena jazz attuale, alimentato da una schiera di artisti nuovi, giovani e poco ortodossi. E se USA e Inghilterra sono le due nazioni faro, l’Italia non si sta facendo attendere. Ecco quindi salire sui palchi di questo 2018 Yussef Dayes, batterista britannico che è stato metà del sorprendente duo Yussef Kamaal (recuperate il loro esordio “Black Focus”); il sassofonista statunitense Logan Richardson assieme al quintetto di Andrea Molinari, Gabriele Poso, i nostri Nu Guinea in versione piatti e tastiere; il vate partenopeo James Senese, in un ideale passaggio di consegna con il duo formato da Lucio Aquilina e Massimo Di Lena, che speriamo si risolva in una jam con il sassofono di Senese sui beat in 4/4 dei Guinea; Patrick Gibin, anche lui addetto ai dischi che fanno ballare. Location come sempre a effetto: il sagrato della Chiesa di San Francesco, la terrazza borbonica di Punta Stendardo e poi le spiagge di Serapo, con il party conclusivo al lido Palm Beach con uno stage tutto firmato Soundreef. Insomma, avrete molto poco di cui lamentarvi, molto, ma molto di cui godere.

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NEXTONES (VAL D’OSSOLA, 20 & 21 LUGLIO)

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La nostra prima volta a NeXTones (per il debutto del festival, nel 2014) ce la ricordiamo ancora: una sensazione di estasi totale. Dopo quattro anni, pensiamo ancora non ci siano in Italia molti festival che uguagliano la magnificenza data dal connubio di pionieri della musica elettronica – quell’anno per esempio suonarono Shackleton, Brandt Brauer Frick e Hiroaki Umeda – e il fatto di trovarsi dentro una cava di marmo, completamente immersi nel verde, lontani per due giorni dalla cacofonia cittadina, dalle stories (mollate sti telefoni!), gmail, TUTTO. Ecco che NeXTones è arrivato alla sua quinta edizione e questa volta oltre al cospicuo programma musicale viene anche proposta un “Xperience”: attività collaterali – sport, natura, cibo e benessere dispiegati in una ricca proposta di attività diurna – che vi permetteranno di immergervi a 360° nei meravigliosi dintorni della cava La Beola di Monte (vicino a Lago Maggiore). Per chi è andato l’anno scorso e si era preso un bel po’ di acqua e perso Robert Henke, sentiamo che questa è la volta giusta per assaporare il laser show “Lumiere III” (nella sua versione outdoor) dell’iconico fondatore di Albeton Live – anche noto come Monolake aka uno dei maggiori pionieri in cambio audio/visual degli ultimi anni. Insieme a lui il venerdì 20 luglio ci saranno anche Petit Singe, che presenta live il suo “Akash Ganga”, uscito l’anno scorso su HR, ed il djset di Tyler Ov Gaia (che conoscerete meglio come Fountain Of Chaos). Il protagonista di sabato 21 è invece il live a/v dei due colossi Ben Frost e MFO; la stessa sera ci saranno anche l’artista noto per fondere ambient e techno ‘melodica’ (prendendo il termine con le pinze) Max Cooper e il djset di Scuba. Menzione speciale va alla premiere italiana di Gosheven, artista ungherese che ha debuttato l’anno scorso su Opal Tapes ed era già comparso in precedenza sull’Other People di Nicolas Jaar come 12hz. NEXTONIZZIAMOCI.

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CHAMOISic (CHAMOIS, DAL 20 LUGLIO AL 5 AGOSTO)

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La montagna nasconde al suo interno una forza che riusciamo a percepire soltanto in parte e nelle sole sembianze esteriori, le cime, i ghiacciai, i boschi. A Chamois se ne manifesta una in più, quella del camoscio che vive arroccato sui pendii a margine del paese laddove passa la funivia, quello è il suo regno che si estende sino ai colli con vista sul Cervino. Qui qualche anno fa il trombettista Giorgio Li Calzi (attuale direttore del Torino Jazz Festival) raccolse la sfida di invertire il trend di abbandono da parte degli abitanti utilizzando la forza della musica. Nella nona edizione l’energia si diffonde oltre a Chamois in altri 7 comuni con concerti, passeggiate e un’installazione sonora. Il programma declina la radice jazz con il dialogo tra tradizione ed innovazione, così succede che i canti madrigali di Vox Libera aprano all’elettronica di confine di Frank Bretschneider o che il violoncello classico di Stefano Blanc faccia da contrappeso alle immersioni digitali di Spime.Im. Le inconfondibili rime di Frankie Hi-Nrg vengono tradotte assieme ad Aljazzeera in jazz e il mago della percussione indiana Trilok Gurtu conduce una masterclass e un concerto solista. E poi c’è l’ebrezza della pizzica salentina a 1800 metri con il Canzoniere Grecanico Salentino o il passeggiare per boschi accompagnati dal dendrosofo Tiziano Fratus e dal Duo Bottasso.

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ORTIGIA SOUND SYSTEM (ORTIGIA, DAL 25 AL 29 LUGLIO)

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Arriva un momento in cui devi schierarti: preferisci avere la possibilità di intravedere una gamba di Björk da un paio di km di distanza, al prezzo di transumanze infinite, code ancora più infinite e una quotidiana guerra con la tua agorafobia? Oppure scegli di associare la parola festival a qualcosa di molto meno gargantuesco e di gran lunga più rilassante? Noi scegliamo la vita: il senso di un festival dev’essere spararti fuori dalle frenesie quotidiane e buttarti in una dimensione parallela in cui galleggi nelle onde sonore come nuoteresti in una piscina privata di un resort di lusso. Ortigia Sound System esiste da qualche anno, ma è da un paio di edizioni che riesce a farsi notare non soltanto per lo splendore del contesto in cui è ambientato (se la Sicilia è una meraviglia della natura, l’isola di Ortigia è qualcosa di decisamente sovrannaturale), ma anche e soprattutto per la cura con cui viene costruita la line-up (quest’anno, giusto per fare qualche nome e invogliarvi, con: James Holden & the Animal Spirits, Hot Chip, Lee Scratch Perry, Omar Souleyman, Kamaal Williams, Nu Guinea e Lamusa III). I ragazzi di Ortigia hanno fidelizzato non solo il loro pubblico, ma anche gli artisti – uno su tutti Erlend Oye, che ormai è resident dell’isola stessa, oltre che di OSS, e sarà sul palco del festival anche quest’anno. E il motivo è semplice: forse non esiste, in nessun angolo del mondo, un festival così ricco di bellezza. Se ci vai per la prima volta prevediamo che non sarà l’ultima.

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SIREN FESTIVAL (VASTO, DAL 26 AL 29 LUGLIO)

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Alzi la mano chi era stato a Vasto prima del Siren Festival. Anzi di più: alzi la mano chi ha mai pensato di farsi un weekend di mare e vacanza “acculturata” (senza avere insider che glielo consigliassero), prima dell’avvento del Siren Festival. Si faccia pure avanti chi non ha strabuzzato gli occhi dallo stupore entrando nel Cortile o nei Giardini del Palazzo D’Avalos per un concerto o un talk. Abbia il coraggio di palesarsi chi non ha gongolato tantissimo al pensiero di uno dei soliti, clamorosi concerti degli Slowdive nella piazza principale del centro storico della città, con il mare che si intravede sullo sfondo. In quattro edizioni, la Sirena ci ha insegnato che: l’Italia è piena di posti belli e perfetti, ma altrettanto sottovalutati e relativamente misconosciuti, per portarci musica, divertimento e persone nuove – bisogna giusto essere un po’ folli e con un po’ d’esperienza alle spalle; ci ha insegnato cosa sono gli ormai famosi “boutique festival”, quelli a misura d’uomo, che puntano all’esperienza e alle location belle, oltre che alla musica non solo per le masse (e in realtà in Italia di festival così ne abbiamo più di uno, ma nessuno aveva coniugato finora la possibilità di trasformare un centro storico in venue multipla con quella di andare al mare e sentire un certo tipo di gruppi “alternativi”). Al Siren abbiamo imparato che anche i bianchicci Mark Kozelek e Neil Halstead vanno in spiaggia, che Thurston Moore è un simpaticone, che a Stephen Pastel piacciono i fumetti; e se sapevamo già che ascoltare set detonanti come quelli di Fuck Buttons o Gazelle Twin, ma pure il soul di Ghostpoet o l’indie rock dei National, in un luogo di rilevanza storica raddoppia gli effetti benefici, col Siren abbiamo anche approfittato di queste location per sentir parlare di fumetti e libri o per ascoltare concerti memorabili la domenica mattina (ovviamente in chiesa). E però, un festival così non avrebbe senso fino in fondo senza una bella line up, forse la migliore tra tutte e cinque le edizioni, che quest’anno mette in fila: PIL, Slowdive, 2ManyDJS, Ryley Walker, dEUS, Lali Puna, Mouse on Mars, Toy, Colapesce, Bud Spencer Blues Explosion, Rodrigo Amarante, Neil Halstead, The Rainband, Miss Keta, Amari, Annabel Allum, Spielbergs, Mèsa, Germanò, Vanarin e Ivreatronic. E non avrebbe senso se la dimensione diurna della spiaggia non fosse sfruttata a dovere, stavolta con un lido esclusivamente dedicato al pubblico del festival e con concerti pomeridiani in riva al mare (come pomeridiani saranno i talk su in città nel favoloso Giardino D’Avalos). Al Siren abbiamo imparato che si può giocare sul dna “folkloristico” tipicamente italiano (cibo locale incluso), senza che si trasformi in caos, con ogni segmento logistico funzionante. «E va bene, famola ‘sta cazzata!», pare abbia detto Pietro Fuccio, boss di DNA Concerti (l’agenzia che ha pensato e realizzato il Siren), quando l’americano Louis Avrami, tecnico informatico del New Jersey innamorato di Vasto, nel 2013 gli suggeriva di fare un festival così sulla costa Adriatica. Le idee migliori, si sa, prendono forma non senza una discreta dose di follia.

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POLIFONIC (MONOPOLI & VALLE D’ITRIA, DAL 27 AL 29 LUGLIO)

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Quando si dice che il clubbing d’estate abbronza, posso confermare che è vero. Non è solo il bagliore delle stelle e della luna, o la luce della strobo, che illuminano le nostre danze notturne, ma sono soprattutto l’alba e il sole che prendiamo quando andiamo in dritto in spiaggia. Così è andata lo scorso anno a Polifonic. Due nottate magnifiche alla Masseria del Turco a Monopoli che diventavano albe straordinarie e memorabili a cui seguivano giornate al mare sulla costa della Valle D’Itria (forse uno dei pochi angoli della Puglia ancora non esageratamente colonizzati e quindi affollati). Quest’anno oltre all’alba dalla Masseria Del Turco, scelta per il sabato 28 con tre stage dove suoneranno Hunee, Job Jobse, Carl Craig, Tama Sumo, Rrose, Kornél Kovács, il buon Marco Sala insieme a Michele Girone ci fanno scoprire anche la Masseria Eccellenza con i suoi bellissimi trulli, dove venerdì 27 luglio, su due stage, troveremo la techno di Freddy K e Phase Fatale e i suoni più morbidi e viaggiosi e house di John Talabot e Gerd Janson. La domenica si chiude al Lido Bianco Beach, direttamente in spiaggia, con Mano Le Tough. E il lunedì in spiaggia daremo la botta finale alla nostra abbronzatura.

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HANNO CONTRIBUITO AI TESTI: FABIO BATTISTETTI, VITTORIA DE FRANCHIS, NICOLA GERUNDINO, LIVIO GHILARDI, LORENZO GIANNETTI, VIRGINIA RICCI, ZAGOR