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L’Isola di Tuba

Una libreria di sole scrittrici, un bar, “un organismo complesso, multiforme e in continua trasformazione”. Un punto fermo per il Pigneto.

quartiere Pigneto

Scritto da Riccardo Papacci il 12 giugno 2023

Foto di Valentina De Santis

Luogo di residenza

Roma

La strada più famosa del Pigneto è nientemeno che… Via del Pigneto! Specialmente quel segmento che corrisponde alla famosa isola pedonale. Qui ha sede Tuba, una libreria delle donne, tra le più conosciute a Roma e in Italia. Tuba è anche un bar, dove si può mangiare e bere e passare ore ai suoi tavolini, ed è l’epicentro di diverse iniziative culturali molto seguite e di rilevanza nazionale: ad esempio inQuiete, festival di scrittrici, e Bande de Femmes, festival dedicato al fumetto e all’illustrazione che è soprattutto “un’occasione di dibattiti, di circolazione d’arte, libri e idee”. Abbiamo parlato di tutto questo con tre “tube” del collettivo: Sarah Di Nella, Marta Capesciotti e Ginevra Cassetta.

 

 

Quando e come nasce Tuba?

Dal desiderio delle due socie che l’hanno aperta nel 2007 e hanno voluto rispolverare una tradizione femminista di uno spazio ibrido, che sapesse raccogliere le storie delle donne e che funzionasse come archivio e luogo di socialità, ma che fosse anche un luogo politico vitale. Una libreria quindi, perché i libri possono aiutarci a intrecciare genealogie favorendo l’autorappresentazione, liberandoci da una narrazione stereotipata. Un bazar erotico, perché troppo spesso i corpi e le sessualità divergenti vengono messi a tacere: volevamo abitare l’essere lesbiche e qualunque altra identità con gioia. Un bar e uno spazio di socialità infine. Anche perché, cosa significa tramandare la cultura femminista se non si ha l’intenzione di moltiplicarla tessendo legami? Con il passare degli anni, ci siamo moltiplicate anche noi “tube”, diventando un gruppo di donne numeroso quanto una squadra di calcio che anima uno spazio dove si svolgono moltissimi eventi, presentazioni, ma anche mostre. Tuba è diventato un luogo di incontro dove sperimentare una socialità nuova, contro ogni forma di discriminazione di genere e violenza: un luogo di protezione, affermazione e orgoglio. Pensavamo già prima del 2007 (anno di nascita di Tuba, nda) e pensiamo, a maggior ragione, tuttora, che è importante dare visibilità e riscoprire le voci delle donne del passato per contrastare l’assenza di rappresentazione. La scarsa presenza nell’immaginario collettivo, nei libri di testo e nei programmi scolastici, di donne scrittrici, ricercatrici, scienziate o matematiche impedisce a moltə ragazzə di immaginare una società paritaria, inclusiva e plurale. Sicuramente negli ultimi anni stiamo osservando una trasformazione, ma viviamo pur sempre in una società che si rifiuta ancora di declinare i nomi delle professioni al femminile!

Ormai Tuba è un punto di riferimento del Pigneto. Il quartiere ha accettato sin da subito il vostro progetto? Se vi va, parlateci di qualche situazione significativa, che magari vi ha fatto ragionare su questo quartiere, che è molto cambiato nel tempo.

Nel 2007 abbiamo scelto questo quartiere ai margini del centro perché ci sembrava in divenire e potesse trasformarsi in un luogo ospitale per lə artistə, un laboratorio creativo. Portare i nostri contenuti in piazza come accade quando facciamo le presentazioni davanti a Tuba su via del Pigneto, che è una via pedonale, o con il festival Bande de Femmes che si svolge su via Pesaro, a sua volta pedonale, è prezioso. Chiunque può scegliere di fermarsi e ascoltare. Sono porte che si aprono su dei mondi poco noti anche se molto dibattuti. Succede anche che ci gridino “lesbiche di merda” ma resta l’eccezione. Di solito le persone sono grate degli incontri e ce lo dicono! Sulla trasformazione urbanistica che sta vivendo il Pigneto stiamo cercando di ragionare. Per farlo abbiamo anche ospitato recentemente la geografa femminista canadese Leslie Kern; dialogare con lei di gentrificazione, spazio pubblico e femminismo è stato illuminante.

Qualche esperienza, che immagino avrete vissuto in tutti questi anni, di clienti che sono rimasti spiazzati dalla vostra proposta?

Capita spesso che gli uomini che entrano in libreria per la prima volta non percepiscano il dato di genere, ovvero il fatto che ci siano solo scrittrici o scritti e opere di persone trans e non binarie.

Raccontateci di Bande de Femmes, una manifestazione che nel tempo è divenuta sempre più seguita e partecipata. Perché avete deciso di dare particolare attenzione al linguaggio del fumetto?

L’intento del Festival Bande de Femmes è duplice. Da un lato volevamo creare un contesto in cui il linguaggio visivo, dell’illustrazione, del fumetto e delle graphic novel fosse valorizzato. Da grandi appassionate, crediamo infatti che l’immagine sia un canale di espressione estremamente potente per veicolare in maniera immediata immaginari, storie vissute, che sia accompagnata o meno da un testo scritto. Dall’altro lato, volevamo creare anche uno spazio per dare visibilità ad artistə che troppo spesso vengono penalizzatə nel mondo dell’arte, ancora dominato dall’artista maschio bianco etero abile e cis, a tutti i livelli della gerarchia artistica. Bande de Femmes è un luogo in cui creare nuovi immaginari, al di là e al di fuori della norma in ogni senso, da quella di genere a quella sessuale e artistica, dove artistə, italianə e non, possono fare rete e contaminare l’intero quartiere, anche grazie alle numerose mostre che ogni anno organizziamo nel contesto del festival.

Tuba è un locale dove è possibile mangiare e bere cose buone, ma è anche una libreria ricca di testi interessanti. Vi posso chiedere quali sono i criteri che adottate per fare in modo che un libro rientri nella vostra attenzione?

Innanzitutto leggiamo moltissimo, autrici italiane e non, del passato e contemporanee. Leggiamo molti blog e ci facciamo consigliare da scrittrici e lettrici i loro titoli del momento o di predilezione. Il lavoro di costruzione del catalogo è cambiato molto negli anni. All’inizio era un lavoro di ricerca e di scavo perché i testi di donne pubblicati erano pochi e la saggistica pochissima. Negli ultimi anni il mercato editoriale è evidentemente cambiato, le donne pubblicano moltissima narrativa e la saggistica femminista è esplosa. Poi siamo in rete con diversi festival, con delle case editrici che si fidano del nostro giudizio e ci mandano in anteprima i libri che pubblicano. Ci capita anche di suggerire titoli da pubblicare e autrici da tradurre

Sulla scorta della domanda precedente, segnalereste, a nome di Tuba, dei libri per voi fondamentali? Oltre a questi, tre figure la cui storia vi ha colpito in qualche modo.

L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza, “King Kong Theory” di Virginie Despentes, “Calibano e la strega” di Silvia Federici, “Zami” di Audre Lorde e “La mia cosa preferita sono i mostri” di Emil Ferris. Sono cinque ma sono comunque pochi… Per le figure… Ada, la cui storia viene narrata in “Acquadolce” di Akwaeke Emezi, Thérèse e Isabelle nell’omonimo romanzo di Violette Leduc, Seth, la protagonista di “Amatissima” di Toni Morrison e l’Iguana nel romanzo omonimo di Anna Maria Ortese.

Come immaginate, o sognate, il futuro di Tuba?

Pieno di sorprese. Tuba è un organismo complesso, multiforme, in continua trasformazione, è un progetto che nasce dai desideri, che per fortuna non finiscono mai e sono imprevedibili.