Cinedemìa #6

Il cinema per Roma, consigliato da Roma. Visioni non convenzionali per affrontare la permanenza in casa in questi giorni di quarantena

Scritto da La Redazione il 30 aprile 2020
Aggiornato il 28 aprile 2020

Puntata #4

MAGIC LANTERN FILM FESTIVAL

“MERCE CUNNINGHAM PERFORMS STILLNESS” di Tacita Dean (2008)
Merce Cunnigham, seduto e apparentemente immobile in una sala prova. Nonostante l’assenza di movimento, il corpo, colto abilmente da Tacita Dean, ci riporta alla sua figura di performer e alla persistenza della sua presenza scenica. Omaggio al coreografo e al suo partner e collaboratore John Cage, il film è una coreografia di Cunnigham sulla composizione “4’33” di Cage che, attraverso le sue pose statiche, evoca l’idea di perdita. L’artista costruisce un ritratto nostalgico di una fase della vita di Cunningham, teneramente riflettendo sull’inevitabile passaggio del tempo.

“SACRED REPOSITORY N.1: VIOLENTLY SPEAKING” di Roy Pilgrim (2014, 15 min)
Primo della serie di un più vasto corpus di lavori intitolati “Sacred Repositories”, il film “Violent Speaking” riunisce una serie di voci e luoghi differenti. Ispirato da una lecture di John W. Harvey intitolata “The Salt and The Leaven” del 1947, il film parte dalle cave di pietra in Inghilterra utilizzate per costruire la sede delle Nazioni Unite, passando per New York arrivando al Great Salt Lake nello Utah. Composto da un dialogo tra tre quaccheri dello Utah, performance di transessuali attivisti a New York e da musiche eseguite da cinque adolescenti inglesi, il film vuole esplorare cosa significano oggi cambiamento, tradizione e trasformazione dal punto di vista ecologico, sociale e spirituale.

Courtesy andriesse-eyck galerie, Amsterdam

“THE POINT OF LEAST RESISTANCE” di Fischli & Weiss (1980-81, 30 min)
Sullo sfondo di una Los Angeles dalle tinte fosche, i due artisti vestiti con costumi da topo e orso si ritrovano coinvolti in un misterioso omicidio che solleva questioni e riflessioni sulla natura dell’arte e del crimine subito prima di elevarsi in sublimi voli pindarici.

ALICE NELLA CITTÀ

Visti tutti insieme questi film sono il racconto di uno sguardo eccezionale; una selezione di autori che, pur lavorando per il mondo adulto, con coraggio si sono messi alla prova nel progettare film capaci di raccontare l’infanzia e l’adolescenza con la lunghezza precisa del loro passo, esaltandone la libertà, l’intelligenza e la poesia.

“STA FERMO, MUORI E RESUSCITA” di Vitalij Kanevskij (1989, 105 min)

“DOV’È LA CASA DEL MIO AMICO” di Abbas Kiarostami (1987, 86 min)

“KES” di Ken Loach (1969, 110 min)

“A CHIARA” di Jonas Carpignano (2020)

Jonas Carpignano

MEDFILM FESTIVAL (Alessandro Zoppo)

“LAILA’S BIRTHDAY” di Rashid Masharawi (2008, 71 min)
Vincitrice del MedFilm nel 2008, “Laila’s Birthday” è una dramedy urbana con uno strepitoso Mohammed Bakri nei panni di un giudice costretto a dover fare il tassista perché il governo non ha più soldi per pagarlo. Per comprare una torta e un regalo alla figlia nel giorno del suo compleanno, è costretto ad attraversare in lungo e in largo Ramallah, non proprio una città come tutte le altre. Con il suo umorismo dell’assurdo e il suo stile diretto e senza fronzoli, Masharawi racconta un quotidiano impossibile e lacerato: da (ri)vedere per ricordare che quando la pandemia sarà finita e non saremo più confinati in casa per il Covid-19, ci sarà sempre un Paese nel mondo dove le persone sono murate da decenni: la Palestina.

“ALL THIS VICTORY” di Ahmad Ghossein (2019, 93 min)
Dall’ultima edizione del MedFilm, l’esordio nel cinema di finzione di Ahmad Ghossein racconta cos’è davvero la prigionia domestica: nel Libano del 2006, dove infuria la guerra tra Hezbollah e Israele, cinque persone si rifugiano nel sotterraneo di una casa per proteggersi dalle bombe dei soldati israeliani, che occupano il piano superiore dell’edificio. Un film per ragionare davvero sul senso della reclusione e delle nostre paure, e su quello del conflitto (che verrà).

“BURIED SECRETS” di Raja Amari, (2009, 91 min)
La storia di tre donne autorecluse in un’isolata magione nella campagna tunisina per proteggersi dai pericoli del mondo esterno, come i sentimenti amorosi o la necessità di socializzare. L’arrivo improvviso di una giovane coppia stravolge le loro vite: un invito ad agire, ad abbandonarsi ai piaceri guardando oltre il buco della serratura.

“SNOW AND THE BEAR” di Selcen Ergun
Il lungometraggio d’esordio della giovane regista turca Selcen Ergun, già assistente di Reha Erdem. Una favola dark ambientata in un paesino della Turchia del nord-est paralizzato dalla neve, dove la misteriosa sparizione di un uomo si intreccia con l’;arrivo di una giovane infermiera e il ritorno improvviso degli orsi. Produce Nefes Polat, la stessa di “Sibel” di Çağla Zencirci e Guillaume Giovannetti e “Il regno d’inverno” di Nuri Bilge Ceylan.

“Snow and the Bear”
  1. Puntata #1

  2. Puntata #2

  3. Puntata #3

  4. Puntata #4

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