Il giorno è la nuova notte?

Come sta cambiando il nostro modo di bere (e non solo)

Scritto da Martina Di Iorio il 30 ottobre 2020

Ho sempre pensato che nel giorno del giudizio universale le persone venissero divise in due grandi categorie. La prima, gruppo meno popolato dal forte accento veneto, con la tendenza a bere il bicchierino a pranzo, generazione boomer per lo più, e la seconda, girone infernale popolato da tutti coloro che possedevano un orologio biologico settato dalle 19 in poi. Il popolo dell’aperitivo, del tempo libero che lavorava con il favore delle tenebre, lupi mannari metropolitani costretti a vivere in una fascia oraria notturna. Non senza conseguenze: cicli del sonno sballati, perdita di contatto con la realtà, alimentazione a base di noccioline e olive (quelle del Martini).

La cena si trasforma in pranzo, l’aperitivo si anticipa, e bussa alla porta da mezzogiorno in poi.

Il mondo in cui viviamo ci sta mostrando ad oggi tante cose: le falle della nostra vita cittadina, le gerarchizzazione delle priorità, la categorizzazione del concetto di essenziale. E, soprattutto, che forse dobbiamo rivedere i nostri ritmi. Ed ecco come ci troviamo a riorganizzare il nostro tempo libero, i nostri consumi, e i momenti in cui decidiamo – dpcm permettendo – di vivere la nostra socialità. Che quella, si badi bene, non è possibile sopire. Tuona la voce dall’alto che pone fine a cene, assembramenti se non più di quattro e serrande chiuse alle 18. La macchina dell’hospitality – bar, locali e ristoranti – si mette in moto, non sta a guardare, si riorganizza non senza poche difficoltà, e in men che non si dica ci propone la soluzione. Il giorno è la nuova notte? Pare proprio di sì.

La cena si trasforma in pranzo, l’aperitivo si anticipa, e bussa alla porta da mezzogiorno in poi. Gli americani avevano provato a dircelo già da tempo, ma il loro brunch a base di Bellini e Mimosa non ci ha convinto mai fino in fondo. Almeno per chi, figlio del pranzo della domenica in famiglia (di tutti i tipi), preferiva concedersi la trattoria e la boccia di vino una domenica ogni tanto. Sull’egemonia di cene a apericena (già smantellati dalle norme anti covid), si fa spazio un nuovo modo di consumare bevenda alcoliche e di vivere la tavola. Molti sono i bar che vivevano già in questa fascia oraria, come il Camparino o il Bar Basso, figli di uno spazio senza tempo cronologico. I bar, come i ristoranti – almeno quelli aperti solo a cena – si reinventano e preparano i tavoli (per non più di quattro persone) con la luce del sole. Quello che viene comunemente chiamato day drinking viene – per forza di cose – sdoganato.

Senza contare che uscire per un pranzo o un’aperitivo anticipato, fa doppiamente bene: a noi e ai bar e ristoranti, supportati in questo momento delicato

Ed ecco che fioccano appuntamenti, pranzi (largamente intesi), e tisane alcoliche a merenda. La colazione del muratore, quella con birra e panino con la mortazza, si presenta come uno scenario tutt’altro che improbabile. Ogni drink ha una sua ora e ogni ora ha la possibilità di bersi un drink. Il Bloody Mary alle 11, i cocktail frizzanti (come Bellini, Mimosa, Cocktail Champagne) per pranzo, cocktail caldi dalle 15 in poi: come l’Hot Toddy, il vin brulè, il bombardino. Fermo restandoo ricordare come i classici dell’aperitivo italiano, Negroni, Americano, Mi.To, siano nati proprio per il consumo pre pranzo o cena. E tutto questo non senza anche dei benefici, che ovviamente si annullano se bevete tutta Lombardia.

Il Bar Basso durante una DesignWeek- PH Giulio Boem

In primis, bere di giorno significa bere accompagnando la bevuta con del cibo, cosa che spesso ci dimentichiamo di fare la sera; il metabolismo diurno è sicuramente più veloce di quello notturno e si hanno più ore davanti per assorbire l’alcol; il ciclo del sonno non viene alternato (alle 18 tutti a casa, anche nella peggiore delle ipotesi); e – salvo rari casi – di giorno si beve con più moderazione, o almeno l’effetto psicologico della luce dovrebbe portare a questo.
Senza contare che uscire per un pranzo o un’aperitivo anticipato, fa doppiamente bene: a noi, un po’ frustrati da questa incessante situazione, nel rispetto delle norme in vigore; e a tutti gli operatori e proprietari di bar, locali e ristoranti, supportati in un momento delicato come questo.