10 anni di Rashomon

Un breve excursus fatto di podcast e foto d'annata, per celebrare i 10 anni del club di via degli Argonauti.

Scritto da Nicola Gerundino il 1 ottobre 2015
Aggiornato il 9 marzo 2016

Non mi ricordo giorno e anno in cui sono finito per la prima volta in quella che sarebbe stata soprannominata la “Black Box” di Libetta, ma mi ricordo bene la dinamica: stavo “inseguendo” una ragazza tra un bar e l’altro quando mi disse «Andiamo al Rashomon» e ovviamente andai. Lei l’ho persa di vista dopo poche settimane, il Rashomon non l’ho più lasciato. Difficile, quindi, lasciarsi andare a una cronistoria e a un racconto oggettivo di quello che qui è successo e del ruolo che ha avuto (e ha) il Rashomon nel panorama romano senza toccare una qualche corda emotiva. Innanzitutto, si potrebbe partire da uno dei concerti più sudati degli ultimi 10 anni: i Gossip, giugno 2006, con Beth Ditto, la band e il pubblico che erano un unico fenomeno di evaporazione di liquidi corporei (e non).

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Poi la storia si fa ancora più notturna, con serate che iniziano e non si capisce bene quando finiscono, scivolando quasi senza accorgersene nell’after. Inizia a farsi largo un appuntamento fisso ogni sabato che è quello che ha trascinato il Rashomon sotto le luci della ribalta. Parliamo di Loaded. Valerio! e Andrea Esu i due resident storici, poi una serie di ospiti che raccontano un po’ il passaggio di consegne dell’epoca tra la scena Uk e quella germanico-berlinese: Andrew Weatherall

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Uno dei primi flyer di Loaded

Kiki, un allora sconosciuto Paul Kalkbrenner, Sascha Funke (molta BPitch all’inizio), Marek Hemmann, Alex Smoke, Cassy, Efdemin, degli altrettanto sconosciuti Jamie Jones e Ben Klock.

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Kalkbrenner all’inizio della sua scalata al successo interplanetario
 

La cosa che colpisce di più è l’atmosfera: difficilmente ho ricordi di una domenica in cui non mi ritrovassi nel letto coriandoli, brillantini o altri gadget strani rifilati a “tradimento” tra un drink e l’altro, oltre che a un costante, ma euforico, mal di testa. C’è festa anche quando ci sono le serate solo con i resident.

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Crescono anche alcune serate parallele: i live indie firmati da Keep It Yours, i venerdi techno di Traintek e si annoverano anche bei pienoni per degli showcase hip hop.

 


 

Oltre all’atmosfera, arrivano le prime intuizioni da talent scout: i dOP che creano il panico facendo scorrere fiumi di vodka – verranno chiamati diverse altre volte a furor di popolo – poi gli Art Department presi, penso, dopo il primo ascolto di Without You; Seth Troxler che fece un set meraviglioso e diede ancora più spettacolo trasformando una bottiglia in un orinatoio, visto che il bagno quella sera era costantemente imballato di gente.

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Un giovane Seth Troxler con dietro Dj Tennis e i Tale of Us

 

Viene aperta una nuova sala bar che dà sul cortile d’ingresso, diventano appuramenti fissi l’Anticapodanno e il Wecandance di Pasqua e Halloween, dei mini festival di un giorno dove la lista dei dj guest si allunga e la musica va avanti con tempistiche da maratona, Loaded chiude con un closing party da lacrime (letterali) affidato a una Steffi probabilmente ignara della carica emotiva di quel passaggio di consegne. Si avvia l’attuale gestione con il testimone che è rimasto in “famiglia”, passando nelle mani di Bizzarro ed eccoci qui a raccontare la decima stagione del Rashomon, iniziata con un set strepitoso di una leggenda quale Lil Louis, che dopo 4 tracce si è messo a petto nudo a sudare assieme a tutti i clubber – mostrando anche un fisico invidiabile.

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Lil Louis all’opening party per la decima stagione del Rashomon

 

PODCAST

Dopo questo breve racconto, eccoci al succo della questione: 10 anni vanno celebrati più che a dovere quindi durante tutto l’arco della stagione – che avrà il suo culmine a marzo nei giorni dell’effettivo compleanno del Rash – pubblicheremo una serie di podcast celebrativi affidati ai resident delle varie serate che saranno ospitate questa stagione, alternandoli con delle foto d’annata. Si inizia, e non poteva essere altrimenti, con un podcast di Valerio! in vista di Come Together, appuntamento curato da lui in persona che il prossimo 17 ottobre ospiterà Nick Anthony Simoncino.

VALERIO! podcast for 10 Years of Rashomon Club by Rashomon Club on Mixcloud

Dopo averlo ospitato alla sua consolle, il Rashomon gli ha affidato il secondo podcast per celebrare il suo decennale. Signore e signori: Nick Anthony Simoncino is in the mix!

Nick Anthony Simoncino Podcast for Rashomon Club by Rashomon Club on Mixcloud

Lo scorso 9 gennaio ha battezzato la stagione 2016 di Come Together, a lui l’onore del terzo podcast per festeggiare il decennale del Rashomon. Un amico di vecchia data, un infaticabile della consolle: Memoryman aka Uovo.

Memoryman aka Uovo Podcast for Rashomon Club by Rashomon Club on Mixcloud

 

RACCONTI DAL BACKSTAGE

Tradizione cinematografica vuole che i titoli di coda spesso siano accompagnati da scene dal backstage piene di errori: gente che cade o che deve girare una scena 30 volte perché non riesce a smettere di ridere. Succede anche nei club – anzi, succede a maggior ragione nei club man mano che l’alba si avvicina – ma nessuno lo racconta mai. Ci abbiamo provato per i 10 anni del Rashomon, andando a chiedere ad alcuni organizzatori che si sono alternati nella Black Box negli anni di raccontarci un aneddoto speciale legato alla propria serata. Ci sarebbe da scriverne un libro…

LOADED
loaded-rashomonIl 13 Ottobre del 2007 portammo per la prima volta a Roma Jamie Jones. La serata andò per le lunghe e ci ritrovammo nel bel mezzo di un after. Arrivò la polizia a farci visita, tutti noi dello staff ci nascondemmo su al privè mentre Jamie Jones con assoluta calma faceva finta di essere un addetto alle pulizie che spazzava all’interno del locale.

 

KEEP IT YOURS
keep-it-yours-rashomonAbbinare le parole Rashomon e indie rock sembra quasi un ossimoro, ma i seguaci più attenti ricorderanno che tra il 2008 e il 2009 al suo interno ci ha mosso i primi passi Keep It Yours. Quella stagione ci ha regalato un’insolita Black Box, fatta di concerti live e chitarre. La prima data in assoluto fu quella con The Paddingtons: sold out. Da quella prima data ne è passata acqua sotto i ponti: KIY ha lavorato negli anni con diversi altri club, si è evoluta in etichetta discografica, ma i suoi fondatori – Giulio Michelini e Andrea Morello – sono rimasti sempre fedeli al Rashomon. Nel corso degli anni non si contano le band che, finito di suonare, sono state trascinate qui, a chiudere serata sul dance floor. Tra gli altri The xx, Kate Nash, The Big Pink e i Salem… Ah no! I Salem hanno pisciato sul divano di uno dello staff KIY, ma questa è un’altra storia.

 

OTHERS
others-rashomonOthers, più che una volontà, è stata una scelta d’amore. Dopo i fantastici anni di Loaded ci siamo ritrovati a decidere di non mollare il Rashomon, bensì di creare una piccola cooperativa anarchica di amici che si autotassasse ad ogni serata. Un periodo di collettivismo e improvvisazione che spesso ci faceva aprire il locale senza fondo cassa, biglietti per le consumazioni o addirittura staff alla porta. Un gran bel periodo. Una volta arrivò un artista piuttosto quotato di cui non farò il nome (Claro Intelecto). Attendevamo tutti con grande ansia il suo live ma purtroppo il suo laptop andò in crash dopo 5 minuti netti dall’inizio del live. Chiedemmo allora a uno dei nostri resident, di cui non farò il nome, (Valerio!) di mettere qualche disco nell’attesa che l’ospite risolvesse il problema tecnico. Ovviamente il problema tecnico non venne mai risolto, il resident suonò per quattro ore di fila e la guest ricevette milioni di complimenti per il “live maestoso”. Nessuno tra il pubblico si era accorto di nulla.

 

SHE MADE
she-made-rashomonIn occasione di uno dei nostri party carnevale decidemmo, come sempre, tutte insieme il dress code: “Celebrity Night”. Ognuna decise singolarmente quale personaggio famoso interpretare. In consolle suonarono quella notte Ameliée che diventò Amy Winehouse e Aghnes nelle sembianze di Ozzy Osbourne. Il dance floor era pieno di Mia Wallace, gemelle Kessler, Loredana Bertè, Lady Gaga. Una nostra amica, alta 1 metro e 80 senza tacchi, si travestì da Kim Kardashian e per rendere tutto ancora più reale si mise un vestito nero aderentissimo, una parrucca nera con dei tacchi altissimi e al posto del suo sedere mise un enorme cuscino. Arrivando al Rashomon tamponò un signore su via Ostiense, uscì di corsa per chiedere scusa, ma lui appena la vide uscire dalla macchina fuggì a gambe lavate con il paraurti posteriore a terra. Quel cuscino l’ha salvata dallo staccare un assegno dal carrozziere e ha fatto ridere a crepapelle chiunque sia entrato al locale quella sera.

 

TRAINTEK
traintek-rashomon8 marzo 2013, Len Faki saluta in chiusura con The Man With The Red Face di Garnier – scelta tra l’altro che definire inaspettata è riduttivo. A metà traccia si prepara un bicchiere di Jägermeister e inizia a offrire shottini alla prima fila davanti al booth. Il suo mezzo bicchierone di Jäger verrà rinvenuto 3 giorni dopo nel portaoggetti dello sportello destro della mia macchina, grazie alla ricerca della fonte di quel sapore acre che inebriava la tappezzeria. Ne era valsa la pena però.