PARK ASSOCIATI

Un'intervista sul cantiere di via Chiese, alla Bicocca, un restyling miracoloso quasi concluso

Foto di Carlo Arturo Sigon

Luogo di residenza

Milano

Attività

Architetto

Scritto da Lucia Tozzi il 19 dicembre 2017
Aggiornato il 20 marzo 2018

Lo studio PARK ASSOCIATI, fondato da Filippo Pagliani e Michele Rossi, è universalmente noto per avere elaborato i più raffinati progetti di ristrutturazione di edifici destinati a ufficio sul territorio milanese. La Serenissima in via Turati – l’ex Palazzo Campari dei fratelli Soncini – e Gioiaotto, la rivisitazione del capolavoro a fasce orizzontali di Zanuso che ha ottenuto la certificazione LEED Platinum e spicca come il gioiello più prezioso dell’area Porta Nuova, sono due esempi paradigmatici della cultura e della competenza di cui è fatto il lavoro di PARK. Ma anche The Cube by Electrolux e Priceless Milano, strutture effimere che svettavano in cima ai palazzi delle città europee qualche anno fa, o gli headquarters Salewa a Bolzano, frutto di una collaborazione intensissima con Cino Zucchi e il vulcanico committente, mostrano la stessa cura e ricerca, lontana dalle dichiarazioni estemporanee e dalle forme banali di tanta architettura contemporanea.

PRICELESS Milano, @Andrea Martiradonna
PRICELESS Milano, @Andrea Martiradonna

Oltre a questo, i PARK posseggono una qualità rarissima: creano affezione. Nei clienti, come Electrolux, Hines, Brioni, Luxottica, Generali, il che è naturalmente vitale per il loro studio. Tra i dipendenti, che invece di sostare per qualche mese e riprendere il giro, come usa spesso, restano per anni a collaborare. E nelle persone che poi abitano, attraversano o semplicemente passano davanti alle loro architetture, come i frequentatori dell’HangarBicocca che di mostra in mostra hanno potuto osservare una metamorfosi radicale in via Chiese: un orrendo scatolone in cemento e vetro specchiato anni Ottanta che in pochi mesi assume le sembianze di un luminoso palazzo in vetro, dal profilo leggero e slanciato. È proprio in questo cantiere, nelle fasi conclusive, che siamo andati a intervistare, in rappresentanza dello studio, Michele Rossi, accompagnati dal project leader Alessandro Rossi (che fa parte dello studio ma non è parente).

Via Chiese - palazzo per uffici - Cantiere novembre 2017 - Facciata sud-ovest
Via Chiese – palazzo per uffici – Cantiere novembre 2017 – Facciata sud-ovest- @Mario Frusca – PARK ASSOCIATI

Zero: Chi è il committente in questo caso?
Michele Rossi:
Generali, ma il palazzo sarà la sede di una società francese dell’energia, Engie. Ospiterà 700 dipendenti all’incirca, che col tempo potrebbero arrivare fino al migliaio. Il nostro progetto riguarda la struttura e le parti esterne, degli interni si occupa Tétris Italia, azienda specializzata nel fit-out degli uffici.

l'edificio di via Chiese COM'ERA
l’edificio di via Chiese COM’ERA

Da quanto ci state lavorando?
Il progetto risale al 2013, l’inizio lavori al settembre 2016, e siamo abbastanza prossimi alla chiusura. Oltre all’evidente necessità di un restyling – sul mercato un edificio di questo tipo alla Bicocca è ormai sprovvisto di qualsiasi valore, è inaffittabile – la parte più complessa del progetto è quella energetica, trasformare un edificio completamente inefficiente in un LEED Platinum.

via Chiese - edificio per uffici - ristrutturazione- Cantiere novembre 2017 - facciata sud
via Chiese – edificio per uffici – ristrutturazione- Cantiere novembre 2017 – facciata sud @Mario Frusca – PARK ASSOCIATI

È la vostra specialità. Come fate?
C’è una persona dedicata esclusivamente al processo della certificazione, che analizza e incrocia tutti i dati possibili, dalla scelta e la provenienza dei materiali al contesto urbano: per esempio un grande vantaggio in questo caso è la vicinanza della metropolitana lilla (uscita Ponale), che incoraggia i dipendenti a rinunciare all’auto. Poi è una questione di aggiornamento tecnologico continuo.

I nuovi uffici, molti in aree centrali, sono stati uno stimolo al mercato immobiliare nelle periferie, perché hanno reso questi edifici talmente obsoleti che hanno costretto le proprietà a investire per non fargli perdere ogni valore.

Ma la scelta di pannelli di vetro da terra a soffitto non pone dei problemi ai fini dei parametri energetici?
No, si compensa facilmente. Nessuno vuole più un ufficio con le finestre tradizionali, la trasparenza è obbligatoria.

via Chiese- edificio per uffici- ristrutturazione- Facciata sud-ovest
via Chiese- edificio per uffici- ristrutturazione- Facciata sud-est @Mario Frusca – PARK ASSOCIATI

Come siete riusciti a trasformare una stecca compatta in un edificio mosso e di aspetto verticale, senza crescere in altezza?
Abbiamo agito sui volumi, movimentandoli nelle altezze, creando degli ampi terrazzi in alto e sul fronte nord delle “serre”, spazi conviviali aperti a doppia altezza pieni di vegetazione. Per scomporre la percezione della facciata abbiamo sovrapposto ai moduli di vetro una griglia irregolare disegnata da elementi aggettati in alluminio anodizzato, che produce degli effetti luminosi molto belli. Poi una pensilina che corre lungo via Chiese e il ridisegno delle due reception a piano terra sono pensati anche in funzione di un rapporto più equilibrato con gli spazi esterni, che prevedono ora anche l’allestimento di zone in cui sostare per i dipendenti, con verde e panchine. Il progetto orienta l’accesso principale verso la fermata della metropolitana, che fino a pochi anni fa non esisteva, spostando il baricentro degli spazi a terra.

Mi stupisce molto che con tutti i nuovi uffici costruiti in questi anni a Milano ci siano investimenti così importanti ancora su uffici, mi aspettavo un’inflazione e la decadenza per edifici come questo.
Anzi, i nuovi uffici, molti in aree centrali, sono stati uno stimolo in un certo senso, perché hanno reso questi edifici talmente obsoleti che hanno costretto le proprietà a investire per non fargli perdere ogni valore. Qui in zona li stanno rifacendo uno a uno, noi iniziamo tra poco un altro cantiere a pochi metri.

La Serenissima, ex Palazzo Campari (fratelli Soncini), via Turati
La Serenissima, ex Palazzo Campari (fratelli Soncini), via Turati @PARK ASSOCIATI

Come funziona l’organizzazione del vostro studio? Vi siete uniti nel 2000, e poi proprio quando deflagrava la crisi avete cominciato a espandervi, mi pare.
Lo studio ha avuto tre fasi: dal 2000 al 2003 abbiamo un colpo di fortuna incredibile, con il Crédit Suisse che ha aperto una sede a Milano e 4 sedi in Germania, a Francoforte, Berlino, Monaco e Stoccarda, e questo ci ha permesso di avviare il progetto dello studio: comprare gli strumenti, strutturare l’insieme. Poi siamo entrati in una crisi nera fino al 2007, facevamo fatica a tenere le cinque o sei persone da cui lo studio era composto, poi abbiamo vinto prima il concorso per gli Headquarters Salewa con Cino Zucchi, a Bolzano, e poi la Serenissima in via Turati, e questo ha permesso allo studio di strutturarsi, siamo cresciuti fino a quindici-diciotto persone, poi passate a venti-venticinque quando sono arrivati i negozi Brioni, che ci hanno procurato tantissimo lavoro. La terza fase è iniziata l’anno scorso: un’accelerata pazzesca, abbiamo preso dodici persone in un anno, siamo arrivati a trentasette.

Headquarters SALEWA, Bolzano, con Cino Zucchi
Headquarters SALEWA, Bolzano, con Cino Zucchi @Oskar Dariz

E a che cosa è dovuto questo boom? Alle ristrutturazioni di uffici?
Si, i due casi di Serenissima e Gioiaotto sono diventati molto celebri nell’ambiente, perché sono edifici che dalla più totale inefficienza energetica sono diventati certificati LEED Gold e LEED Platinum, con progetti che oltre alla sostenibilità curavano moltissimo la qualità estetica. In particolare La Serenissima dopo il nostro intervento è diventato il palazzo di uffici con gli affitti al metro quadro più alti di Milano, un dato fondamentale per i clienti che appartengono allo stesso campo.

Gioiaotto, via Gioia, area Porta Nuova.
Gioiaotto, via Gioia, area Porta Nuova. @Mario Frusca – PARK ASSOCIATI

Che cos’è la ParkMApp?
L’avevamo fatta durante l’EXPO, una mappa interattiva della città in cui avevamo inserito oltre ai nostri edifici le architetture degli anni ‘50 e ‘60 che ci piacciono e gli interventi più importanti degli ultimi anni.

E i Park Times, le pubblicazioni, chi li cura?
Sempre il nostro studio, Filippo ed io in prima persona con l’aiuto delle persone che si occupano della comunicazione. A noi piace moltissimo inventare giochi, sai che per esempio abbiamo fatto per anni regali di Natale pazzeschi, che sono stati selezionati da Beppe Finessi nel 2014 per la sua edizione del Design Museum Autarchia, Austerità, Autoprogettazione. Abbiamo fatto un cookbook con le ricette del nostro studio, perché mangiamo spesso qua, poi una guida con mappa delle gite fuori porta, un oroscopo e altre follie. Un anno avevamo fatto una specie di Settimana Enigmistica interamente focalizzata sull’architettura e le cose che ci piacciono, compresa di cruciverba, rebus, puntini da unire…

E avete chiamato un famoso enigmista per l’occasione?
No, sempre tutto rigorosamente fatto da noi. Dei pazzi. Poi abbiamo smesso.

Il nostro punto di riferimento sono dei professionisti milanesi che oggi come oggi non appaiono supersexy, come Asnago e Vender, o i Soncini.

Niente più regali?
Beh, no. Quest’anno facciamo il nostro gin.

Nooo! Non ci posso credere.
La bottiglia che si chiama Garofalo come la via dello studio. Abbiamo trovato una distilleria, un barman che si è inventato una distilleria abbastanza casalinga per gli chef, e abbiamo selezionato quello che ci piaceva di più.

Garofalo Gin, Natale 2017
Garofalo Gin, Natale 2017

E i video invece come nascono?
Perché abbiamo scoperto che una delle persone che lavora con noi, Mario Frusca, ha un grande talento per i video, e allora abbiamo subito pensato di farglieli fare. È una cosa normale in questo studio, che ha delle caratteristiche anomale: più di quindici persone lavorano qui da più di dieci anni – normalmente il turnover è molto più veloce, una permanenza così lunga non esiste a Milano o in Italia. Succede perché abbiamo un approccio molto responsabilizzante, e valorizziamo i talenti e i desideri delle persone. Se uno dice, come in questo caso, che gli piacerebbe fare le foto, siamo molto disponibili a incentivare questa cosa, come in un laboratorio. Facciamo spessissimo riunioni su come organizzare lo studio, sui progetti futuri, sulla gestione, in modo da favorire lo scambio di idee e fare sentire tutti parte attiva nello studio.

Mi dicevi che normalmente tu ti occupi meno dei cantieri rispetto a Filippo, mentre appunto sei più attento allo studio.
Si, è così, la divisione è più o meno questa

Il vostro studio è uno spazio bello grande, ma come fate a entrarci in quaranta persone?
Beh, infatti abbiamo preso una parte della tipografia al piano di sotto, da gennaio iniziano i lavori.

STUDIO PARK ASSOCIATI, via Garofalo
STUDIO PARK ASSOCIATI, via Garofalo

State lavorando in centro, per la nuova sede Luxottica a Cadorna, e a Cordusio per la futura sede di Uniqlo di proprietà Hines, e poi?
È appena entrata una ristrutturazione in via Brisa di un edificio di Portaluppi, in cui lavoreremo soprattutto sul tetto e sul cortile facendolo diventare ipogeo, poi un ristorante showroom in via Vigevano, lavoro d’interni per un cliente giapponese, e uno showroom a via Tortona. Poi gli Headquarters Pharo, che è il progetto più grande a Milano, su un’area di 18000 metri quadri tra Citylife e Portello. E ancora interverremo sull’edificio di Moretti in Corso Italia – ma non lo modifichiamo molto, solo piccole parti sulla facciata e sul basamento – e poi un edificio ex novo nelle vicinanze della NABA.

È ovvio che bisognerebbe rendere costosissimo costruire sulle aree agricole o comunque vergini per indurre comportamenti virtuosi sul consumo di suolo e sulla sostenibilità in edilizia

Ma invece sugli scali, sulle aree di trasformazione, non avete niente in ballo?
No, ci piacerebbe anche molto affrontare quel tipo di scala, qua a Milano. Ora siamo fortissimi sui concorsi di ristrutturazione o per nuovi headquarters, dove battiamo concorrenti di altissimo livello, ma vorremmo lavorare anche su interventi più ampli.
Il nostro punto di riferimento sono dei professionisti milanesi che oggi come oggi non appaiono supersexy, come Asnago e Vender, o i Soncini. Pensa che all’esame di laurea non ho avuto punti perché avevo difeso Giò Ponti, e il professore mi disse che se avevo studiato cinque anni pensando che fosse un grande architetto era meglio che cambiassi mestiere. Insomma, a parte l’opera e i libri di Cino Zucchi, che hanno prodotto una riabilitazione di certe figure come Caccia Dominioni, per decenni era quasi un tabù nominarle. Da un lato siamo affini a questa tradizione di un professionismo non troppo politicizzato, ma dall’altro ci piacerebbe avere accesso a dei temi più sociali, più urbani.

NESTLE' Headquarters, Milano Mirafiori, @Andrea Martiradonna
NESTLE’ Headquarters, Milanofiori, @Andrea Martiradonna

Ma il vostro modo di progettare sul costruito è intrinsecamente politico: con le competenze che avete acquisito fornite ai vostri clienti la possibilità di trasformare l’esistente, spesso edifici in condizioni pietose, in strutture eleganti e ultra-sostenibili a prezzi relativamente contenuti, un genere di valorizzazione che oltre a essere proficua per il committente è anche intelligente per le città.
Certo, su questo siamo ormai molto capaci, e ci piace molto farli, ma vorremmo trattare anche temi di progetto diversi, non fosse altro che per variare, per non cadere nella routine. Quello che stiamo cercando di mettere a punto è una specie di filo rosso tra i diversi tipi di intervento, da quelli tipo demolizione-ricostruzione tipo Pharo per Generali, a situazioni come quella di Cordusio, dove il palazzo è storico e non si modifica, è un recupero.

Se il mondo politico recepisse realmente la potenzialità del retrofit urbano, voi sareste i maestri.
Ma infatti è una svolta per cui è assolutamente necessaria una volontà politica forte, perché è incredibile pensare che oggi, con tanto parlare a vuoto di consumo di suolo, le aree ex industriali, che implicano i costi di demolizione e bonifica, sono gravate degli stessi oneri dei terreni vergini. È una follia, è ovvio che bisognerebbe rendere costosissimo costruire sulle aree agricole o comunque vergini per indurre comportamenti virtuosi sul consumo di suolo e sulla sostenibilità in edilizia.