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Pink Pavilion di Gaetano Pesce

3/10/2007 - 27/1/2008, Triennale Bovisa, via Lambruschini 31, Milano

di Marco Sammicheli

Che entrino gli elefanti, arriva il progresso, inevitabile, anche se profuma di marshmallow. Architettura super8, dalle misure al format quasi (tele)visivo: è il Pink Pavillion che Gaetano Pesce progetta spruzzando poliuretano. La forma è quella di un cubico barbapapà accovacciato ai piedi di un'altra architettura temporanea, la TBVS. Tutti fanno il punto della situazione in città, almeno le forze ancora vive: la moda ci prova con i manifesti spacciati in metropolitana, l'editoria allega almanacchi. Ora tocca all'architettura, che è prima di tutto segno e politica. La Triennale fa le prove in periferia, forse perché la terra è catastalmente più fertile e la voglia di fare è la regola per non morire. Pesce cerca con un gesto forte di testimoniare il bisogno di rinnovamento e innovazione: linguaggio, tecnica e materiali. Tutte le sfumature del rosa per testare un habitat d'emergenza, innesti di giardini e alberi, riutilizzo e funzioni. Come negli anni d'oro della casa elettrica di Figini e Pollini, o del mitico QT8. Pink Pavillion è rosa come la pelle dell'uomo, come un richiamo zuccherato a tutti quelli che pensano che l'architettura e il design siano roba per signorine.

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