Luca e Michele del Chinese Box

«A VOLTE PENSIAMO CHE LA VITA SIA TROPPO CORTA PER RIUSCIRE A SODDISFARE LA CURIOSITÀ E QUINDI CI BEVIAMO SU»

Foto di Dominga Rosati

Scritto da Simone Muzza il 17 luglio 2015
Aggiornato il 19 giugno 2017

Luca e Michele sono due gemelli appassionati del mondo degli alcolici nati nel “lontano” 2 settembre del 1980 in una piccola cittadina in provincia di Shanghai. Dopo averli intervistati per la riapertura del loro locale Chinese Box, abbiamo fatto loro qualche nuova domanda in occasione della loro presenza a Zero Design Festival, quando saranno tra i protagonisti della maratona di barman e della mostra di bar/tools.

ZERO: Parliamo delle origini: quando è nato il Chinese Box? Cosa vi ha spinto ad aprirlo? Avevate già esperienze nel mondo della ristorazione?
Luca e Michele: All’età di 15 anni cominciammo a lavorare girando tra ristoranti, alberghi e discoteche, facendo un po’ di tutto. Dal 1997 al 2000 finimmo a lavorare tutti e due al “Louisiana” in via Fiori Chiari. Da qui traemmo poi lo spunto per aprire il Chinese Box, un baretto in corso Garibaldi-Largo La Foppa con l’idea di vendere a 5 euro i cocktail. E appunto l’1 novembre 2001 aprì il Chinese Box, con un’idea semplice semplice: qualità a un prezzo giusto.

Come mai dopo tanti anni avete deciso di rifare il locale?
Da tre anni abbiamo un ristorante in via Borsieri 30, il Sofia Chinesebistro, un dimsumbar e sushibar. Oramai il vecchio Chinese Box era arrivato al suo limite, avevamo bisogno di crescita, di stimolo a di fare qualcosa di nuovo, di innovare e migliorare.

Come ha reagito il vostro pubblico? La clientela è cambiata o avete mantenuto i vecchi avventori? Avete avuto lamentele da chi si era abituato a pagare un drink 5 euro in Brera?
Per ora sono pochi che si lamentano dei vecchi 5 euro. Diciamo che il target si è alzato di 10 anni, ma è sempre frequentato da tutti, ci piace pensare che lo spirito sia rimasto lo stesso.

Chinese; box; milano; bar; cocktail

Potete parlarci della linea del bar? Come mai tanti gin? Solo moda o è la vostra passione?
La scelta di orientarci su tanti gin non è un caso: da sempre ci appassiona e abbiamo la curiosità di saperne sempre di più su questo fantastico distillato. A volte pensiamo che la vita sia troppo corta per riuscire a soddisfare la curiosità e quindi ci beviamo su… (ridono, ndr).

E della cucina?
La cucina propone un menu bar classico: dalle ostriche ai crudi, dal club sandwich alla caesar salad, poi fritti misti asiatici e patatine al ginepro.

Qual è l’oggetto a cui non rinuncereste mai al lavoro, che avete scelto per la mostra “Bar Tools/Cose da bar” che stiamo allestendo alla galleria Plasma del Plastic? Puoi parlarci del rapporto tra il tuo lavoro e il design, inteso come oggetti/bar tools, ma anche come lifestyle/arredamento/abbigliamento?
Fin da piccoli ci siamo sentiti parte di due mondi. Cina e Italia, due universi distinti ognuno con la propria cultura radicata profondamente nella storia. L’essere parte di due culture non vuol dire dimenticare le proprie origini, ma al contrario esserne fieri e cercare sempre di divulgarne la bellezza e lo stile, fondendoli a elementi culturali di quella che è la nostra seconda patria, l’Italia. Sono questi gli elementi che influenzano il nostro stile di lavoro ed è questa l’idea base che sta dietro al concept del Chinese box. Un locale che come un cocktail rappresenta la fusione, il miscuglio di elementi culturali occidentali e orientali. E per questo che come oggetto a cui non rinunciare durante il lavoro abbiamo scelto un porta fortuna emblematico, due bacchette cinesi. A parte la loro pratica e reale versatilità come bar tool (stirrer, pinze, stick, ecc..), le bacchette sono parte integrale della ristorazione orientale e come tali rappresentano anche in parte il mio modo di essere.

Le bacchette scelte da Luca e Michele per la mostra Bar Tools/Cose da bar di Zero Design Festival. Foto di ©Raul Colombi
Le bacchette scelte da Luca e Michele per la mostra Bar Tools/Cose da bar di Zero Design Festival. Foto di Raul Colombi
 
Per Zero Design Festival vi abbiamo chiesto di partecipare alla chiacchierata sulla possibilità di bere bene di notte, nei club e nelle discoteche. Molti a Milano­ stanno lavorando in questa direzione, migliorando pulizia, bottigliere, ghiaccio e bicchieri. Altri ancora cercano di proporre drink molto difficili. Come la vedi? È un progetto fattibile?
La ristorazione è un tipo di lavoro che dà tante soddisfazioni ma è simile a un’amante focosa: regala emozioni uniche ma chiede anche molto in cambio. Diciamo insomma che se non sei appassionato questa arte e questo mestiere, nello specifico di barista, non ti verrà mai bene. Al contrario se sei appassionato tenderai sempre a dare il meglio e a trattare il cliente, il quale rappresenta il centro e l’obiettivo ultimo di questa attività, nel migliore dei modi. Questo implica dargli la giusta accoglienza e somministrargli sempre dei prodotti di buona qualità, indipendentemente dal contesto in cui esso si trova. Per questo il bere bene rappresenta per me un elemento chiave per un buon ristoratore che tratti con il dovuto rispetto i propri clienti. Quanto detto dovrebbe essere valido in qualsiasi contesto, anche nell’ambiente discoteca. In questo contesto dove si lavora con la massa basta organizzarsi e puntare sulla semplicità per fornire un buon prodotto finale e in velocità. In maniera simile a questo concetto noi del Chinese Box abbiamo sempre cercato di promuovere la qualità del bere attraverso i nostri prodotti, pur riuscendo a servire in maniera giusta un gran numero di clienti. È questa la chiave del nostro successo.

Che cocktail preparererete al bancone del Plastic per Zero Design Festival?
Come drink abbiamo scelto il classico e intramontabile daiquiri, rivisitato con una leggera nota affumicata. Un cocktail semplice ma che ha profonde radici nella cultura e nel modo di bere cubano. Fresco e con ingredienti naturali, questo drink consente a un buon rum di essere esaltato e completato, esaltando a pieno i suoi aromi.

Quali sono i locali che frequentate a Milano?
Possiamo dire che abbiamo bevuto molto bene al Lacerba e al Monkey.

Voi cosa bevete di solito?
Non possiamo avere un drink preferito, beviamo tutto, proviamo tutto in continuazione… A voi di Zero abbiamo preparato un Chinese Ice Tea.

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Quali sono i locali cinesi che consigliereste a un milanese?
Consigliamo agli italiani di provare i localini di Chinatown, mangerete cinese tipico. Ci piace il Dim Sum in via Pisacane 36. I dim sum sono tipici piatti della cucina cinese, nati molto prima del sushi. Letteralmente dim sum significa “piccoli pasti carini”, una sorta di finger food ante litteram, con ravioli, piccoli fritti e così via.

E i ristoranti di Milano che consigliereste a un cinese?
Noi andiamo spessissimo alla Quarta Carbonaia in Viale Regina Giovanna, 22, dove ci facciamo scorpacciate di carne!

Qual è il rimedio per una sbronza?
Farsi una bella doccia gelata.