Davide Caucci

Come ti metto su un festival, un'etichetta e un ottimo facebook in poche semplici mosse.

Foto di Francesca Sara Cauli

Scritto da Chiara Colli il 3 luglio 2015
Aggiornato il 10 aprile 2019

Ha un’etichetta, organizza un festival da quattro anni, “fa un ottimo facebook” e non ha appena compiuto 30 anni. Con la sua Bomba Dischi ha pubblicato album di vecchie conoscenze come Adriano Viterbini, Jennifer Gentle e Sadside Project, ma pure promettenti nuove leve come Boxerin Club, Youarehere e Bamboo (e l’elenco si allunga se includiamo Lamusa, Departure Ave, i giovanissimi John Canoe e poi Piano For Airport e Io e La Tigre). Per Roma Brucia, giunto alla quarta edizione, si appresta a portare due giorni di musica tutta romana sul palco di Villa Ada. Davide Caucci è decisamente un “king” di Roma – espressione da prendere con tutta l’ironia che caratterizza il personaggio stesso. Lo abbiamo intervistato in vista della due giorni di fuoco e fiamme dell’11 e 12 luglio: siamo finiti a parlare di Serpentara, pornografia, Lou Reed e, ovviamente, “marketing e comunicazione”.

ZERO: Partiamo con le presentazioni: quando e dove sei nato?
DAVIDE CAUCCI: Sono nato a Via Colli della Serpentara, zona Nuovo Salario, il 30 marzo 1986.

Questa zona di Roma in cui sei cresciuto credi abbia influenzato il tuo modo di essere e magari anche la musica che hai ascoltato nel corso degli anni?
Serpentara è un quartiere stupendo, è nuovo, genuino e reale: né troppo popolare, né borghese. Ci sono molti spazi verdi. La famiglie si conoscono, abitano vicine, sono piccole tribù. Noi giocavamo a pallone (o basket), non ricordo altri stimoli o influenze. Non era importante la musica, per me la musica fino ai 14 anni sono stati i Blink 182 su MTV e tutto il punk/ska che ascoltava mio fratello grande: Punkreas, Porno Riviste, Meganoidi, Ska-P. Eravamo nella stessa cameretta, lui comprò i cd, lo stereo, le cuffie, si fece crescere i capelli e a un certo punto andò alle assemblee d’istituto. Lui decideva, io stavo li e beccavo tutto di riflesso. A scuola non si parlava di musica ma solo di calcio, eravamo tutti maschi in classe e non avevamo altri interessi, quando si facevano le assemblee noi andavamo a giocare a calcio, non fumavamo canne, non avevamo un’idea politica, non ci interessava niente che non fosse il calcio, il fantacalcio, la PlayStation. Non venivamo da famiglie culturalmente elevate (io per esempio sono stato il primo “Caucci” ad avere una laurea magistrale), non avevamo quei genitori che suonano, che vanno all’estero, al cinema, al teatro o ai concerti. Eravamo figli di quei genitori che a 18 anni lavoravano e a 25 avevano figli e mogli spesso incinte.

Quando hai iniziato ad appassionarti alla musica? Ci sono stati dei musicisti in particolare che hanno acceso questo interesse?
14 anni, terza media. C’era questo VHS erotico del 1990 a casa mia: L’età di Lulù, con protagonista Francesca Neri. Vedevamo questa cassetta con i miei amici e intanto scoprivamo com’era fatta una donna. Colonna sonora di tutte le scene di sesso era Walk On The Wild Side di Lou Reed. Ovviamente nessuno di noi sapeva il titolo, l’artista o la provenienza di quella canzone, non c’era Shazam e di certo non potevamo chiederlo ai nostri genitori. Mi ricordo che scambiai quella cassetta con il mio migliore amico per Shevchenko al fantacalcio. Sua sorella grande (che stava finendo il liceo classico) gliela sgamò (con conseguente figura di merda per noi), ma almeno ci disse il titolo di quel pezzo e scoprimmo Transformer di Lou Reed. Fu una bella botta, tutt’ora uno dei miei dischi preferiti di sempre.

16 anni. Qualche anno dopo vagando su MTV Brand:New (canale al quale avevo accesso perché mio padre aveva fatto l’abbonamento alla tv satellitare per vedere le partite) ascoltai 12:51 degli Strokes. Quella roba era tutto, mi cambiò la vita, da pochi mesi avevamo internet 56k, scaricai quel brano e altri con winmx, feci cd per tutti i miei amici e per la mia ragazza. Amici della mia ragazza si masterizzarono quel cd e così via. Mi piaceva l’idea di far sentire cose nuove e belle ai miei amici, è per questo che studiai per fare il pubblicitario e forse è per questo che faccio questo “lavoro”.

Ci sono dei luoghi o dei locali o delle realtà a Roma che sono stati formativi per te?
Il vecchio Traffic a Via Vacuna era il posto dove suonavano i miei amici che avevano fatto il liceo classico, noi dello scientifico non suonavamo e non avevamo velleità artistiche come detto. Quello era un bel posto, c’era fermento, c’era una scena. Poi il Circolo degli Artisti ovviamente è stato determinante per poter vedere un sacco di gruppi nuovi ed era il primo posto dove poter fare le 4 di sabato senza doversi mettere per forza una camicia e ballare l’house. Poi abbiamo scoperto il Fish’n’Chips, ma ricordo che non sempre riuscivamo ad entrare, una volta il buttafuori mi disse: “Ma lo sai che questa è una serata indie? Voi non siete indie”. Il Fish è la storia, noi tutti che abbiamo iniziato a fare serate nel 2008/2009 non facevano altro che brutte copie del Fish.

Qual è stato il primo concerto a cui sei andato?
Ero con mio fratello e tutti i suoi amici al concerto de I Meganoidi, io ero il più piccolo, stavo in fissa, ero felicissimo.

Ti ricordi il primo concerto che hai organizzato e come è andata? Quali sono state le prime realtà di cui hai fatto parte, l’inizio di tutto, insomma.
La prima serata che organizzai si chiamava “INDIeFFERENT”, fu per tirare su due soldi per Radio Sapienza, la radio dell’università di cui facevo parte e dove co-conducevo un programma di musica “emergente”. Mi pare suonarono i Soul of The Cave e i Vondelpark (i Vondelpark erano tutto, miglior gruppo di Roma senza dubbi). Feci parte di Radio Sapienza per due serate, poi le iniziai a fare per conto mio, con altri amici. Le chiamammo La Tua Fottuta Musica Alternativa per un motivo abbastanza stupido. Andò bene. Dopo un paio di anni di concertini a San Lorenzo mi scrisse Raniero Pizza, allora direttore artistico del Circolo degli Artisti, per portare la serata li. Andò ancora meglio. Fu divertente.

Anagraficamente sei una delle persone più giovani che si occupa di musica a Roma: secondo te quali sono state le scelte importanti che hai fatto per riuscire a mettere su un’etichetta e organizzare un festival (in pochi anni, peraltro)? In termini di approccio, c’è qualcosa – intendo un tipo di atteggiamento – in cui credi particolarmente?
Ho studiato “Marketing e Comunicazione” e per me è stato fondamentale, mi piaceva tantissimo quello che studiavo, i miei professori e tutte le persone che ho conosciuto in quegli anni mi hanno dato tanto in termini di atteggiamento. Quando facevo le prime serate al Circolo stavo ancora finendo l’università e a volte sono tornato a casa anche con 2000 euro puliti in tasca, andava una bomba e ho pensato che potesse avere senso puntare su questa cosa della musica in generale. Il fatto che in così poco tempo si sia fatto così tanto in maniera quasi naturale mi fa pensare due cose diametralmente opposte:
o io sono più intelligente degli altri, più riflessivo e dico e faccio scelte più giuste oppure questo mondo, quello della musica nuova, è talmente mediocre che chiunque ci si metta con serietà in pochi anni può arrivare ad avere dei risultati. Sono ogni giorno più sicuro che in realtà mi stia muovendo in un campo professionale estremamente mediocre. Credo sia normale vista la crisi del mercato musicale: “I soldati quando c’è la guerra sono più forti, più allenati e più in forma, quando la guerra non c’è che fanno?”. Inoltre, girando l’Europa musicale ho anche scoperto che uno della mia età, ad esempio in Francia, potrebbe avere già ruoli direzionali e di responsabilità all’interno di etichette grandi, qui invece hanno tutti almeno 20 anni in più di me. Insomma non sono io il giovane sono gli altri i vecchi; non sono io il talentuoso, sono gli altri i mediocri.

Come e quando è nata Bomba Dischi?
Le serate andavano bene e sentivo il bisogno di sperimentare altro, di crescere. Un conto era prendere un gruppo che vale e organizzargli un concerto e un conto era prendere un gruppo che vale e organizzargli un disco, un tour e una promozione. Così spinto dal desiderio di migliorarmi e crescere decisi di fare l’etichetta.

Spiega a un non romano il significato e l’origine profonda del nome della tua etichetta .
Facevo anche il cameriere al tempo e c’era un mio collega che diceva sempre “allora Bomba? come stai?”, “A Bomba..che dici?”. A me faceva tanto ridere, poi iniziava a fare parte di un certo gergo giovanile come sinonimo di “cosa bella”, “cosa fatta bene” e così fu Bomba. Il logo lo fece il mio amico Valerio Bulla, fu geniale.

Quali sono state le prime difficoltà che hai incontrato con Bomba? E le prime soddisfazioni?
Difficoltà ne trovai nell’organizzare il primo tour ai Boxerin Club, avevo zero contatti e in mano un ep acerbo, derivativo e suonato male. Fu difficilissimo e io ero un totale sprovveduto, non registrai i pezzi in Siae, non stampai bollini, non feci contratti di nessun tipo. Fu difficilissimo mettere insieme una decina di date. Giravamo con la mia macchina, fondamentalmente andavamo a fare figuracce in giro per l’Italia. Fui soddisfatto poi quando li vidi crescere insieme a me, vinsero Arezzo Wave Lazio, fu divertente.

Come hai “scoperto” i Boxerin Club e i Bamboo, probabilmente a oggi i due nomi più noti cresciuti con Bomba Dischi?
I Boxerin Club li vidi in concerto a Libetta, facevano schifo però avevano una carica enorme, ci credevano tantissimo ma erano dei ragazzi molto giovani, inesperti e sprovveduti, feci l’etichetta per loro praticamente, per aiutarli. I Bamboo li scoprii perché conoscevo uno di loro, li feci suonare al Circolo, furono impressionanti. Con il fatto che noi facevamo video gli proposi di fare un DVD invece che un normale CD vista la particolarità del loro spettacolo. Comunque anche i Sadside Project e Adriano Viterbini sono conosciuti, ma magari non per merito esclusivamente di Bomba, come gli altri due.

In quanti siete a lavorare per Bomba Dischi? A proposito, la musica è il tuo… lavoro?
Non posso dire che la musica sia il mio lavoro. Sono una sorta di disoccupato speciale, mi spiego: oltre a non fare soldi, come tutti i disoccupati, ne perdo anche e, a differenza dei disoccupati, sono anche molto impegnato. A oggi in Bomba siamo in sei, chi più chi meno dà un contributo importante affinché la cosa vada avanti. Alessandro Ricci e Christian Briziobello si occupano dell’ufficio stampa, Emmanuele Di Giamberardino della produzione, Dandaddy e Lorenzo Muto dei video. E i primi quattro sono già operativi sul territorio romano come Sporco Impossibile.

Sporco-Impossibile-Roma-Brucia
La “gang” di Sporco Impossibile nella cornice di Prodezze Fuori Area

Roma Brucia: quarta edizione, come ti è venuta l’idea di celebrare “la romanità indie” con un festival? Mi stai dicendo che sei stato il primo ad avere un’idea così logica?
Volevo fare un festival senza avere i soldi per fare un festival. Dovetti per forza fare gruppi di Roma, per non dover pagare a nessuno l’alloggio e i rimborsi di viaggio. Inoltre tutti avrebbero portato degli amici a vederli. Non avendo budget per grandi artisti, dovevo puntare tutto sull’immaginario e c’era questo “Milano Brucia” che si comunicava benissimo. Chiesi loro tramite mail se potevo rubargli il nome. Calcai la mano sulla romanità perché era l’unico fattore di aggregazione tra gruppi che facevano generi diversi, di età diverse, con storie diverse. Come hai detto te è un’idea logica che nasce da un’analisi del contesto, dei vincoli e delle opportunità che il contesto presentava al tempo e presenta ancora.

Come sono andate le passate edizioni? Che ricezione c’è stata da parte del pubblico? Chi ti ha aiutato a organizzare il festival?
La prima fu al Verano (due giorni), la seconda al Pigneto (tre giorni), la terza a Villa Ada ma di un solo giorno, purtroppo, e quest’anno sarà a Villa Ada 11 e 12 luglio, due giorni. Le prime edizioni sono andate bene in termini di comunicazione e diffusione mediatica, a livello di presenze più o meno si è sempre raddoppiata la partecipazione di anno in anno. La scorsa edizione a Villa Ada è stata quella più bella, con gente interessata, curiosa e partecipe già dalle primissime ore del pomeriggio.
Mi hanno aiutato tutti veramente, dai gruppi venuti a suonare a zero, ai locali stessi che mi facevano proposte artistiche ampliando le mie conoscenze, a tutte le varie venue che hanno ospitato la manifestazione negli anni. Il fatto che il festival sia stato itinerante, all’interno della città, ha fatto in modo che potesse affermarsi all’interno di tutte le diverse “scene”. Anche Alessandro e Christian di Bomba Dischi mi consigliano parecchio, faccio spesso vedere a loro per primi le idee di grafica, piuttosto che di line-up o di location.

Come scegli i gruppi che suonano a Roma Brucia? Quest’anno mi sembra ci siano più gruppi di “Roma Est”, o sbaglio?
Inizialmente chiedevo a ogni locale o alle diverse crew che organizzavano concerti di farmi una lista delle 10 band “che spaccano” che avevano suonato nel loro locale durante la stagione invernale precedente al festival. Vedevo quali erano i nomi che si ripetevano e scoprivo gruppi nuovi, poi ovviamente stavo attento a chi era in uscita con un disco, a chi sarebbe stato promosso meglio. Da Villa Ada in poi ho abbandonato questa regola e ho iniziato a scegliere le band in termini più di gusto personale, lasciandomi comunque sempre consigliare molto dagli addetti ai lavori. Quest’anno ci sono molte band di Roma Est, ma la vera novità è che ci sono molti rapper, faremo 3 ore e mezza di rap nelle due giornate.

(tutta la line up del festival è qui)

Hai un modo molto personale di giocare con la comunicazione, sia quella strettamente relativa all’etichetta o al festival, sia relativamente a facebook. Mi spieghi quanto conta per te la comunicazione, come definiresti il tuo modo di comunicare e quanto conta l’ironia?
La comunicazione è l’unica cosa che ho veramente studiato ed è l’unica cosa che conosco. Non posso dire la stessa cosa della musica, ad esempio. Tra le letture che mi hanno più affascinato e che mi sono state utili ci sono Gesù lava più bianco di Ballardini e Lovemarks di Kevin Roberts. Solo grazie al fatto che ho delle basi e delle conoscenze accademiche poi riesco a dare un contributo personale ma sempre funzionale al messaggio.

Ci sono delle altre etichette italiane o romane che senti affini a Bomba? O con cui ti piacerebbe collaborare?
Non ci sono etichette italiane affini a Bomba, quando collaboriamo lo facciamo con etichette piuttosto diverse da noi, proprio per completarci e fare un lavoro migliore. Ad esempio, sulle edizioni collaboriamo con Faro Records, un’etichetta di Bari, che però artisticamente è abbastanza diversa da noi. Ancora: su Lamusa ora stiamo lavorando con White Forest Records, loro sono forti sull’elettronica che noi copriamo poco quindi è nata questa collaborazione più funzionale all’artista che all’attitudine delle due etichette. Trovo mediocri le collaborazioni legate all’attitudine delle etichette piuttosto che alla reale esigenza degli artisti.

Ci dai le 5 regole fondamentali per “fare un buon/ottimo facebook”?
Su facebook come nella vita bisogna essere: emozionali, sinceri, trasparenti, brevi, Totti.

Torniamo a Roma: c’è un luogo della città dove ti piacerebbe organizzare un concerto e perché?
Qualche anno fa ti avrei detto Villa Ada, è un posto stupendo che mi fa sentire veramente fuori dalla città, ci vado a correre da 10 anni. Ora non c’è un posto in particolare dove mi piacerebbe organizzare concerti, organizzare concerti canonici, in generale, non è più una cosa che mi interessa. Vorrei fare una serata “buskers” a Trastevere, con concerti che iniziano alle 19 fino alle 23, con una decina di gruppi che ruotano alternandosi in una decina location individuate tra piazzette, scalini e vicoli.

Dove ti piace andare a Roma quando non sei davanti al pc a “fare un buon facebook”, o non sei in giro ad ascoltare o organizzare concerti?
Mi piace andare a correre a Villa Ada, ma anche il Casale della Cervelletta, dove abbiamo fatto Roma Brace, è un posto stupendo ci sono stato un paio di volte ultimamente, fanno la brace e la pizza… Niente di speciale ma la location è bellissima. Non amo fare tardi, non frequento più serate o concerti, non ho molti soldi e sto spesso a casa anche per quello.

Hai mai comprato dischi? Se si in quali negozi di Roma?
Non ho mai comprato dischi nei negozi, pochi, ho sempre scaricato musica illegalmente e ora la ascolto in streaming. Ho comprato molti dischi ai banchetti perché erano di gruppi che non avrei trovato in altra maniera. Recentemente ho comprato un disco da Radiation e un mio amico mi ha blastato per non averlo comprato su Amazon spendendo la metà.

Dove ti piace andare a mangiare quando sei con i gruppi? E con la tua ragazza?
Quando sono con i gruppi mangiamo di merda dove ti manda il locale. In generale a me piace mangiare pesce fresco, mi piace tantissimo il crudo di mare ma ho anche una grande passione per le braciolate, quelle con poche persone, dove riesci a fare una spesa giusta, di qualità. Con la mia ragazza andiamo spesso al giapponese All You Cat Eat o Sushi Sun a Acqua Bullicante.

Cinque nuove band romane da tenere d’occhio?
Il più grande di tutti si chiama Edoardo D’Erme in arte Calcutta, ha una facilità di scrittura e sintesi impressionante, le sue sono canzoni d’amore sconfitto in cui mi riconosco molto. WrongOnYou in trio è una delle cose più forti che abbia visto ultimamente. I Joe Victor hanno un’attitudine pazzesca, vengono da un altro mondo. Tra i più giovani poi ci sono i John Canoe e i Nauti.

Novità in casa Bomba Dischi?
La cosa più grande che abbiamo tra le mani è il disco nuovo di Adriano Viterbini, prodotto da Marco Fasolo dei Jennifer Gentle. Uscirà in autunno, siamo tutti convinti sul fatto che sarà un’uscita importante per Bomba. Poi faremo uscire il nuovo di Calcutta e il disco d’esordio di Lamusa (appena preso alla Redbull Music Academy di Parigi) e il primo ep dei John Canoe, sui quali punto molto.

Chi ti piacerebbe far suonare al prossimo Roma Brucia?
Il prossimo anno vorrei fare tre giorni con Giuda, Coez e Thegiornalisti, tutti e tre con i dischi nuovi in uscita. Sono tre artisti molto diversi che rappresenterebbero perfettamente tutta la scena romana attuale.

Chiudi quest’intervista con una riflessione che farà saltare l’internet e facebook
Roma Brucia è l’unico evento musicale romano, gli altri sono concerti più o meno grandi, serate o aperitivi, ma l’unico che può definirsi EVENTO è Roma Brucia. (Vabbé anche Spring Attitude è un evento musicale, ma non lo scriviamo altrimenti non salta il cazzo di web)