Luca Pirola

"Il mercato si muove, spesso non si intercettano sempre i segnali, ma rimane comunque l'unico arbitro vero, tutto il resto sono chiacchiere..."

Geschrieben von Simone Muzza il 22 Oktober 2014
Aggiornato il 23 Januar 2017

Nato a Monza il 12/12/1976 – „sagittario ascendente sagittario“ tiene a precisare -, Luca Pirola è il proprietario del Cinc (nella foto con i ragazzi dello staff è il terzo da sinistra) e di Bartender.it, nonché organizzatore dei migliori eventi sul mondo dei superalcolici come The Gin Day, The Rum Day, Agave Experience e Aperitivi&Co Experience e da ottobre 2015 Whisky Day. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui per capire come un bravo barman può diventare un ottimo imprenditore.

Puoi raccontarci come sei diventato un barman… e poi un imprenditore?

È una storia comune a molti, ho iniziato durante l’ultimo anno di liceo ’94/’95 (o forse era il ’93/’94) per pagarmi qualche sfizio, 20 chili fa, i riccioli, le serate e le fanciulle, poi ho continuato durante i primi anni di università dove invece ho incominciato ad appassionarmi, con il tempo mi ha interessato sempre di più la gestione, il concept da cui derivano le scelte di una lista drink o di un tipo di servizio, e poi lo studio dell’armonia di un bar che inizia dallo zerbino e finisce col bagno, nessun dettaglio può essere trascurato… Poi in molti casi lo si fa ma anche la dimenticanza deve avere una certa consapevolezza.

Ti ricordi il primo cocktail che hai miscelato? Com’era?

Credo i soliti, Cuba, Negroni e sangrie propinate a parenti compiacenti e amici.

Cosa consiglieresti a un ragazzo che vuole diventare un bravo barman?

Quello che direi a chiunque vuole diventare bravo in ogni campo, spingere sempre, sacrificarsi e impegnarsi senza mai pensare di dover ricevere a tutti i costi altrettanto, studiare e informarsi ma soprattutto percorrere la propria strada, copiare va molto bene ma imitare sempre è rischioso, l’unicità rappresenta il vero successo.

Puoi parlarci della linea del Cinc? Ci sono nuovi progetti?

Sinceramente il progetto del Cinc è davvero semplice, lavorare bene… Purtroppo fare qualità non sempre vuol dire guadagnare subito, avremmo potuto prendere scorciatoie „milanesi“ ma non avrebbero creato i presupposti di una rendita certa. Siamo al 4° anno e nonostante tutto siamo in crescita continua. Progetti? Non si può stare fermi… vedremo!

Rum day, Gin day, Aperitivi&co experience, Agave experience sono eventi che riescono ad aggregare tutta la comunità dei barman, oltre che un gran numero di altri addetti ai lavori e appassionati. Qual è il segreto?

Nessun segreto, il gruppo Bartender.it è fatto di persone che sono sul campo da tanti anni, io e Agostino Perrone siamo i più giovani e siamo a circa 20 anni di attività, Dom Costa e Dario Comini superano i 30 comodi comodi. L’improvvisazione si paga cara, occorre essere sul e nel mercato. Abbiamo esempi di professionisti che, rimasti legati a concetti un po’ rétro, ora hanno dovuto rigenerarsi seguendo personaggi più giovani, altrimenti nonostante la loro esperienza sarebbero rimasti tagliati fuori dal mercato. Il mercato si muove, spesso non si intercettano sempre i segnali, ma rimane comunque l’unico arbitro vero, tutto il resto sono chiacchiere… Tra i nuovi progetti all’orizzonte, oltre a questi 4 eventi che si ripeteranno anche nel 2015, la ripresa delle pubblicazioni su Bartender.it, primo magazine italiano on line dedicato ai bartender nato nel novembre 2009 grazie alla collaborazione di molti amici e colleghi.

È un periodo di grande fermento a Milano per l’apertura di nuovi cocktail bar. Qual è il tuo punto di vista? Pensi che il grande pubblico sia pronto o che i bevitori che preferiscono la qualità alla quantità siano comunque una nicchia?

È ovvio che Milano è il perno dell’economia italiana, per cui può rispondere velocemente ad alcuni messaggi, necessità e richieste di servizi, è il pubblico business il fattore che regola i reali fermenti. Sono convinto che le aperture gestite da operatori seri facciano solo il bene di tutti, mi spaventano i colpi spot, quelli dei nostalgici professionisti di altri settori che per diversificare gli investimenti credono ancora che aprire un bar sia una cosa semplice, ancor di più le aperture di hotel con poca attenzione al bar, situazioni dove invece il bar ebbe una delle sue più importanti espressioni mondiali, proprio in virtù del giro di clientela internazionale. Bisogna andare incontro alle esigenze del pubblico, ai suoi desideri e ai suoi lussi… solo così le caselle si sistemano e ci saranno ottimi risultati, da una parte del banco e dall’altra.

Qual è il cocktail che hai bevuto che ti è piaciuto di più? Dove l’hai bevuto?

Mi ricordo il momento, il drink spesso è più buono se il contorno è perfetto: uno o due (o forse erano tre o quattro) Cuba Libre in montagna con blocco di ghiaccio preso a 3000m etri nel 1992, in un rifugio/stalla con una maestra di sci, se penso ora ai blocchi di ghiaccio mi viene da sorridere…

Qual è il rimedio per una sbronza?

Essere pazienti nell’aspettare che passi e non programmare la prossima, quelle inattese e spontanee sono le più belle…