Cinedemìa #3

Il cinema per Roma, consigliato da Roma. Visioni non convenzionali per affrontare la permanenza in casa in questi giorni di quarantena

Scritto da La Redazione il 1 aprile 2020

Nelle ultime settimane il telecomando sarà diventato il vostro migliore amico, la tv un oggetto di basilare importanza al pari dell’acqua corrente e avrete speso non si sa quanto tempo a rovistare nei blog più disparati. Visto che la situazione, ahi noi, sembra non sia destinata a cambiare nel giro di poche ore – e nemmeno di pochi giorni – abbiamo deciso di darvi qualche consiglio su cosa vedere. Anzi, abbiamo deciso di farveli dare dal mondo del cinema di Roma, quello che ci piace di più, fatto da cineclub, cinema d’essai, curatori, videomaker, festival, rassegne e appassionati. Oltre ai suggerimenti sui film già usciti, ne troverete un quarto riguardante le prossime uscite al cinema, nella speranza che le sale, di ogni dimensione e tipo, riaprano e che si ritorni a popolarle di corsa. Buona visione: non rimarrete delusi!

VIC SINEX (KINEMA FANFULLA)

“ANGST” di Gerald Kargl (1983, 75 min)
Viaggio paranoide nella mente di un assassino appena rilasciato, la paura non è quella delle vittime, ma la sua. Paura dei suoi impulsi, del mondo che lo guarda e a cui sente di dover dimostrare qualcosa. Spesso bollato volgarmente come “torture movie”, mosso dalle riprese vorticose e assolutamente personali di Zbigniew Rybczyński – che ha vinto un Oscar, ma per un film di animazione – e le musiche ossessive di un rappresentante di spicco del krautrock come Klaus Schulze.

“HUSBANDS” di John Cassavetes (1970, 138 min)
Un’evasione di tre amici dall’idea della morte che li ha colti alla sprovvista, non che ci sia un modo per prepararsi all’idea. Ben Gazzara, Peter Falk e John Cassavetes sono affiatati in scena tanto quanto lo erano probabilmente nella vita, un’esperienza di improvvisazione autentica, come la loro ricerca disperata della perdita di controllo.

“TAXI ZUM KLO” di Frank Ripploh (1980, 91 min)
Un professore tedesco nella Berlino del 1980 vive le contraddizioni legate alla sua vita privata che impatta sul suo lavoro. Ha un ragazzo possessivo mentre lui si concede spesso incontri occasionali nei bagni pubblici. L’intimità del protagonista – che è anche il regista – è mostrata in maniera quasi pornografica, cruda e provocatoria, tanto che il film è diventato una vero e proprio culto della scena gay.

“THE HAWKLINE MONSTER” di Yorgos Lanthimos
Dal suo primo film KYNODONTAS – un perfetto film da quarantena, dato che in quel caso viene imposta da un padre che diventa totalitarismo – Lanthimos è riuscito a non farmi mai pentire di aver speso i soldi di un biglietto, motivo per cui ogni volta sono trepidante di vedere un suo film. Sa rinnovarsi continuamente e non appare plasticato, nonostante il nuovo contenitore hollywoodiano. Sta lavorando a un western gotico basato su un libro di Brautigan, su cui tentò di mettere le mani anche Tim Burton.

AGNS ANGST (KLANG)

“HOME” di Fien Troch, (2016, 103 min)
Bruxelles, adolescenza, famiglia, casa. Inferno. Piccolo gioiello disturbante firmato da una giovane regista belga: geniale. Da vedere la sua intera filmografia.

“CUT” di Amir Naderi, (2011, 133 min)
Un fuoriclasse che gira un omaggio ai fuoriclasse. Dove può arrivare l’amore per il cinema, fin dentro il corpo.

“LOS VIAJES DEL VIENTO” di Ciro Guerra (2009, 117 min)
La sintassi di questo film è la musica, la semantica la magia nera, attraversando la Colombia.

“HIDDEN LIFE” di Terrence Malick (2019, 173 min)
Un amico con cui condivido la passione per il Sommo, mi ha raccontato di aver letto la sceneggiatura mentre lavorava per una società di produzione, e che una volta uscito dall’ufficio, mentre era in macchina e guidava verso casa, ha iniziato a piangere senza sapere perché.

ALESSIO GIAMMARINO – (CINETRENTA)

“CASTAWAY ON THE MOON” di Lee Hae-jun (2009, 116 min)
Un film che affronta il tema dell’ hikikomori utilizzando soprattutto il linguaggio della metafora: un uomo che vuole vivere da solo, circondando da una città popolata da milioni di persone che nemmeno si accorgono della sua esistenza. Il film alterna scene divertenti e spiritose ad altre tristi e commoventi. Invita a riflettere sui limiti della società contemporanea e su un modello di vita che può portare all’esasperazione e al rifiuto di tutto.

“TURTLES CAN FLY” di Bahman Ghobadi (2004, 98 min)
Un mondo che sembra fermo a diversi secoli fa, in cui la modernità fa molta fatica ad affermarsi – al centro della storia c’è una smisurata antenna parabolica, simbolo però di un progresso finto, perché i vecchi che l’hanno voluta per avere news sulla guerra non la sanno usare e non conoscono l’inglese, così come Satellite, l’adolescente protagonista, che però ne millanta la conoscenza. I bambini portano addosso i segni degli errori dei grandi, che nel film sono quindi solo uno spiacevole corollario. Il dramma della guerra si riduce a solo un mero spettacolo per alzare lo share e alimentare la macchina del capitalismo.

“OCCIDENT” di  Cristian Mungiu (2002, 105 min)
C’è un senso di condanna esistenziale in questo film: condannati a fuggire dal paese o condannati a rimanere. Mungiu sceglie la strada della commedia drammatica, il tono è leggero e amaro allo stesso tempo, e i tre segmenti di una storia unica si incastrano bene a livello narrativo, delineando in maniera efficace sia il contesto che i personaggi.

“BLOSSOM” di Wong Kar-wai
Il ritorno sul grande schermo del regista di Hong Kong, le cui riprese sono state interrotte e posticipate a causa dell’emergenza Covid-19

  1. Puntata #1

  2. Puntata #2

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