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Il viaggio sonoro di Videocittà

Vi raccontiamo i live act musicali da non perdere all'edizione 2026 del festival della Visione e della Cultura Digitale ospitato al Gazometro

Geschrieben von Nicola Gerundino & Giulio Pecci il 24 Juni 2026

Da sempre uno dei tratti caratteristici di Videocittà è il suo sapersi posizionare tra i media e le discipline, giocando su contaminazioni e multimedialità. Altrettanto da sempre, quello tra audio e video è uno dei connubi che funzionano meglio, in assoluto e in particolare in questa rassegna. Gli artisti sul Main Stage e la grande installazione al Gazometro G4 sono il motore trainante, che richiama una larga fetta di pubblico. Per l’edizione 2026, rinominata Watercult e dedicata interamente all’acqua, ci sono diverse performance da segnare in agenda distribuite nei diversi giorni: noi abbiamo deciso di segnalarne e raccontare alcune prettamente musicali, equamente (o quasi) distribuite sui tre giorni di festival.

Il resto del programma lo trovate qui, con anche la timetable completa.

 

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FRANCESCA HEART & AMANDA LANA
Venerdì 10
22:00 – Gazometro G2

La pratica dell’artista multidisciplinare di base a Milano – ma di origini “vulcaniche e marine nel Sud Italia”, come scrive nella sua biografia – è ormai una piacevole sicurezza. Non solo in Italia, ma anche in Europa e negli Stati Uniti, dove la Heart ha studiato, dove ha sede l’etichetta che l’ha lanciata (la LEAVING RECORDS di Los Angeles) e dove è stata nominata ai Grammy nella sezione “spoken word and poetry”. Negli Stati Uniti, e nello specifico in California, la Heart trova anche il suo ideale universo di appartenenza, quello della nuova new-age, dell’ambient, del cosmic e spiritual jazz, della psichedelia; tutti elementi sintetizzati in una scena che fa capo al santone losangelino Carlos Niño, con la quale Heart ha collaborato a più riprese. Nella musica della Heart l’elemento dell’acqua è sempre stato centrale, tanto in senso figurato quanto pratico. Con lei si attraversano spazi sonori fluidi, costruiti come onde di suono, anche attraverso l’abile uso di vere e proprio conchiglie come strumenti musicali, come nell’ultimo „Cognitive Silk”. Per Videocittà Francesca Heart incontra l’installazione immersiva “Water: always the same, always different” di Giuseppe La Spada e la performance corporea di Amanda Lana, in un dialogo aperto e fluido tra musica, flussi visivi e corpo.

 

SARA PERSICO & MIKA OKI
Venerdì 10 Luglio
23:00 – Main Stage

Napoletana di base a Berlino una, francese di base in Belgio l’altra. Artista del suono, ossessionata dai field recordings e dalla costruzione di architettura sonore una, visual artist con un background nella scultura e il cuore sul dancefloor l’altra. L’incontro tra Sara Perisco e Mika Aki è quello che gli inglesi definiscono un “match made in heaven”. Soprattutto perché avviene grazie all’ultimo album della Persico, “Sphaîra”: un progetto affascinante che nasce da un suo viaggio in Nord Africa per esplorare la Fiera Internazionale Rachid Karami di Tripoli. Un sito patrimonio dell’UNESCO progettato dall’architetto brasiliano Oscar Niemeyer tra il 1962 e il 1967, mastodontico e mai completato, che oggi rimane abbandonato a sé stesso in tutto il suo splendore decadente. La Persico si è concentrata sull’edificio del Teatro Sperimentale: un’enorme cupola che produce uno straordinario “effetto sussurro”. Così, l’album è un sovrapporsi di suoni registrati sul campo orchestrati e uniti alla magia dell’elettronica. Un magma sonoro vivo, una vera e propria architettura sonora che apre le porte di questo luogo mitologico all’ascoltatore, fa sentire il vento sulla faccia, sabbia e sale sotto le dita e lo fa passeggiare in strutture invisibili e fragili come il tempo che le attanaglia. Dal vivo poi, con l’aiuto della Oki, la promessa è quella di trasporre gli effetti spaziali, sonori e luminosi della cupola per creare un’atmosfera fuori dal tempo e fortemente contemplativa.

APPARAT
Sabato 11 luglio
22:00 – Main Stage

Non so come sia possibile, ma esistono delle connessioni particolari che scattano tra singoli artisti e intere città: come se il suono dei primi riuscisse a catturare in un sol colpo interi luoghi e gli stati d’animo di chi li abita. A Roma uno di questi è Sasha Ring, in arte Apparat, che da quando ha inizato a portare i suoi live nei primi anni Duemila, ha sempre fatto pienoni e scatenato ovazioni. Ritrovarselo a Videocittà, circondato dai dai Gazometri, simboli archeo-toponomastici della città contemporanea, è quindi più che un appuntamento speciale. Il punto di partenza sarà un brano, „Black Water“, contenuto in un album di cui quest’anno ricorre il quindicinale, „The Devil’s Walk“. Un disco particolare, perché segna il passaggio definitivo di Apparat al circuito „dei grandi“, chiudendo il capitolo berlinese – sperimentale e minimale, con uscite su etichette come Shitkatapult e BPitch – aprendo quello delle orchestrazioni aerose e pop che già si erano intraviste in „Walls“ del 2007, approdando su una etichetta di assoluto prestigio quale è la Mute sulla quale è uscito anche il recentissimo „A Hum Of Maybe“ (2026). Non a casa di lì a poco Apparat avrebbe fatto anche passi da giganti nel mondo delle colonne sonore, da „Capri-Revolution“ di Martone al tema della serie di Netflix „Dark“. Una versione rivisitata di „Black Water“ quindi, sarà parte della colonna sonora di „In Lympha“: una grande installazione immersiva ideata e prodotta da Eni in collaborazione con Videocittà, che invaderà gli spazi dell’Opificio 41 per tutta la durata del Festival, interpretando l’acqua come origine e principio generativo: ciò che nutre, mette in movimento e da cui ogni forma si evolve ed espande. Oltre che di „In Lympha“, Apparat sarà protagonista di un set speciale, pensato musicalmente ad hoc per Videocittà e orchestrato in una posizione particolare, voluta dallo stesso Apparat: la consolle infatti sarà al centro dell’arare del Main Stage, permettendo al pubblico di circondare Sasha e i suoi dischi.

VOICES FROM THE LAKE
Domenica 12
22:30 – Main Stage

Una storia sonora che unisce Roma, l’area del Circeo e il Giappone. Il perché di Roma è noto: è la città che ha adottato sia Dozzy che Neel, il luogo dove hanno scolpito il loro suono elettronico e dove hanno animato centinaia e centinaia di nottate nei suoi club. Il Circeo è la culla di Dozzy, il luogo dove è nato e dove torna (nel suo studio) per comporre e trovare nuove ispirazioni. Qui, tra il Monte Circeo e i suoi laghi, è nato anche il nome di questo progetto. Una storia curiosa, raccontata da DJ Mag in un intervista: Neel era stato invitato a suonare al matrimonio di Dozzy, ma il suo set era stato interrotto dalla pioggia. Il giorno dopo spunta fuori una registrazione su cassetta di quel set, che viene rinominata Voices From The Lake. Circa un anno dopo Neel e Dozzy si stanno preparando per andare a uno dei festival più quotati del mondo: il Labyrinth, in Giappone. Si mettono ad ascoltare le tracce in macchina lungo il Raccordo e in un attimo si ritrovano a Pescara. Non sono conviti dei risultati ancora. Smontano e rimontano tutto, al Labyrinth fanno un set di quelli da lacrime e da quella registrazione nasce il loro primo album (omonimo): una perla di rara bellezza tra ambient e techno, degna dei migliori lavori di Wolfgang Voigt a firma GAS. Siamo nel 2012 e su Resident Advisor si becca un 5 su 5, che già di per sé è una rarità assoluta, per una formazione italiana vuol dire vincere non solo Wimbledon ma tutto il Grande Slam. Per replicare una tale perfezione sonora e compositiva ci sono voluti anni, tant’è che il loro secondo album è uscito solo lo scorso, non più sulla label dell’esordio Prologue, ma proprio sull’etichetta fondata dai due, Spazio Disponibile. Anche le esibizioni sono stare rare in questi anni, e non poteva esserci migliore occasione che un festival con base proprio a Roma e dedicato interamente all’acqua.