“Un dettaglio minore” affonda lo spettatore in una ferita che non ha mai smesso di sanguinare. Dal romanzo di Adania Shibli, la regia e ideazione scenica di Massimo Luconi restituiscono una vicenda che nasce nell’estate del 1949, all’indomani della Nakba – la catastrofe che costrinse oltre 700.000 palestinesi all’esodo.
Nel deserto del Negev, un gruppo di beduini viene sterminato; una sola adolescente sopravvive solo per essere catturata, violentata, uccisa e inghiottita dalla sabbia. Quel corpo sepolto diventa il centro oscuro attorno a cui ruota la seconda parte della storia: molti anni dopo, a Ramallah, una donna sente che quel delitto la riguarda intimamente. È accaduto venticinque anni prima, nello stesso giorno della sua nascita. L’ossessione la divora, la spinge a inseguire tracce minime, dettagli apparentemente insignificanti che però bruciano come prove di un passato mai davvero concluso.
Il testo costruisce due narrazioni che si specchiano e si intrecciano; Luconi le traduce in una scena scarna, attraversata da silenzi taglienti e da una tensione quasi fisica. Non c’è enfasi, non c’è compiacimento: solo un lento, inesorabile avvicinarsi al trauma. Lo spettacolo colpisce allo stomaco e al cuore, ricordandoci che a volte quelli che consideriamo meri “dettagli” possono essere, per qualcuno, l’intera misura di un’esistenza negata.
Scritto da Andrea Di Corrado