La guida di Zero ai migliori festival in Italia da ottobre a dicembre

Gli appuntamenti per non smettere di divertirsi neanche in autunno

Scritto da Chiara Colli il 12 ottobre 2018
Aggiornato il 17 ottobre 2018

Fino a qualche anno fa sarebbe parso impossibile, eppure è sempre più vicino il giorno in cui aspetteremo l’autunno non solo per infilare (finalmente) il golfino ma pure perché sarà la stagione regina dei festival. L’estate continua ad avere più frecce al proprio arco – festival in spiaggia, festival nei boschi, festival attorno cui costruire le vacanze – eppure come vedrete nelle prossime righe il periodo tra ottobre e dicembre comincia ad affollarsi di appuntamenti – perlopiù, inevitabilmente, cittadini – che non hanno molto da invidiare ai colleghi dei mesi afosi. Una pratica diffusa da anni in Europa che sta diventando anche una sana abitudine in Italia. L’imbarazzo della scelta si sviluppa lungo i grandi pilastri dell’autunno italico, Club to Club, Transmissions, Node e Jazz:Re:Found e continua con la ricerca contemporanea di Milano Musica, il movimento continuo di Electropark Festival, la trasversalità di Linecheck e l’esplorazione oltre i “paletti di genere” di JazzMi e del Rome Psych Fest, entrambi alla terza edizione. La lista è anche destinata a essere aggiornata nel corso delle prossime settimane: dimenticate il letargo ancora per un po’ e ricordatevi di tornare a consultare queste pagine prima che faccia capolino l’inverno. Perché #divertirsiègiusto.

27° FESTIVAL DI MILANO MUSICA (MILANO, DAL 20 OTTOBRE AL 26 NOVEMBRE)


Ventidue concerti, nove prime assolute, sette prime italiane, cinque commissioni. Alla sua ventisettesima edizione, Milano Musica si conferma l’unico grande festival italiano dedicato alla musica del Novecento. Nato nel 1990 come omaggio a Boulez ma consolidato poi nel 1992 per volontà di Luciana Pestalozza (sorella di Claudio Abbado scomparsa nel 2012), in oltre 25 anni il Festival ha dato la possibilità a Milano di ascoltare preziose monografie di alcuni dei più importanti esponenti della musica contemporanea – da Edgard Varèse a Luciano Berio, da Luigi Nono a György Ligeti fino a György Kurtág, oltre a edizioni a più largo respiro. È Kurtág a ritornare da protagonista nell’edizione di quest’anno. Il grande compositore ungherese ormai nonagenario presenta il 15 novembre in prima mondiale al Teatro alla Scala l’opera “Samuel Beckett: Fin de partie”, attesa da anni e più volte rimandata. Attorno al musicista e a Samuel Beckett si sviluppa l’intero programma secondo tre direttrici: le relazioni tra Kurtág e i musicisti del passato e suoi contemporanei, tra il compositore e le tematiche beckettiane (l’idea di fine, di voce, di parola), l’influenza di Beckett sui compositori di oggi. Tutta la città, dalla sala del Piermarini al Teatro Piccolo (con la versione teatrale di “Finale di Partita” di Glauco Mauri) fino all’Hangar Bicocca, l’Elfo Puccini e il Gerolamo, aprirà i propri spazi al Festival che in quest’edizione si propone con una veste concettuale che supera i confini della musica. Si inaugura il 21 ottobre con il concerto della Filarmonica della Scala in memoria di Luciana Pestalozza e Claudio Abbado diretto da Gergely Madaras, con György Kurtág junior al sintetizzatore e Mike Svoboda al trombone. Musiche di Dusapin, Stravinskij e naturalmente Kurtág.
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JAZZMI (MILANO, DALL’1 AL 13 NOVEMBRE)


Dove eravamo rimasti? JazzMi torna, un anno più tardi, più ricco e sfaccettato di prima. Milano no, non è cambiata, è sempre lì, con tutte le sue contraddizioni: il fermento che arriva dal basso, i grandi eventi patinati in superficie e un certo grigiore istituzionale a minacciare la libertà d’espressione quando intacca certi interessi o esce un po’ troppo dal seminato. Questo è uno scontro impari, rumoroso, tra spinte discordanti. La forza centripeta di una città che guarda al proprio ombelico, a un centro da imbellettare, svendere e rimarchiare, contro la forza centrifuga di energie e in questo caso di una rassegna – unica nel suo contesto – che ha avuto la capacità di costruirsi dalle fondamenta, affondandole per bene nel sostrato cittadino, e costruendo un piano dopo l’altro, un anno dopo l’altro, sino a bucare le nubi e vedere finalmente il sole. Nelle hamburgerie all’ombra dei grattacieli forse non se ne accorgerà nessuno, ma questo scontro impari lo sta vincendo JazzMi: lo si capisce da come gli sguardi sul mondo siano ormai contrattaccambiati, da come l’universo là fuori occhieggia con JazzMi, ne riconosce il dinamismo e la speranza. Due termini che racchiudono tutto il programma di questa edizione che in due settimane condenserà oltre 150 concerti spaziando tra mammasantissima delle avanguardie (Art Ensemble of Chicago, John Zorn & Bill Laswell), nomi ricorrenti (Chick Corea, Enrico Rava, John Scofield), astri nascenti (Jason Moran, Christian Sands) e indomiti vecchietti (Ron Carter, Steve Kuhn, Maceo Parker, James Senese), suoni delicatissimi (Judi Jackson) e violentissimi (Colin Stetson), senza disdegnare nemmeno le pagine più pop (Paolo Conte, Stefano Bollani) e le contaminazioni di un mondo che si amplia abbattendo confini geografici (Hailu Mergia, Istanbul Sessions, Antonio Sánchez) o artistici (Imogen Heap, Kamaal Williams, Asylum). E per non farsi mancare nulla aggiungerà proiezioni, incontri, confronti, presentazioni di libri e persino un approfondimento sul canto delle balene. JazzMi è il festival migliore di Milano, nel senso che è tenace, vivo, vario; nel senso che è proprio meglio di Milano. Speriamo torni presto.
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CLUB TO CLUB (TORINO, DALL’1 AL 4 NOVEMBRE)


È buio mentre Nicolas Jaar e Franco Battiato conversano sulle forze contrarie che si scatenano quando il percorso della vita si fa incerto nei passaggi tra l’ombra e la luce. Bruce Nauman sosteneva in una famosa opera di luce che il vero artista aiuta il mondo rivelando verità mistiche. Nel sabato dell’ultimo Club to Club, mentre Jaar apriva la sua performance con la conversazione e re-edit de “L’ombra della luce” del maestro Battiato, la stanza del Lingotto diventava uno spazio metafisico. È produrre questi sentimenti di sostanza immateriale, non misurabile con le bilance dei conti, la funzione dell’arte e della cultura. Club to Club torna a provarci dedicando i suoi 18 anni al misticismo di quel momento nel quale due tra i suoi antologici headliner hanno rivelato una verità. Il genio Aphex Twin, gli higher places di Jamie XX, il “negro swan” Blood Orange, il dream pop dei Beach House, gli esperimenti dance di Avalon Emerson, il punk politico degli Ice Age, i collage sonori esoterici di Yves Tumor, Elena Colombi con la futura classe italiana dell’Italian New Wave e tanti altri portano la luce al buio della settimana d’arte di Torino.
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ELECTROPARK FESTIVAL (GENOVA, DALL’8 AL 10 NOVEMBRE)


Genova è quel tipo di città che non ha bisogno di scuse per essere visitata. Genova è bella sempre, e a renderla unica è anche il modo in cui accoglie e riempie di personalità i suoi contrasti: il mare con le colline e le montagne quasi a strapiombo, il centro storico magico e seducente e i vicoli di Prè ancora a metà fra decadenza e poesia, il carattere aspro e schietto del suo popolo, lo stile inconfondibile di città portuale coi piedi per terra ma sempre aperta al nuovo e alla contemporaneità (del cibo neanche c’è bisogno di parlare). Genova non ha bisogno di scuse per essere visitata, ma viverla attraverso un festival che esalta questo moto perpetuo e questi contrasti non può che essere una buona occasione. Per la settima edizione il cuore della città ospita Electropark, musica elettronica e di ricerca disseminata tra i vicoli del quartiere di Prè in diverse location: e quindi, dall’8 al 10 novembre potreste ritrovarvi ad ascoltare i mantra tibetani del collettivo russo Phurpha nella Chiesa Inferiore di San Giovanni, oppure la fondatrice del collettivo brasiliano queer Mamba Negra Cashu e l’olandese Pasipha al Mercato Ittico dei pescatori della Darsena; ma anche: il live techno di AtomTM, i synth volanti di Legowelt, An-i, figura centrale della scena EBM/electro a Berlin, la poliedrica rRoxymore e il fondatore di Adventures James Falco al Museoteatro della Commenda. Prendetevi un week-end libero e andate a Genova.
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ROME PSYCH FEST (ROMA, 9-10 NOVEMBRE)


La prima edizione era servita ad accorciare le distanze con il resto d’Europa, da anni lanciatissima nell’interspazio degli “psych fest”. La seconda ha iniziato a ragionare sugli obiettivi: la psichedelia come attitudine, come suono mutante, e l’esperienza festival come dimensione composita (visual, djset, area distro) per un pubblico da fidelizzare. Al suo terzo giro del mondo, il Rome Psych Fest mette a fuoco tutto questo e, giustamente, le distanze le allunga. Psichedelia è il jazz cosmico e festoso di Idris Ackamoor & The Pyramids, il tropicalismo tra folk e contaminazione dei Meridian Brothers, il groove funk, acido e torrido dei Fumaça Preta, il passo lento e lisergico dei Dead Meadow, le chitarre ripetitive e schizoidi degli Ought, lo sfaccettato mondo interiore di Any Other, la giungla fuzz dei Go!Zilla, la dance straniante e occulta dei Mamuthones, la stramberia sixties dei Weird Bloom, il dirty garage dei Bee Bee Sea, il pop gommoso dei Sacramento e i paradisi tropicali sintetici di Mr. Island. E quindi Chicago, Bogotà, Brighton, Washington D.C., Montreal e più o meno tutti gli angoli dello Stivale come tappe reali e immaginarie di un viaggio attraverso film per le orecchie e suoni per gli occhi, nel percorso non lineare di un non genere che anche nella sua celebrazione capitolina comincia ad aprirsi ai suoni dal mondo, alla contaminazione e al tentativo di dare continuità a una manifestazione che unisce nomi più noti e rassicuranti ad altri più avventurosi. Dare una visione che sia più ampia possibile, attraverso suoni, immagini e parole (in arrivo anche gli appuntamenti diurni della due giorni) e far muovere le teste nello spazio e nel tempo è la missione di questo terzo Rome Pysch Fest.
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NODE (MODENA, DAL 14 AL 17 NOVEMBRE)


Dopo un anno di stop e qualche intermezzo, NODE ritorna ad aprire una finestra sui punti di intersezione tra arti elettroniche e visive. Ancora una volta è stata una mostra ad avviare il cammino verso la nuova edizione, ovvero al-jabr (algebra) del giapponese Ryoichi Kurokawa (aperta fino al 24 febbraio 2019 presso la Galleria Civica di Modena), sintesi perfetta di quell’incrocio tra arte e suono che il festival persegue da sempre. L’altro ospitone di quest’anno è Ben Frost (sabato 17 al Teatro Storchi) con il suo grandioso show a/v immerso nel blu, che ci ha già lasciati a bocca aperta a Club to Club: droni tonanti e distese di ambient accompagnati dai visual di MFO. Ma è sempre dal Giappone che arrivano sia il “filo dorato” che, come nel kintusgi, tiene insieme i pezzi del programma (concept del festival ripreso anche dalla mostra di Kurokawa) sia il concerto gratuito del vibrafonista Masayoshi Fujita (mercoledì 14 novembre nella Chiesa di San Bartolomeo). Sotto la cupola del Planetario Civico, giovedì 15 novembre, si esibirà invece Caterina Barbieri, accompagnata dal light design di Orthographe. Un nome, quello della compositrice italiana, che negli ultimi anni è diventato davvero significativo, soprattutto dopo il doppio album Pattern of Consciousness. 
Dall’immaginario del Giappone anni 80 arrivano poi le suggestioni dei Visible Cloaks, ospiti venerdì 16 novembre della sala grande di Palazzo Santa Margherita assieme al nuovo progetto di Stefano Pilia e Massimo Pupillo, ◉ ╋ ◑ e all’artista multimediale sloveno Tadej Drolic.
Giappone protagonista anche dell’ultima giornata: prima in una secret location con Tomoko Sauvage e la sua capacità zen di creare armonie naturali e feedback estatici utilizzando solo ciotole di porcellana e acqua, poi in apertura della serata allo Storchi con Hiroaki Umeda, ballerino, coreografo e artista poliedrico in equilibrio fra pura violenza visiva e sonora e una raffinata ed elegante delicatezza di stampo orientale.
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LINECHECK – MUSIC MEETING AND FESTIVAL (MILANO, DAL 21 AL 26 NOVEMBRE)


Il festival musicale all’interno della settimana della musica nella città con più eventi dedicati alla musica in tutta Italia, nel quale non si ascolta e guarda soltanto musica live ma, soprattutto, si ragiona e si creano legami attraverso di essa. Fosse ancora il Novecento sembrerebbe un’alternative take pirandelliana. E invece siamo già nel secolo dell’iperconnessione e, più che una matriosca in stile “teatro nel teatro”, Linecheck è la declinazione reale e tangibile del concetto di piattaforma e condivisione. Alla quarta edizione e – come direbbero gli esperti un po’ attempati – con “un sensibile successo di pubblico e critica” in quelle passate, il Music Meeting e Festival ha un obiettivo che risuona ancora ambizioso: accostare performance molto diverse tra di loro, pop e di nicchia, e far viaggiare su binari paralleli pubblico e addetti ai lavori, mescolando i punti di vista e allo stesso tempo facendo chiarezza, raccontando la musica come industria dell’intrattenimento ma anche come dimensione in continuo divenire e piena di potenziali nuove scoperte – tanto nella sua superficie quanto in profondità. E allora ecco il programma dei talk – più asciutto e mirato dello scorso anno – andare da temi caldi come l’uguaglianza di genere nell’industria musicale e il peso degli headliner nei festival a workshop in gran parte focalizzati sul digitale fino a focus attualissimi ma poi non così scontati su aree geografiche particolari ed estremamente attive, anche nell’underground, quali Canada e Balcani. Il labirinto guidato cambia fattezze ma prosegue anche nel passaggio dal giorno alla notte, e quindi dal programma del meeting al festival vero e proprio. Linecheck riunisce la dimensione ricercata di un batterista eccezionale come Andrea Belfi con quella barocca ed evocativa di Circuit Des Yeux, le decostruzioni poliritmiche, digitali e di genere di Lotic con le produzioni hip hop del francese Onra, l’accoppiata matta Motta-Les Filles de Illighadad (eccezionale trio di musiciste Tuareg) e la tradizione tra dance e afro funk anni 70 di Agbeko. Molti i nomi ancora da annunciare, e ci auguriamo che la maggioranza sia composta di giovani e coraggiose promesse (ancora) sconosciute ai più.
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TRANSMISSIONS XI (RAVENNA, DAL 22 AL 24 NOVEMBRE)


Un moltiplicatore di mondi, l’undicesima edizione di Transmissions: diverse traiettorie in musica, sempre più trasversali, per scardinare sempre più ogni limite prestabilito, annullare distanze geografiche, unire latitudini. Un cambio di passo nel segno della pluralità di esperienze, voci, visioni. Storie di suoni a cui abbandonarsi, nessuna linea guida unica e universale, la mappa ancora da scrivere, come recita il claim che ne racchiude l’essenza: “Follow the Sound”, perché un suono racconta sempre una storia. E suono e storie siano: dalle sterminate praterie della mente di Richard Youngs, per la chitarra (e quasi tutto il resto) quel che è stato Robert Fripp in altre ere, alla materia grezza e brutale cesellata in lunghe ore dietro al banco mixer da Martin Bisi, leggendario producer la cui lista di artisti con cui ha lavorato racchiude interi universi (tra gli altri, Swans, John Zorn, Sonic Youth, Bill Laswell, Helmet, Unsane, Cop Shoot Cop, Foetus, Boredoms, Herbie Hancock…), dalla regina dell’underground Carla Bozulich al giovane talento Daniel Blumberg che Tim Buckley scansate, dagli intarsi tra folk e drone di Jessica Moss al clash audio/video in Canada-Beirut assetto di Jerusalem In My Heart, in Tunisia con la drum machine di Ammar 808, da qualche parte nel subconscio con Circuit des Yeux, voce e piano per guarire le ferite dell’anima, all’elettronica brutale di Tarkamt. E non finisce così, e il viaggio continua…
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JAZZ:RE:FOUND (TORINO & MILANO, DAL 20 OTTOBRE ALL’8 DICEMBRE)


Le radici di Jazz:Re:Found sono a Vercelli, ma con uno sguardo più ampio rispetto alle risaie, verso i campi di cotone del sud americano dove la musica nera mosse i primi passi. Tra la coltivazione del riso e del cotone c’è una differenza nell’uso dell’acqua e questa significa fluidità. E infatti: con un progetto dedicato al king del groove all’italiana Adriano Celentano in rampa di lancio (una residenza artistica – intitolata La Leggenda del Molleggiato – che dal 10 al 17 novembre riunirà dieci giovani artisti, musicisti e producer da tutta Italia in tre suggestive location in piemontesi), Jazz:Re:Found è pronto a riempire la nostra agenda da qui a dicembre, allargandosi con una programmazione “diffusa”, che ha incasellato vari appuntamenti durante l’anno, al crocevia tra Torino e Milano. Lo slogan di quest’anno è “Black & Forth”, la mission è sempre fare incontrare il suono del futuro con il ritmo della grande tradizione musicale nera, con un line up poco modaiola e paracula ma un lavoro certosino di ricerca e contaminazione, che sulla lunga distanza sta dando i suoi i frutti plasmando un pubblico attento e fedele. A ottobre si parte forte con il neo soul di Noah Sleeh (20 ottobre al Biko, Bonobo ai Magazzini Generali di Milano (26 ottobre), poi si torna a Torino il 9 novembre per il duo losangelino Knower (composto dal batterista/producer Loius Cole e la cantante Genevieve Artadi, che proveranno a mettere d’accordo i puristi del soul e i clubber più esigenti) e per sfoderare l’asso nella manica Yasiin Bey aka Mos Def (30 novembre), nome di culto della scena rap old school, perfetto uomo-copertina di un festival che ama sperimentare linguaggi diversi pur rimanendo fedele a se stesso. Il main è previsto per il ponte dell’Immacolata di dicembre, con il “Weekender” nella motorcity sabauda: Joe Armon Jones è uno dei nomi più chiacchierati della scena nu-jazz londinese, mentre Jayda G si candida a essere una delle next big thing in ambiente house. Hype e curiosità per i Nu Guinea, che col disco “Nuova Napoli” provano ad unire i puntini tra James Senese e Liberato, chiusura col botto con il mix di house, techno, afro e disco disco dell’olandese Antal. Je vulesse truvà… festival accussì.
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HANNO COLLABORATO AI TESTI: ALBERTO BOTTALICO, MATTEO CORTESI, LORENZO GIANNETTI, FILIPPO GRIECO, PIETRO MARTINETTI, GIULIA SAMBUGARO