La prima volta che sono salita in cima in cima al Pirellone, emozionatissima, fu una delusione cocente: a parte la Torre Galfa e il cantiere del Palazzo Lombardia di Pei a pochi metri e la Torre Breda dalla parte opposta, e in fondo in fondo a sud l’adorata ma bassotta Torre Velasca, Milano era la città più brutta che mi fosse capitato di guardare dall’alto: una piastra uniforme, immersa in una coltre grigia che non era nebbia ma ovviamente smog. Era veramente teterrima, così piatta: la prospettiva a volo d’uccello, fondamento della pittura di paesaggio e dei ritratti meravigliosi di città di ogni tipo, toglieva invece a Milano tutta l’eleganza e la piacevolezza che si prova guardandola da terra, camminando. Ecco perché se c’è una città che si giova dei nuovi grattacieli, è questa. In meno di dieci anni ha cambiato faccia, sono state create nuove prospettive, nuovi punti di orientamento, nuovi riflessi e luccichii, e un profilo finalmente frastagliato.
In questa selezione partiamo dalle coraggiose torri del passato: Pirellone e Velasca, naturalmente, da sempre rivendicati con orgoglio dai milanesi. Ma anche il palazzo di Magistretti affacciato sul Parco Sempione e sulla preziosissima Milano del piano Beruto, la Torre Branca che non è un grattacielo ma è amatissima, la Torre Breda che svetta lungo via Vettor Pisani, e la Torre Galfa, simbolo del potere nel film La vita agra e recentemente salita agli onori della cronaca per via dell’occupazione di Macao nel maggio 2012.
Poi facciamo uno slalom tra Porta Nuova e Citylife: della prima area segnaliamo ovviamente il Bosco verticale di Boeri, il succitato Palazzo Lombardia, la Torre Unicredit con la sua popolarissima piazza Gae Aulenti, ignorando le più insignificanti Torre Solaria e Diamantone. Della seconda scegliamo forzatamente la torre di Isozaki e quella di Hadid, (il Dritto e lo Storto), perché la terza di Libeskind (il Moscio) è ancora di là da venire.