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WOW: il track by track e l’ascolto integrale in anteprima di ‘Falene’

Il quartetto di Roma Est racconta la genesi dell'ultima uscita su Maple Death Records

quartiere Pigneto

Scritto da Chiara Colli il 8 dicembre 2021
Aggiornato il 9 dicembre 2021

Sovvertire, ignorare, ribaltare l’ordine costituito del “music biz” è una peculiarità innata, praticamente una vocazione, di tutta la scena più o meno rumorosa e scoppiata di Roma Est. Con i WOW il discorso si fa più sottile, perché se da un lato restano ancora oggi la creatura più elegante, “pop” ed emersa della borgata capitolina, se ancora oggi non possiamo considerarla una band di noiser riottosi, cacofonici e promiscui (almeno sul palco!), dall’altra è chiaro che mantenere un proprio significato anche invertendo la “normale” lettura delle cose è sempre di più una peculiarità non solo del loro nome ma di tutta la loro evoluzione artistica. Partiti da una forma canzone decisamente più accessibile, immediata e “facile” nei riferimenti, hanno percorso una strada invertita attraverso sentieri sempre più avventurosi e scuri, andando per sottrazione, insistendo sull’esplorazione di altri territori (il teatro), riconoscendo il legame con l’underground (i luoghi, le etichette, le collaborazioni) come l’unica direzione possibile – necessaria, ma anche consapevole.

L’ultimo album, “Come la notte”, uscito nel 2019 a tre anni di distanza dal precedente (“Millanta Tamanta”) per una joint venture tra le ultra indipendenti Maple Death Records e My Own Private Records sull’asse Bologna/Roma, ha letteralmente ribaltato l’orizzonte sonoro del quartetto che da anni ormai è parte integrante della scena di Roma Est. Su tutto, la notte è stata invertita col giorno: in termini di flussi vitali, ma soprattutto per la centralità di atmosfere e di significati. Con quel disco i WOW si sono confermati il volto notturno, sempre rétro, ma anche misterioso, intimo, a tratti psichedelico, di quell’angolo di Roma che per comodità chiameremo Pigneto e che converge negli assi tra Fanfulla e Pescheria, ma che in sostanza resta ancora uno dei non-luoghi magici della produzione contro-culturale romana.

Con la nuova uscita “Falene”, fuori il 10 dicembre su Maple Death Records e qui su ZERO in ascolto integrale in anteprima, il suono si fa ancora più scarno e sincero, intenso e allucinato nell’indagare e sonorizzare quelle condizioni di isolamento della pandemia che “Come la notte” aveva anticipato. Insieme sensuale e spettrale, potente e azzeccato nel coinvolgimento di altri musicisti della “scena”: Gianlorenzo Nardi (Lac Observation) al sax, Julie Normal alle Onde Martenot e Hugo Sanchez al banco del mixer. Di nuovo sui palchi in questi giorni per presentare i nuovi brani, China (voce e chitarra) e Leo Non (tastiere, chitarra, voce), insieme a Thurston Mourad (basso) e Pippo Grassi (batteria), ci raccontano alla loro maniera le tracce e la genesi di questo mini album ipnotico e rarefatto.

«L’ultimo film di Guy Debord si intitola “In girum imus nocte et consumimur igni”, che è una frase palindroma latina che suona: “andiamo in giro di notte e siamo consumati dal fuoco”. Questa estate, al festival Meletao sui monti Simbruini, in mezzo ai boschi, lontano da tutto, una notte, una falena si è messa a girare sopra al fuoco, attratta dalla luce. Ha fatto un paio di volate intorno alle fiamme più alte, e poi si è tuffata in mezzo al fuoco.

 

Non so se già provavamo in casa, o è stata la pandemia a farci uscire dalla sala prove, comunque in stanza avevamo questo Farfisa vip -lo stesso che ha Blak Saagan – che avevo regalato a China qualche anno fa: troppo grande anche per essere caricato da solo nel bagagliaio, era rimasto a prendere polvere per la maggior parte del tempo. L’abbiamo riaperto e sono arrivate quelle note che punteggiano la canzone “Falene”. Come ha notato giustamente Giallo (Gianlorenzo, NdR), che ci ha registrato la bellissima parte di sax, la melodia puntinata di quel giro resta sospesa, non chiude mai sulla dominante dell’accordo. Quel giro è rimasto nell’aria per qualche settimana in casa, e piano piano ha preso la forma di questo brano, allungato e aperto, con la coda improvvisata da Giallo a fine registrazione, lasciando andare rec.

Giallo in casa che finisce di registrare il sax su “Partirai”: Aspetta, già che ci sei ti faccio ascoltare anche l’altro pezzo.

Il remix di “Occhi di Serpente” non è un semplice remix. Con Tropicantesimo e il gruppo che si riunisce in Pescheria abbiamo trovato un modo di intendere il suono e la musica, che forse già cercavamo, ma che diventa subito così evidente in loro. Lo ascoltiamo per la prima volta da un impianto, al Fanfulla: è chiuso o è aperto? Ugo lo fa partire dalla consolle. Tutte quelle note fantasma della batteria, il basso che entra dopo il break.

A Mondaino, in mezzo ai boschi, la primavera spinge i rumori, suoni di uccelli, il vento fra i rami.

Il Fanfulla è chiuso, Manu alza la serranda, un vecchio microfono degli anni ’70 sopra la batteria; suoniamo “Partirai” tutto il giorno, registriamo la versione in cui suoniamo meno, se togli tutto forse quello che resta è una canzone?

Per l’uscita in vinile, abbiamo chiesto a Julie Normal, che suona uno strumento affascinante e raro, le Onde Martenot, se le andava di collaborare. A lei “Falene” era piaciuta, ed è stata lei stessa a pensare a una “Anticoda”, l’ha chiamata lei così, con la freschezza che ha una straniera a trovare nuove parole in un’altra lingua: un pezzo che apre “Falene”, ma che è stato suonato e registrato dopo.

Tarda mattinata, dalla finestra del Fanfulla entra la luce. Dal Farfisa esce un drone in do minore, le Onde Martenot di Julie girano intorno a quell’accordo, che resta in aria tutta la giornata».

“Falene” esce venerdì 10 dicembre su Maple Death Records ed è acquistabile QUI. I WOW suoneranno live giovedì 9 dicembre a Roma (Monk)