Apophis Club

ZERO here: Beve al bancone il Martini Cocktail della buonanotte.

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Apophis Club Via Giuseppe Merlo, 3
Milano

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Written by Martina Di Iorio il 24 October 2017
Aggiornato il 20 November 2017

I posti bui, nascosti nelle vie più incredibili, con scale sotterranee che ti portano dentro ci sono sempre piaciuti. Se ci aggiungi una bottigliera con oltre 500 referenze allora il gioco è fatto. Apophis Club risponde a tutti questi requisiti. Aperto durante la Fashion Week 2017, questo club membership only – ci si accede solo con iscrizione – nasce dalla ceneri di un vecchio night e si presenta in abito da sera firmato da un blasonato studio di architettura e design (DnA Associates). Quindi velluti scuri, tavolini retroilluminati, forme geometriche per un assetto minimal ma avvolgente. Poca luce, solo un fascio di led che percorre tutto il soffito. E di luce in effetti non se ne ha bisogno: l’Apophis è un luogo dedicato al clubbing, con una programmazione che ospiterà dj svelati settimanalmente. Il surplus è sicuramente la proposta cocktail al bancone del bar, difficile da trovare quando si esce fuori a ballare.

APOPHIS

Etichette premium – in forza la collaborazione con Vodka Beluga e Williams Gb Gin – e prodotti selezionati in tutto il mondo. La drink list porta il nome di Morris Mau (già all’Osservatorio Astronomico), che si districa con grande scioltezza tra i classici della miscelazione e i suoi signature. Ci chiede cosa preferiamo, perché all’Apophis il servizio è tailor made: puntiamo su tequila e gin e ne escono fuori due cocktail impeccabili, rispettivamente il Martini Moon con tequila con infusione di camomilla, succo di limone, sciroppo di miele, albume d’uovo e assenzio e l’Aviation con GB gin, maraschino e succo di limone. Tutti i drink vengono dai 14 ai 18 €.

Aviation
Aviation

Possiamo passare tutta la notte al bancone del bar, ma la vista si annebbia dopo il Martini Cocktail della buonanotte. Sicuramente da tornarci per comprendere meglio l’anima clubbing di questo locale che convince a pieni voti per quella del suo bancone.

Martina Di Iorio