Carlo Mazzeri

«Carlo Alessi mi chiese di disegnare uno shaker. Dovevamo risolvere un problema tecnico e uno estetico. Curvammo il metallo dall'interno. Con due anelli dovevamo essere certi che il liquido non uscisse. Lo shaker ebbe i favori del pubblico e io guadagnai 500 lire di royalties»

Geschrieben von Corrado Beldì il 2 März 2016
Aggiornato il 25 Mai 2018

Carlo Mazzeri è deceduto il 29 giugno 2016: le più sentite condoglianze alla famiglia. In questa intervista scoprirete come mai l’Architetto sarà immortale nell’immaginario collettivo.

Venerdì 18 marzo all’interno di Zero Design Festival abbiamo organizzato un talk sugli shaker di Alessi, i più diffusi al mondo, dal titolo «Una storia di design italiano: l’agitatore per cocktail e il Boston di Alessi».
Tra gli ospiti del talk annunciamo con estremo piacere la presenza di Carlo Mazzeri, architetto e designer, che ha progettato con Luigi Massoni nel 1957 l’agitatore per cocktail 870 di Alessi. Lo shaker più venduto al mondo di sempre. In questa intervista di Corrado Beldì, redattore di Zero che vanta un rapporto personale con Carlo Mazzeri, l’architetto piemontese ci racconta la sua vita e la sua storia professionale.

ZERO – Architetto, lei è di Oleggio vero?
Carlo Mazzeri – Sì, sono del 1927. Ho conosciuto suo padre Franco Beldì da bambino. Potrei dire che ci conosciamo da sempre. Il mio primo lavoro è stata la vostra tomba di famiglia. Ero neo laureato, avevo studiato a Venezia e avevo fatto anche la triennale con Carlo Scarpa. Mi ricordo che con Scarpa si lavorava dalle nove di sera alle due di notte.

Che cosa ricorda di quel primo lavoro?
È stato particolarmente importante perché grazie a suo padre ho conosciuto mia moglie: ricordo che ci trovammo alla stazione di Oleggio perché dovevamo andare a scegliere delle lastre di marmo. Arrivò una ragazza con le copie dei disegni. Partimmo tutti e tre e dopo due anni quella ragazza l’ho sposata.

Che cosa accadeva a Oleggio in quegli anni?
Non molto. Ho sempre pensato che la provincia non desse abbastanza stimoli. Suo padre aveva una Fiat 1100 e usciva proprio tutte le sere. Allora, visto che gli facevo sempre compagnia, si andava a Stresa, a Lesa, a Novara. Ogni sera si partiva.

Carlo Mazzeri ci mostra il suo lavoro
Carlo Mazzeri ci mostra il suo lavoro
 
Chi erano i vostri amici?
Suo padre aveva studiato a Torino dove aveva conosciuto Camillo Olivetti, che gli aveva dato alcune aperture. A Oleggio vivevano Vittorio ed Enrico Gregotti. Frequentavamo anche Vittorio Orsini, fratello di Umberto, che gestiva il cinema di Oleggio. Fu lui a presentarmi per la prima volta a Carlo Alessi, che aveva bisogno di un disegnatore.

Lavorava già a Milano allora?
Sì, avevo aperto uno studio con Luigi Massoni in piazza Cavour nel Palazzo dell’Informazione. Avevo anche affittato casa a Milano, in De Amicis.

Che cosa ricorda della Alessi di allora?
L’azienda era nata negli anni 20 e aveva grosse competenze tecniche. Carlo Alessi mi chiese di disegnare uno shaker, dovevamo risolvere un problema tecnico e uno estetico. Curvammo il metallo dall’interno. Con due anelli dovevamo essere certi il liquido non uscisse. Lo shaker ebbe i favori del pubblico e io guadagnai 500 lire di royalties.

I disegni di Carlo MAzzeri per la progettazione dell'agitatore per cocktail 807
I disegni di Carlo Mazzeri per la progettazione dell’agitatore per cocktail 870
 

Ha lavorato anche alla ristrutturazione della fabbrica, vero?
Alessi voleva mettere a posto l’officina perché aveva diversi edifici disposti in modo non razionale e collegati da corridoi coperti. Aveva un progetto fatto da un geometra locale. Io arrivai e lo cambiai completamente: c’era l’esigenza di un nuovo edificio più grande che potesse essere successivamente ingrandito per future espansioni produttive. È la struttura della fabbrica di oggi, a parte l’intervento di aggiunta realizzato da Ettore Sottsass negli anni Ottanta. L’imprenditore era stato molto coraggioso e lungimirante ad affidare a me, che ero praticamente neo laureato, il progetto di rifare la fabbrica.

Com’era il rapporto con il committente?
Alessi aveva capito che la sua azienda doveva distinguersi con oggetti speciali. Mi disse: «fammi una cosa difficile da fare». Così vennero la curvatura dall’interno e l’innesto della lamiera. Poi dovette convincere anche gli operai. Non c’erano livelli intermedi tra l’imprenditore e la fabbrica.

Quali altri progetti fece in quegli anni?
Era il 1957; con Massoni lavorai per due anni, ma poi disegnai molti altri oggetti. Lavoravo sostanzialmente per Alessi, Bialetti e Girmi. Per Alessi ho disegnato vari oggetti per la casa: ciotole, vassoi, contenitori, diversi portaghiaccio, pinze per il ghiaccio, il dosatore per cocktail, vari set olio aceto, la molla per lumache e tante altre cose ancora. Per Bialetti un frullatore, un aspirapolvere, un tirapasta, una grattugia e un casco da parrucchiere. Per Indesit un frigorifero e un forno. Ho disegnato anche una caldaia per Argo e per Bomisa, un’azienda di Milano, una serie di bottoni, fibbie e fermagli per calze e per calzature.

I disegni di Carlo Mazzeri per la progettazione della molla per lumache
I disegni di Carlo Mazzeri per la progettazione della molla per lumache
 
Come si disegnava?
Si partiva dagli schizzi per l’idea di massima, poi c’era sempre un disegnatore in studio che disegnava gli oggetti in scala uno a uno. Con prospetti da tutti i punti di vista. Quindi arrivava il modellista. Prima avevamo un modellista di Milano, poi ne trovai uno a Novara che era più economico. Faceva il modello in legno, che poi andava in fabbrica per essere riprodotto in acciaio.

Oltre a oggetti di design ha fatto anche architettura?
Ho sempre disegnato. Ho fatto alcune case anche a Oleggio: la casa della famiglia Leonardi proprio con i mattoni della fornace di suo padre e poi anche il salumificio Mainelli, anche se gli ultimi mattoni venivano da fuori. Ho disegnato anche da Farmacia Fortina, solo la facciata in effetti. Le vetrine sono legati in qualche modo ai miei studi con Carlo Scarpa. Poi ho fatto delle ville sul lago d’Orta: una casa per Carlo Alessi, la casa dell’imprenditore Caldi della Girmi e poi casa Genoni, un impiegato di banca, proprio sul lungolago di Lesa sul lago Maggiore.

Che cosa crede sia importante capire del design di allora?
Il disegno industriale, se fatto come lo intendevamo all’epoca, è molto importante, perché distingue l’azienda e lascia al suo interno competenze tecniche che altrimenti sarebbero facilmente replicabili. Rendere indispensabile il lavoro del disegnatore industriale è davvero la cosa più importante.