Roma, la città del cinema. Una volta, quando Cinecittà era il centro del mondo (su pellicola) e per avere qualcosa di cui ciarlare in spiaggia o dal parrucchiere bisognava sapere quello che i paparazzi avevano catturato su Via Veneto e dintorni. Ora Roma è diventata tristemente la città dei cinema che chiudono, schiacciati dalle piattaforme digitali on demand, dai multisala che accentrano e concentrano, dallo streaming selvaggio e anche da nuovi formati e linguaggi travolgenti, come quello delle serie.

Ci sono quindi sale che sono lasciate da anni al proprio destino, come il Paris a Via Magna Grecia; altre su cui infuriano polemiche tra cittadini, istituzioni e proprietà, come il Moderno a Via del Corso; altre che sono state prese e occupate per scampare a un destino di certa mercificazione, come Il Cinema Palazzo e il Cinema America, da cui è nata una riscossa che ha riavvicinato tantissime persone al grande schermo, seppure solo d’estate e in piazza; altre che vivono un’esistenza tormentata, tra promesse di rilancio e riqualificazione e anni di encefalogramma piatto, come il Cinema Avorio.

Tutte le altre sale della città meriterebbero quindi un posto in guida solo per il fatto di essere riuscite a rimanere in piedi, ce ne sono alcune che lo meritano ancora di più però: per la qualità della programmazione, per la qualità del servizio (poltrone, schermi, impianto audio) per la scelta di proiettare i film in versione originale, per la ricerca, per l’avere ancora un’identità di quartiere e l’arredo intatto dal giorno dell’apertura. Una guida a parte invece la meritano i cineclub, patrimonio fondamentale, assieme ai d’essai, per una buona vita cinematografia di una città. Buio in sala e popcorn ben saldi tra le gambe.

Contenuto pubblicato su ZeroRoma - 2019-10-16