Il record shop come esperienza: il Mangiadischi di Luca Caminiti

Un piccolo e coraggioso negozio di dischi specializzato in birre e vinili

quartiere San Lorenzo

Scritto da Andrea Provinciali il 21 dicembre 2020

Foto di Alberta Cuccia

Luogo di residenza

Roma

Attività

Negozio di dischi

«Mi chiamo Luca Caminiti e ho 38 anni. In molti mi conoscono come Kato o Fidel Kato, nome che uso da tanti anni quando faccio musica. Vengo dal litorale romano, ho vissuto gran parte della mia vita tra Ostia, Acilia, Infernetto. Ho iniziato a fare rap quando avevo 17 anni insieme a Antonio Oren. Poco dopo a produrre beat e a campionare. Da lì è iniziato un viaggio infinito nel mondo del vinile». Si presenta così il titolare del Mangiadischi Record Shop, a San Lorenzo: un ibrido tra negozio di dischi in vinile e birreria, situato in via degli Equi a ridosso dell’incrocio con via dei Volsci. Ambiente piccolissimo ma dall’atmosfera conviviale, dove scambiare due chiacchiere, sorseggiare birra e farsi consigliare buona musica direttamente dal negoziante, proprio come accadeva abitualmente qualche decennio fa – impossibile non tornare con la mente al mai dimenticato Disfunzioni Musicali che proprio a San Lorenzo aveva la sua storica sede. Una scelta apparentemente rischiosa quella di aprire un negozio di dischi in piena era digitale. Ma è da novembre 2016 che il Mangiadischi “resiste” e sembra tutt’oggi in ottima salute.

Foto di Alberta Cuccia
Foto di Alberta Cuccia

Mi racconti come, quando e perché hai deciso di aprire il Mangiadischi?

Negli anni la passione per il vinile mi ha portato a viaggiare parecchio, cercando di fare tappa fissa ogni anno a Londra. Nel 2015 sono stato a New York e ad Amsterdam e proprio quest’ultimo viaggio mi ha folgorato, lì ho capito che sarebbe stato bello proporre a Roma un’idea di Record Shop dove poter condividere musica, bevendo una buona birra. Ma ancora era solo un sogno. Poi le cose con il mio lavoro precedente sono precipitate e la disperazione mi ha spinto a intraprendere questo viaggio, grazie anche all’appoggio indescrivibile della mia compagna di vita. Mi sono detto «Ok, ho fatto per tanti anni un lavoro che non mi piaceva solo per lo stipendio e sono di nuovo al punto di partenza, a questo punto facciamo all in…».

Perché proprio San Lorenzo?

San Lorenzo per me è come casa. Negli anni Novanta venivo da Disfunzioni Musicali e si respirava il fermento che animava il quartiere. Poi nei primi Duemila ho conosciuto L’Arcano, rapper e speaker di Radio Onda Rossa e per un paio d’anni l’ho affiancato nella conduzione di “Contaminazioni Afro”, storico contenitore di musica black che lui ha portato avanti per circa quindici anni. Quindi mi sentivo già di casa a San Lorenzo.

Quindi anche tu, come la maggior parte dei musicofili romani, devi la tua formazione musicale allo storico negozio sanlorenzino Disfunzioni Musicali?

Assolutamente sì. I primi dischi me li ha venduti Ice One che lavorava da Disfunzioni tanti anni fa. Seby per me è stata una figura importante, oltre che il miglior producer che l’hip hop italiano abbia mai visto. Oggi siamo amici e ci confrontiamo, mi dà sempre buoni consigli.

Hip-hop, soul, jazz e sonorità più attuali sono le coordinate su cui si muove il negozio. Effettivamente mancava uno shop di vinili in cui trovare roba più attuale, senza rinunciare al passato e al rock. È stata una scelta voluta oppure hai solo assecondato i tuoi gusti?

Guarda è stata una scelta del tutto naturale, basata sui miei gusti. A me piace la musica, chi mi conosce sa la grande passione che ho per il jazz, il soul, il rap e il funk. Ma anche il rock. Da me è difficile che manchi un disco dei Genesis, dei Rolling Stones o dei Pink Floyd. Semplicemente cerco di avere quello che mi piace, così non faccio alcuna fatica a venderlo. Se un disco entra sugli scaffali nel 99% dei casi è perché l’ho ascoltato e mi piace.

Il valore aggiunto del Mangiadischi è che non vende solo vinili ma anche birre. Ce ne parli?

Come ti dicevo a Amsterdam vidi dei negozi in cui poter passare del tempo, godendosi una buona esperienza. In particolare nel quartiere De Pijp, mi ricordo questo negozio che vendeva abbigliamento vintage, aveva una caffetteria al primo piano e addirittura un angolo Barber Shop interno. L’atmosfera era “easy” e ti veniva voglia di passarci la giornata. La birra era un argomento che conoscevo bene, l’idea iniziale era di avere esclusivamente birre artigianali. Poi mi sono adattato e ho integrato delle semplicissime lager a un paio di proposte più ricercate.

In Italia non ce ne sono tanti di negozi di dischi così, vero?

Il classico negozio di dischi in Italia è gestito da un signore avanti con gli anni, appassionato di rock progressive, che ritiene che la musica sia morta nel 1976. Ovviamente questo è un cliché e ci sono anche delle realtà molto fighe anche qui. Però si, i miei riferimenti come “record shop” sono a New York, Amsterdam e Londra.

Da chi è frequentato il negozio?

Il negozio è frequentato da persone di tutte le età, appassionati di musica. Sembrerebbe scontata quest’ultima precisazione ma in realtà non è così. Il collezionismo a volte si muove su traiettorie differenti rispetto alla passione per la musica. Ecco, i collezionisti di rarità inascoltabili da me non sono molti, poiché non amo vendere vinili a cifre folli e non sono un talebano delle prime stampe originali.

Nel 2020 sembrerebbe una rischiosa scommessa tenere aperto un piccolo negozi di dischi... e invece? Qual è stata la vostra esperienza fino ad oggi?

È sicuramente rischiosa e durissima, ma lavorando bene in pochi anni abbiamo costruito una base di fedelissimi che ci sostiene e condivide la nostra attitudine.

Il Mangiadischi sorge vicinissimo all'angolo in cui via degli Equi incrocia via dei Volsci, la strada più politicizzata di San Lorenzo. Che effetto ti fa aver aperto un negozio di dischi così vicino a Radio Onda Rossa e a tutti quei luoghi storici in cui si respirava un'aria impegnata e ribelle come il 32 - ex sede di Autonomia Operaia - oppure l'ex libreria Internazionale di Valerio Marchi, cuore pulsante di tutte le sottoculture nate dalla strada?

La parte di San Lorenzo in cui siamo noi è un posto che ha una storia. Oggi sembra che parte di quella storia si sia persa o si sia snaturata, ma in realtà il quartiere è sempre in fermento.

Come definiresti San Lorenzo oggi?

San Lorenzo oggi è contraddittoria. In parte sembra abbandonata al proprio destino. Poche attività resistono con una qualità anche “umana” che però fa la differenza e che trovi in pochissimi altri posti di Roma. Passate di sera a bere qualcosa al Caffé San Lorenzo o di giorno da noi e alla Libreria-Caffetteria Giufà e vedrete l’anima positiva di questo quartiere.

Infine, ti chiederei una playlist anche di 5 canzoni su San Lorenzo dal punto di vista del Mangiadischi.

Muro del Canto – “San Lorenzo”
Gabriella Ferri – “Sempre”
Ennio Morricone – “Ninna Nanna per adulti”
Enzo Carella – “Malamore”
Enrico Pieranunzi – “Non posso sognarti come sei”