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Dixon

13/7/2012 Lago Verde, Via Macconago 34, Milano

di Raffaele Paria

Berlino, Berlino! Tutti ci vanno, ballano nei suoi club, fanno le smorfie con gli amici nei Photoautomat. Anche il mocciosetto dei miei vicini mi incontra sulle scale e mi dice con spocchia: “Io ho vissuto a Berlino”. Poco importa poi se c'è stato cinque giorni in gita scolastica. E così diventa importante parlare di Steffen aka Dixon, perché, quasi quarantenne, a Berlino non solo vive: ci è nato (lato DDR) e può analizzare l'evoluzione del clubbing nella città dell'orso associandola a una memoria storica pre-hype. La sua musica vi racconterà delle pulsioni underground che dal pionieristico Ufo Club si amplificano con l’apertura di quel bunker chiamato Tresor. Lì, in breve tempo, Dixon riceve il compito di addolcire di house music le notti techno-insonni dei berlinesi finalmente riuniti sotto una sola bandiera. Sono anni frenetici e i club spuntano come funghi, grazie alla tolleranza illuminata dei politici locali. Dixon era già in sella: prima dei turisti, prima di una Mitte tirata a lucido, prima di Innervisions, prima del dj apolide. Prima anche di aprire una panetteria. Storie che nessuna gita e nessun week-end di clubbing vi possono svelare. Forse tra una decina di anni, quando aggiungeremo Berlino all’indice del Bignami sull’epica del clubbing, con New York e Detroit. E a Dixon riserveremo un capitolo speciale.

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