Francesco Sala Anarres

Anarres, è uno dei due pianeti gemelli, il più difficile. Lo sapete. Qui però non vi parliamo della Le Guin, ma della libreria-bistrot alla NoLo DDR.

quartiere NoLo

Scritto da Piergiorgio Caserini il 11 marzo 2021
Aggiornato il 19 marzo 2021

Foto di Anna Adamo e Guido Borso

Anarres, la libreria e bistrot che si staglia al culmine dell’est di quella che per gli habitué era la NoLo DDR. Per gli altri, parliamo di via Crespi, al di là della cerniera di viale Monza, che se la guardate scorrervi davanti vi porta alla memoria altre zone di Milano, mica il blocco sovietico. Abbiamo parlato con il libraio, Francesco, davanti a un caffè e con il jazz che ci faceva tamburellare le caviglie. Ci ha raccontato del quartiere e di Crespi insieme, della scelta scivolosa di stare lì, e ci ha aiutato a capire un po’ meglio cosa si vede in NoLo.

Anarres Bistrot – interni
Anarres Bistrot – interni

Come nasce Anarres?

Da almeno un paio d’anni avevano in mente un progetto assieme a vari compagni che arrivavano da esperienze di lotta per la casa e le nocività. Si parlava di tirare su un locale d’incontro, con varie specificità, e da lì nasce l’idea di una libreria con bistrot, che poi era quello che sapevamo fare. Trovare il posto qua è stata una circostanza particolarmente felice. Al di là dell’opportunità di affittarlo a prezzi ragionevoli rispetto ai canoni, conoscevamo già abbastanza bene il quartiere, per varie ragioni. Io ho fatto qui le scuole e ci sono cresciuto, altri amici ci vivevano, ma soprattutto eravamo molto consapevoli delle dinamiche che stavano accadendo. E appunto sapendo dei processi di gentrificazione in atto, per noi era anche un tema un po’ scivoloso.

La gentry di NoLo è una questione degli ultimi anni, ma bisogna dire che ha tutte le qualità per essere inquadrata come un movimento dal basso, no?

È sicuramente una situazione molto particolare. Nessuno può negare la gentrificazione, per certi versi in toni classici, newyorkesi, che comincia in quartiere degradato, ma sostanzialmente non periferico. A parità di distanza dal centro, NoLo aveva prezzi bassissimi che hanno attirato persone, italiani fondamentalmente, anche un po’ smaliziati rispetto alle “paure da telegiornale” che avevano caratterizzato questa zona a partire dalle rivolte di in via Padova. Famiglie con redditi buoni, poi artisti, fotografi, architetti… arrivano e portano idee. Insomma, sicuramente un processo del genere nasce dal basso, ma inevitabilmente viene poi cavalcato da interessi. E il rovescio della medaglia è quello dell’espulsione. Ma non si tratta solamente di stranieri, quando piuttosto di fragilità economiche e sociali, la frattura è questa. D’altronde era un quartiere di estrazione proletaria. Pensa che qua ho visto per la prima volta un discreto pezzo di “borghesia nera”, per capirci, robe che vedevi magari negli sceneggiati dei Robinson negli anni 80 in America.

Poi ovviamente ci sono aspetti positivi che nessuno può negare. Ricordo, per esempio, il Mercato Comunale che era sempre vuoto, le strade deserte, i negozi chiusi… una situazione simile sfocia necessariamente in insicurezza. Pensa che proprio in questo locale, prima che fosse Anarres, sono successe cose pesanti, due omicidi, un giro di prostituzione e una bisca al piano interrato. Insomma c’erano condizioni di negatività non indifferenti.

Un po’ vi conosco, e allora vi chiedo: come vi posizionate rispetto alla gentrificazione?

Da una parte non vorremmo essere tra quei locali che hanno sfruttato pienamente il “brand”, aderendo a un’idea un po’ stupida di riqualificazione che in fin dei conti è nociva. D’altra parte, noi abbiamo deciso di fare una libreria, che significa vendere principalmente a italiani. Ma in fondo anche se vendessimo libri in lingua (cosa che facciamo), non li piglierebbero gli stranieri ma la generazione che legge in lingua, la nostra. Insomma, cerchiamo fare il nostro evitando di metterci nella scia di chi si è inserito nei processi di gentrificazione.

Poi da questo lato di viale Monza c’è una situazione diversa, no? Già nella vanità un po’ hipster si distinguevano le due zone, NoLo Malibù e NoLo DDR… a sinistra, verso piazza Morbegno, in fondo era già riqualificata dagli anni 90. Lì ci sono stati i locali “pionieri”, e iniziative molto belle come il Beltrade. Da questo lato la cosa è più complicata. Le contraddizioni sono un po’ più spinte ed evidenti, e noi ci siamo dentro completamente.

Nel senso che siamo l’ultimo locale di questo tipo (se vuoi anche un po’ fighetto) in questa via verso via Padova. E differentemente dagli altri ci sforziamo di vedere il quartiere per come è, con tutte le sue stratificazioni. La differenza tra locali è proprio rispetto a quale tipo di popolazione vedi, a cosa scegli di vedere. Molti hanno intuito che questa zona diventerà il nuovo distretto gay, probabilmente meno mainstream rispetto a Porta Venezia. Ti dico, un giorno ho fatto un esperimento. Mi sono messo in mezzo a viale Monza e ho guardato verso Crespi, e lì capisci che cosa si vede e che cosa altri vedono. Assomiglia molto a via Lecco, a quelle situazioni, dove già era successa una dinamica simile, quando negli anni 70 arrivarono gli etiopi, gli eritrei e c’erano ancora case popolari. Qua chissà se accadrà la stessa cosa, ma la direzione è quella.

Come ve la immaginate?

Mah, non so fino a dove arriverà e quanto riuscirà effettivamente ad arrivare la gentrificazione, perché NoLo è ampio e densamente abitato. Ma se guardo ai nostri colleghi della Libreria del Mondo Offeso in Moscova – zona gentrificata da quel dì –, loro hanno sofferto molto la pandemia perché lì ti rendi conto che nessuno vive più il quartiere, è tutta gente di passaggio. Che è difficile mantenerlo vivo in quelle condizioni.

Una cosa positiva che si può vedere già adesso è che si cerca di intercettarsi tra fasce di popolazioni differenti, perché ancora si condividono gli stessi spazi nel quartiere. Da qui a metterle insieme passa poi un abisso. Nel senso che si parla di integrazione (una parla che non vorrei usare), ma che cosa ha da spartire un rider, per esempio, con chi ha un’alta capacità di spesa? Forse un certo civismo, ma è ancora molto teorico.

Insomma, io credo che per molti anni si avrà una situazione come questa, in cui convivono aree di gentrificazione pesanti e negozi che vendono vestiti a due spicci. È chiaro chi vincerà, è evidente. E probabilmente ci saranno anche delle conflittualità, in termini di rivendicazioni. Ma si tratta di capire che quello che sta accadendo qua è un po’ il sale della società milanese.

Giochiamo in casa: 3 titoli per capire NoLo.

Sicuramente, un buon libro stampato anni fa ma che continuano a stampare è Via Padova e dintorni, che si trova in tutte le librerie di quartiere, qui, da Noi, al Covo della Ladra o dai ragazzi di Potlach. È un libro storico che ti fa capire l’evoluzione di via Padova, anche se si ferma un po’ sulla migrazione meridionale.

Poi Abitare Illegale di Andrea Staid, che fa capire a livello antropologico che cosa significa abitare in situazioni che sono al di fuori del mercato degli affitti, e che sono impensabili per chi non le ha vissute.

Infine, per capire poi un po’ la frattura tra la vecchia generazione e la nostra, tra gli Ottanta e i Novanta, che sono poi quelli che più o meno consapevolmente stanno portando avanti il processo di gentrificazione (più spesso inconsapevolmente), l’Erosione del Carattere di Richard Sennett (tradotto come L’uomo Flessibile). Anche per chi come noi ne fa parte, avere uno sguardo di un teorico sociale ti mette un po’ in riga i pensieri, e ti fa capire la frattura tra noi e a generazione dei padri, ecco, in termini di precariato, di intensione dell’incertezza… è scritto poi in forma narrativa, accessibile, e rimane un punto di riferimento della teoria sociale contemporanea. Davvero un ottimo libro.