Za'atar

Zero qui: è con gli occhi neri e quel sapor mediorientale.

Contatti

Za'atar Piazza Orazio Giustiniani, 2
Roma

Orari

  • lunedi chiuso
  • martedi 18–23:30
  • mercoledi 18–23:30
  • giovedi 18–23:30
  • venerdi 18–23:30
  • sabato 12–15:30 , 18–23:30
  • domenica 12–15

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l'attendibilità delle informazioni fornite.

Cucina

Prezzo

Scritto da Nicola Gerundino il 19 giugno 2017
Aggiornato il 28 novembre 2017

Della cucina giapponese sappiamo abbastanza. Sappiamo anche delle sue ibridazioni sudamericane con Brasile e Perù in prima filma, quindi, figuriamoci… Della cucina cinese forse un po’ meno: ci sono un infinità di ristoranti con i classici piatti riconoscibili per noi occidentali, ma ci sono anche posti dove trovare ricette più autentiche, che si tratti di ristoranti di alta cucina o bettole frequentate dalla sola popolazione locale che si è trasferita a Roma. A sua volta, La cucina africana (eritrea) ha una tradizione insospettabilmente lunga – ma neanche troppo insospettabile, se si conosce la storia del Novecento. Della cucina mediorientale, invece, cosa sappiamo? Poco, pochissimo. Conosciamo per lo più solo la sua dimensione di strada, take away. Più o meno è come se all’estero si formasse un giudizio sulla tradizione culinaria romana basandosi su un ipotetico “Tempio del Supplì” di Sydney. Un po’ pochino…. A colmare questa lacuna arriva Za’atar, con un’offerta sicuramente nuova e unica per Roma – e probabilmente anche per il resto d’Italia. Le ricette sono tradizionali, abbracciano tutto il bacino mediorientale e nord sahariano, e sono state filtrate e rilette dall’esperienza di Dolce (conoscenza di ormai lunga data per chi frequenta l’Africano e i suoi ristoranti). Il risultato è magnifico. Si parte con l’hummus – tradizionale di ceci, a base di barbabietola rossa o all’israeliana con avocado e lime – o il babaganoush di melanzane; poi i gamberi in pasta kataifi, i “sigari” di pasta fillo ripieni di carne d’agnello, il tortino (sempre di pasta fillo) con pollo, datteri e cannella; infine le tajine, di carne, pesce o anche vegetariane, che sono il fiore all’occhiello e ripropongono tutti il gioco tra sapori salati (forti) e dolci (più delicati) che accompagna più o meno ogni portata del menu – assolutamente da provare quella di manzo con albicocche, mele, mandorle tostate e miele. In realtà anche i dolci sono un fiore all’occhiello, ma qui tocca vedere se ci arrivate dopo aver chiesto il bis del resto. Interessante anche qualche scelta sulle bevande: la birra artigianale libanese Al Arz e, sempre dal Libano, il rosso di Chateau Musar. Design interno curato e firmato dall’architetto Elena Piulats, tavoli sia all’interno che all’esterno e anche un piccolo cocktail bar dove si gioca molto sulle spezie per insaporire le miscelazioni. Se questa estate rimarrete in città – o qualora vogliate depistare qualcuno/a – basterà venire qui, scattare qualche foto e la vostra vacanza a Damasco sarà perfettamente credibile.