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lun 04.05 2026 – ven 08.05 2026

Herencias – scritture di memoria e identità

Dove

Teatro Palladium
Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma

Quando

lunedì 04 maggio 2026 – venerdì 08 maggio 2026

Quanto

free

Contatti

Sito web

Un’immersione nella cultura civile ispanica attraverso un ciclo di performance teatrali e dialoghi sulle parole della memoria: vittima, attesa, testimone, terrorismo, educazione, fosse, corpo.

Lunedì 4

18:45 “La morte è solo occhi” di Nora Strejilevich
Regia di Alessia Oteri

Basata sulle memorie dell’autrice, sopravvissuta all’orrore della dittatura militare argentina, La morte è solo occhi porta in scena un attraversamento del trauma che intreccia corpo, voce e testimonianza. L’opera si radica in un flusso di ricordi franti, intermittenti, che affiorano come schegge di coscienza, articolandosi in uno spazio stratificato dove Nora si sdoppia tra passato e presente, mentre la sparizione del fratello Gerardo diviene epicentro di una violenza sistemica che investe spazio, linguaggio e identità.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: TESTIMONE
Dopo lo spettacolo, Nora Strejilevich dialogherà con Susanna Nanni intorno alla parola “Testimone”, come figura centrale della memoria del trauma, tra racconto dell’esperienza vissuta, responsabilità della narrazione e persistenza delle ferite della dittatura.

Martedì 5

18:30 “L’ultima cena” di Ignacio Amestoy
Regia di Gabriela Praticò

Dopo dodici anni di assenza e silenzio, Xabier varca di nuovo la soglia della casa paterna, rompendo un equilibrio precario. Ad attenderlo c’è Íñigo, un anziano scrittore che ha trascorso la vita a interrogarsi sul senso profondo della tragedia. Tra i fumi del txakolí (il vino tipico dei Paesi Baschi) e il sapore dei ricordi, i due iniziano un confronto serrato, sospesi tra affetto e antichi rancori.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: TERRORISMO
Prima dello spettacolo, Ignacio Amestoy dialogherà con Mauro Favale (giornalista e co-autore de L’aspra stagione) e Simone Trecca, intorno alla parola “Terrorismo”, tra violenza politica, conflitto identitario e memoria dei traumi collettivi e familiari che attraversano la storia contemporanea europea.

Mercoledì 6

19.00 “La sfera che ci contiene” di Carmen Losa
Regia di Francesca Leonetti

La sfera che ci contiene di Carmen Losa porta in scena un’intensa ricostruzione della storia educativa spagnola tra la metà del XIX secolo e la metà del XX, riportando alla memoria collettiva la dimenticata “República de los Maestros” e il ruolo decisivo di maestre e maestri che, con un progetto pedagogico progressista, aspiravano a trasformare la società, portando conoscenza anche nelle aree più marginalizzate.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: EDUCAZIONE
Dopo lo spettacolo, Carmen Losa dialogherà con gli attori e con Pilar Pérez Solano (autrice del documentario Las maestras de la República, Premio Goya 2014), Lorenzo Cantatore (direttore del MuSEd – Museo della Scuola e dell’Educazione) e Francesca Leonetti, intorno alla parola “Educazione”, come spazio di formazione della coscienza civile, della memoria collettiva e della costruzione democratica del sapere.

Giovedì 7

18.30 “I mangiatori di terra” di Mafalda Bellido
Regia di Loredana Scaramella

“I mangiatori di terra” di Mafalda Bellido è un’opera polifonica, che intreccia le voci dei morti sepolti nelle fosse comuni del franchismo con quelle dei vivi che ancora li cercano. In un paesaggio minimo — un muretto a secco lungo un cammino qualunque — si apre una ferita collettiva che continua a pulsare sotto la superficie della quotidianità.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: FOSSE
Prima dello spettacolo, Mafalda Bellido dialogherà con Amedeo Ciaccheri (Presidente Municipio VIII), Francesca Leonetti e Simone Trecca, intorno alla parola “Fosse”, come luogo fisico e simbolico della memoria delle vittime, tra rimozione storica, lutto collettivo e ricerca di verità.

Venerdì 8

19.00 “Malagueñas” di José Cruz
Regia Ferdinando Ceriani

Alla fine degli anni Trenta, tra le mura di un ex convento, cinquanta detenute appena trasferite dal carcere femminile di Malaga attendono di conoscere la propria sorte. Sono state selezionate come cavie per un inquietante esperimento, basato sulle teorie pseudoscientifiche del medico Antonio Vallejo Nájera – il “Mengele” della psichiatria franchista– sostenitore dell’esistenza di un presunto “gene rosso”, causa di deviazioni morali.

Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: CORPO
Dopo lo spettacolo, José Cruz dialogherà con il regista, con la compagnia Papeles en el tablado e con Carlotta Paratore, intorno alla parola “Corpo”, come spazio di controllo, violenza e resistenza, tra repressione politica, sperimentazione ideologica e identità negata.

Scritto da La Redazione