Poche cose Danno soddisfazione come osservare qualcuno che esercita un talento affinato in anni e anni di pratica. Lo fa apparentemente senza sforzo, con una nonchalance direttamente proporzionale al tempo investito nel migliorarsi, per arrivare a quella sorta di tranquillità zen senza ansie da prestazione che tengano. Vale per qualunque ambito: gli sportivi, gli artigiani, gli artisti, scrittori e ovviamente i musicisti.
Danno oggi vive quel momento magico: rappare come riflesso condizionato. Il suo primo album da solista con il fido Dj Craim a spalleggiarlo è un lavoro in cui il rapper del Colle del Fomento semplicemente conferma tutto ciò che pensiamo di lui: a Roma (in Italia?) non c’è forse nessun più grande studioso di quella materia infinita e complessa che è l’hip-hop. Simone Eleuteri ha fatto la storia del genere e questo disco suggella un rapporto fatto di studio, ammirazione, costanza e nessuna voglia di cavalcare mode.
Tra il solito rapporto d’odio e d’amore con Roma (“Brucia Roma), i commenti sull’assurda realtà che viviamo (“Il Blues di Gundabag), le citazioni che faranno vibrare di piacere i nerd (“Yokozuna/Jakesulring”), Danno ricorda una cosa semplice quanto vera: “è inutile che stamo qui a fa gli MC se poi non dimo un cazzo”.
Written by Giulio Pecci