In tempi come questi, dove i genocidi sono praticamente in diretta e la Casa Bianca si vanta delle propri bombardamenti a suon di Macarena – rigorosamente rebajada perché siamo pure sempre nel 2026 – la felicità diventa un esercizio di pura illusione, uno sport estremo che appartiene a luoghi che non sono quelli della vita di tutti i giorni.
Essere felici assomiglia sempre più a un diktat conformista e normalizzatore, al quale il Crack! risponde come sempre in maniera fieramente e felicemente – in questo caso, sì – caustica e contraria. “Noi radicalizzeremmo la libertà come la libertà di essere infelici […] libertà di vivere una vita che si discosta dal percorso della felicità, ovunque questa deviazione ci porti”, per dirla con le parole di Sara Ahmed.
L’armata della non-gioia si ritroverà – come sempre – per quattro giorni tra le mura del Forte, pronte a colorare ogni muro dei suoi sotterranei; a ballare fino notte fonda con il suo programma musicale, sempre vario e interessante; a sfidare le temperature infernali di Roma e percorre ogni tipo di deviazione e devianza possibile.
Written by Nicola Gerundino