Cultura, investimenti e antiproibizionismo: la sesta edizione di Canapa Mundi

Dal 21 al 23 febbraio torna a Roma, in una nuova e ancor più prestigiosa location, una delle più grandi fiere in Europa dedicate alla cannabis. Facciamo il punto su ciò che cambia (e ciò che resta immutato).

Luogo di nascita

Roma

Scritto da Chiara Colli il 17 febbraio 2020
Aggiornato il 19 febbraio 2020

La Cannabis Sativa L, più comunemente nota come Canapa, da queste parti sembra avere più di una cosa in comune con la “green revolution”: potrebbe portare nuovi posti di lavoro, un cambio di passo nella tutela dell’ambiente (la canapa ha la capacità di assorbire grandi quantità di metalli pesanti e diossina, curando i territori avvelenati e quindi trattenendo anidride carbonica), educare le persone – e non solo gli addetti ai lavori – a una maggiore consapevolezza culturale, sociale e ambientale circa le proprietà di una pianta officinale preziosissima, superando gli stereotipi e un proibizionismo vecchio e incoerente (a fronte di droghe reali vendute dallo Stato, come alcol e tabacco) MA, al momento, non è conveniente per la maggior parte delle lobby che detengono il potere – economico e politico – nel nostro Paese (diversamente da come accade Oltreoceano e in altri paesi europei, lasciandoci almeno qualche speranza per il futuro).

Il risultato è che proprio mentre poteva esserci la svolta, ovvero una chiarificazione sui fini commerciali della cannabis light e un’agevolazione di tutto il comparto industriale (che a metà gennaio, almeno in parte, c’è stata: ne parliamo più avanti), dopo un anno a colpi di circolari propagandistiche e proibizioniste e sentenze della Cassazione in direzione opposta, l’emendamento proposto per chiarire alcuni vuoti della legge 242/16 è stato decretato dalla Presidenza del Senato come “inammissibile”. Se quindi nulla in sostanza è cambiato rispetto allo scorso anno, il momento è sempre più importante per dare rilievo a manifestazioni come Canapa Mundi, che da sei anni svolge un lavoro divulgativo e di investimento – soprattutto nel reparto industriale – su questa pianta dai mille benefici. Divisa come sempre in due aree, quella dedicata al Grow e quella Industriale, e in una nuova e più ampia location come la Fiera di Roma, parliamo di questa sesta edizione – ma anche della situazione normativa attuale e di antiproibizionismo – con gli organizzatori della tre giorni, l’Associazione Tuanis. Fatevi una cultura.

 

Canapa Mundi nasce nel 2015, un anno prima della legge 242 sulla canapa industriale che – seppur ancora oggi con una parte del vuoto normativo che negli ultimi tempi ha messo in difficoltà il settore - ha dato nuovamente il via alla produzione in Italia, a un maggior interesse dell'opinione pubblica e poi al boom della cannabis light. Come è nata l'idea, quali erano gli obiettivi iniziali?

La cannabis light è solo un fenomeno nato tre anni fa, il mercato della canapa in Italia è antico e dopo qualche decennio di oppressione, nei primi anni Duemila è rinato grazie ai GrowShop, negozi specializzati che oltre a vendere prodotti di canapa fanno informazione sulla cultura della Canapa. Canapa Mundi nasce come è ora. Ancora oggi la Fiera è formata maggiormente da aziende operanti nel mercato del GrowShop e da aziende che fanno alimenti, abbigliamento, cosmesi etc. La legge sulla canapa industriale è stata utile agli agricoltori, ed è stata cavalcata dalle aziende che hanno sfruttato il fenomeno cannabis light. In sostanza, sia Canapa Mundi sia il mercato della canapa nascono prima dell’attualizzazione della legge 242.

In che modo questa legge è stata almeno in parte una svolta in termini pratici per l'economia, l'ambiente, l'agricoltura, le piccole aziende – per la quale è sotto ogni aspetto auspicabile un ritorno sugli specifici fini commerciali anche delle infiorescenze - ma anche come passo in avanti culturale sulla cannabis, che in Italia ancora oggi come pianta viene demonizzata o vista con sospetto anche quando non ha effetti psicotropi?

Seppur con qualche vuoto normativo, in parte colmato nel reparto alimentare proprio di recente, la legge 242 del dicembre 2016, entrata poi in vigore a inizio 2017, ha contribuito a dare coraggio a molti agricoltori e a facilitare il loro lavoro sul campo, ha introdotto la possibilità di utilizzarla come pianta ornamentale, che da un punto di vista culturale vuol dire molto. Purtroppo l’effetto “corsa all’oro verde” verificatosi tra 2018 e 2019, se da una parte ha certamente favorito il dinamismo culturale e la conoscenza pubblica sul tema canapa, nonché l’investimento privato, ha anche generato delle distorsioni economiche, mettendo in difficoltà più di qualche agricoltore e commerciante improvvisato, che ha investito sulla canapa come fenomeno, senza però conoscerne concretamente il settore. Ciò nonostante, dal quadro economico attuale, è prevedibile che nei prossimi anni il mercato della canapa sia destinato a crescere ancora; e in questo contesto Canapa Mundi è senz’altro il network italiano primario e di riferimento per tutti i principali attori dei mondi della canapa.

 

 

Alla sesta edizione, la Fiera passa dal Palacavicchi di Ciampino al più grande e autorevole spazio della Fiera di Roma. Si tratterà di un’esposizione maggiore sotto ogni aspetto, in che rapporto siete con le Istituzioni?

Le Istituzioni con cui abbiamo a che fare ci riconoscono da anni l’importanza dovuta, la Regione Lazio ci ha attribuito ufficialmente il riconoscimento di Fiera Internazionale già da 4 anni. Molti parlamentari e senatori nell’arco degli anni hanno visitato Canapa Mundi per conoscere questa Fiera di cui sentivano parlare bene in termini di presenze e atmosfera, ma l’evento non ha assolutamente spazi – fisici e concettuali – per la propaganda politica, ogni volta che sono venuti a trovarci lo hanno fatto senza proclami e in maniera riservata. Anche le forze dell’ordine, durante i normali controlli, sono rimasti sempre piacevolmente colpiti dal numero di presenze, dall’indotto economico che ne deriva e dalla tranquillità con cui si svolge la Fiera.

Come cambia l’evento, per voi che lo organizzate e per chi verrà a visitarvi?


Ogni anno introduciamo delle novità, quest’anno la location cambierà l’intera immagine della Fiera, la percezione che si avrà sarà di una notevole crescita, spazi molto più ampi e un luogo adatto ad accogliere molte persone. Ci stiamo preparando a una crescita esponenziale, con molti espositori nuovi, abbiamo venduto circa il 30% di spazi in più rispetto all’anno passato, con tante nuove bandierine da paesi diversi, come testimonia la mappa degli espositori; poi la Conferenza annuale con interventi di professionisti e accademici, l’area bimbi ancora più grande e accogliente, le novità in campo di ristorazione con il latte di canapa espresso e le foglie fritte e, non in ultimo, una maggiore attenzione alla sostenibilità con la raccolta differenziata, gadget ecologici e la riduzione del consumo di CO2 e quindi dell’impatto ambientale della Fiera grazie agli alberi che pianteremo a seguito dell’evento.

 

 

Delle numerose proprietà della cannabis, quali sono quelle più evidenti e seguite in Italia per quanto riguarda la canapa industriale?

In Italia il settore e l’applicazione che registra maggior sviluppo è quello alimentare: produciamo alimenti di ottima qualità e anche la canapa non fa eccezione. I semi di canapa ad esempio, un super alimento molto richiesto in tutto il mondo, se coltivati in Italia acquistano valore, come tutto il made in Italy. E altrettanto può dirsi per tutte le preparazioni a essi riconducibili, come le farine di canapa e l’olio. Da segnalare la start up italiana Kanesis, che ha brevettato la plastica da utilizzare nelle moderne stampanti 3D, una plastica in canapa completamente biodegradabile.

Dal punto di vista di chi lavora da anni nella piena legalità con i derivati della canapa oggi a che punto ci troviamo, anche per via della confusione mediatica (e non sostanziale) circa i fini commerciali? Avete pensato che questa edizione della Fiera fosse messa in discussione?

Una Fiera con lo status di Internazionale non può esser messa in discussione, ha uno status a sé. Il nostro mercato di riferimento, che è in particolare quello della canapa industriale, è in costante crescita, gli scossoni ricevuti da boutade mediatiche hanno creato un effetto negativo soprattutto in termini di percezione. Una chiara legislazione aiuterebbe a consolidare fatturati di aziende e quindi posti di lavoro molto utili alla nostra economia. D’altra parte, proprio nell’ultimo mese, ci sono state un paio di novità, diciamo una negativa e una positiva. La prima riguarda una norma circa la vendita delle cartine, che in quanto articolo per fumatori fa parte del nostro mercato, le quali al momento sono passate al Monopolio di Stato: si va verso il liberismo e poi si monopolizzano le cartine, una mossa che è stata giudicata antieconomica anche da numerosi economisti assolutamente senza logica e buon senso. La seconda, quella positiva, è che a metà gennaio è stato finalmente pubblicato il decreto del Ministero della salute che fissa i limiti di tetraidrocannabinolo (Thc) negli alimenti ricavati dalla canapa. Secondo la norma i semi di canapa, la farina e gli integratori alimentari preparati con la canapa non possono contenere più di 2 milligrammi di Thc per chilo. Nell’olio il limite sale a 5 milligrammi per chilo. Una novità positiva, che può stimolare ulteriormente la crescita del settore, perché fino a ora non erano stati stabiliti limiti precisi e la situazione era piuttosto confusa, col rischio che anche con livelli di Thc irrisori si fosse fuori legge. Sicuramente una bella notizia anche per Canapa Mundi, che fin dall’inizio ha investito moltissimo nel settore industriale, sia in termini di spazi dedicati sia in termini di prezzi e agevolazioni per i produttori – soprattutto italiani – di questo settore. Questa norma dà finalmente una sicurezza matematica ai produttori nel settore, se pensi che i semi di canapa vengono venduti, faccio un esempio, in tutti i Naturasì, rimanendo finora sempre in un limbo non definito tra legalità e illegalità.

Potete anticiparci quali saranno i contenuti della Conferenza di quest’anno nell’ambito dei tre temi fondamentali: canapa medica, industriale e aspetti giuridici?

Canapa Mundi investe molto negli eventi culturali legati alla canapa, ogni anno proponiamo molteplici attività che consentano a tutti i tipi di pubblico di fare una conoscenza più approfondita di questa pianta. La Conferenza Annuale sulla Canapa e i workshop sono rispettivamente un’opportunità di approfondimento teorico-scientifico e pratico. Ogni anno la Conferenza diffonde gli articoli scientifici pubblicati nell’ultimo anno da ricercatori e professori italiani su riviste scientifiche di fascia A, ovvero sulle migliori riviste scientifiche internazionali. Canapa Mundi, infatti, da un lato vuole sostenere la ricerca scientifica, dall’altra vuole far avvicinare la scienza agli operatori del settore, quali le aziende che vogliono fare innovazione, i consumatori, che hanno il diritto di essere informati in modo puntuale e affidabile. Viviamo un’epoca di fake news e bigottismo legato alla canapa, pertanto riteniamo cruciale essere incubatori di conoscenza e ci sembra che in questi 4 anni di Conferenza stiamo riuscendo nel nostro intento, considerato il numero crescente di pubblico alle varie sessioni della Conferenza, ma anche alle visualizzazioni che registriamo sul nostro canale Youtube, dove sono gratuitamente consultabili tutti gli interventi di tutte le edizioni. Parimenti, anche i workshop sono un’occasione di cultura: aziende, professionisti e tecnici danno l’opportunità non solo di imparare concretamente le nuove tecnologie e metodologie immesse nel mercato, ma anche di poter fare domande tecniche agli inventori stessi di queste innovazioni. Tra gli interventi più interessanti, ritroviamo sicuramente il venerdì con la sessione sulla canapa in medicina i relatori Andrea Mastinu e Maurizio Memo dell’università di Brescia, che ci sintetizzeranno i recenti progressi della scienza nelle applicazioni farmacologiche degli endocannabinoidi. Tra i workshop abbiamo il contributo di Indoorline, che ci mostrerà concretamente le nuove e più efficaci tecniche di coltivazione, ma avremo anche una sessione pratica di quello che verrà esposto scientificamente il giorno dopo alla conferenza: tecniche di estrazione essenziale dell’olio di canapa e l’aromatizzazione delle bevande con fiori di canapa coltivata; infatti, il sabato la conferenza si concentrerà sulla canapa industriale, con interessanti interventi sul potenziale della canapa nelle pratiche di bonifica dei suoli inquinati, ma anche per un’edilizia sostenibile. Come ogni anno, infine, la domenica è dedicata agli aspetti socio-economici del business della canapa; quest’anno la programmazione è molto ricca e fornirà a tutti (consumatori, produttori e rivenditori) grandi spunti normativi per poter vivere serenamente e nella legalità, in Italia come all’estero.

 

 

Qual è il target di Canapa Mundi?

Canapa Mundi ha da subito puntato a un pubblico eterogeneo: d’altra parte corrisponde alla convinzione che parlare di canapa, oggi, significhi abbracciare una conoscenza a 360 gradi, sia in termini di opportunità sia di possibili destinatari, attori o fruitori che siano. Quindi, sì: ci è capitato e ci capita sempre più spesso non solo che il pubblico lontano dai cosiddetti “soliti stereotipi” si avvicini a Canapa Mundi, ma anche che ci faccia i complimenti. E questo significa che Canapa Mundi funziona molto bene quale vettore culturale, educativo e divulgativo.

Credete che la percezione che oggi le persone hanno della cannabis sia cambiata?

Purtroppo 40 anni di retaggi proibizionisti non si cancellano con pochi anni. La canapa ancora oggi è considerata una pianta controversa; i suoi numerosi e funzionalissimi impieghi sono ancora generalmente valutati e percepiti in un’ottica limitata: perché nell’immaginario collettivo, la canapa quale pianta paga ancora moltissimo la demonizzazione del suo principio attivo più conosciuto, il Thc. Questo porta a una nuova deformazione della realtà, e tarda l’accrescimento culturale necessario per comprendere che oggi la canapa è una risorsa fondamentale per il futuro del pianeta in tutti i suoi utilizzi. Canapa Mundi è una manifestazione dichiaratamente antiproibizionista e la cannabis light è stato un fenomeno che in realtà ha spostato un po’ il punto cruciale del dibattito, ovvero che la canapa nella sua totalità è una pianta che non ha effetti negativi su nessuno, non ha mai provocato un morto in tutta la sua storia millenaria – a differenza di altre sostanze legali in commercio. Dal punto di vista economico e del mercato, soprattutto in un regime proibizionista come il nostro nel quale avrebbe potuto essere una grande opportunità, è stata un’occasione persa sia chiaramente a causa degli alti e bassi della politica, sia per via di qualche leggerezza di troppo di chi si è buttato nel mercato in maniera errata. Noi auspichiamo a una legge sulla canapa esattamente come quella per l’alcol: ovvero con un regime di monopolio di Stato ma con la possibilità di autoproduzione, come nel caso del contadino che se vuole può prodursi da solo il vino, senza incorrere in sanzioni. Contiamo anche che con il vino ci si può uccidere, mentre con la canapa – tutta – assolutamente no. Si può mercificare, ma lasciando la possibilità di autoprodursi a chi ha la possibilità e la capacità.

 

 

All'interno della manifestazione quanti sono i produttori italiani coinvolti e quanti quelli stranieri? Probabilmente c'è una differenza tra l'area della canapa industriale e quella grow, ma in generale la fiera è rivolta a valorizzare e potenziare – anche in prospettiva – la produzione italiana?

Esatto, diciamo che la percentuale di partecipanti esteri è più consistente nell’area Grow che non in quella riservata alla canapa industriale o alla cannabis light, che è prevalentemente un fenomeno italiano, sebbene ci siano degli esempi in entrambi settori tematici. Gli stranieri sono soprattutto i produttori di fertilizzanti, di terricci, di sistemi idroponici, di vaporizzatori, di articoli per fumatori. Canapa Mundi, per scelta, da sempre applica prezzi calmierati per tutti coloro che appartengono all’area di canapa industriale, una forma di promozione e sostegno che ci sembra sensato e doveroso e che non abbiamo mai tradito, indipendentemente dal progressivo successo registrato per Canapa Mundi, la prima Fiera cui si rivolgono numerosi artigiani e piccoli-medi imprenditori italiani del settore.

Provando a semplificare una tematica a dir poco complessa, a che punto siamo in Italia nell'ammissione dell'uso della cannabis a scopo terapeutico, quindi con THC anche superiore allo 0.6? E nella coltivazione della stessa sempre su territorio Italiano?

Purtroppo per chi ha bisogno di cure che comprendono anche anche l’utilizzo della Cannabis, l’Italia è molto indietro. Attualmente la produzione su territorio italiano è affidata allo stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze, e a un responsabile del Crea, riguardo le varietà da coltivare. Dopo la sperimentazione e l’avviamento di produzione, purtroppo i risultati ottenuti non sono sufficienti a soddisfare le necessità dei malati che si curano con questa sostanza, chi lavora in questo settore non crede ai propri occhi quando vede i video diffusi dalla stampa. Tuttora infatti l’Italia è costretta a importare a caro prezzo la Cannabis dall’Olanda, senza comunque riuscire a soddisfare il fabbisogno annuale. Istituzionalmente, forse sarebbe stato costruttivo e opportuno domandare una consulenza professionale a chi si occupa di canapa da anni, agli esperti e alle aziende che abbiamo in Italia: continuiamo a confidare che lo facciano al più presto.

Una cosa che, per usare un eufemismo, fa spesso “sorridere” è come alcune forze politiche fortemente legate al concetto di territorialità e di valorizzazione dei prodotti italiani non si batta a favore, ma anzi contro, la produzione e la valorizzazione della cannabis. Mi riferisco anche semplicemente a quella industriale, che ha così tanti benefici per tutti... Voi cosa ne pensate? Dove sta il cortocircuito?

Sicuramente questa domanda richiederebbe un discorso ampio e complesso. In poche battute, tirando in ballo la semplice percezione del settore: la situazione lascia presumere che con buona probabilità gli interessi politico-economici di chi oggi investe o fruisce dei tanti e vari benefici accennati, restino comunque marginali, o di entità trascurabile, rispetto a quelli cristallizzati e consolidati di chi ne è il contraltare. È anche alla luce di queste considerazioni che assumono importanza il desiderio di formazione, la necessità di garantire la cultura della canapa alla portata di tutti, la divulgazione dei progressi di settore in ambito scientifico e accademico. Anche e con la speranza di accrescere l’interesse pubblico condiviso, renderlo cosciente e competente, atto insomma a imporsi in maniera significativa. Canapa Mundi è uno dei tasselli utili a questa funzione, e siamo sicuri che tutti i muri verranno abbattuti con il tempo.

Il market dell'area Hemp industry
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