XM24: viaggio alla scoperta dei collettivi dello spazio pubblico autogestito

Una città nella città

Geschrieben von Marika Dall'Olio il 16 Juli 2019
Aggiornato il 7 August 2019

A due anni dal primo avviso di sfratto, la vicenda di XM24 è giunta a una svolta. Nonostante la grande manifestazione di sabato 29 giugno con oltre 5mila persone a supporto dello spazio autogestito di via Fioravanti, qualche giorno fa è arrivata un‘ordinanaza di sgombero che potrebbe realizzarsi dal 25 luglio prossimo per far posto a un progetto di co-housing per il quale il Comune ha già stanziato due milioni di euro. Quel che pare ormai certo, quindi, è che XM24 tra qualche tempo non sarà più lì, anche se in questi giorni gli attivisti stanno provando in tutti i modi a trovare un accordo che consenta un trasferimento non coatto. Ci sarebbe, infatti, la disponibilità di uno spazio privato – ma servirebbero due mesi ulteriori per formalizzare l’accordo – ed è anche emersa anche l’ipotesi dell’ex deposito Tper di via Donato Creti, di proprietà della Città metropolitana di Bologna.

In attesa di un epilogo, abbiamo provato a capire cosa rende così speciale XM24 incontrando tutti i collettivi che lo animano ogni giorno in maniera volontaria dal 2002. Una miriade di soggetti che da 17 anni si organizzano attraverso un’assemblea pubblica settimanale per discutere e organizzare decine di attività totalmente gratuite, attraverso due principi: il rifiuto della rappresentanza verticale e la scelta consapevole di metodi di comunicazione alternativi. Principi che si legano ai tre valori fondamentali che muovono le numerose battaglie politiche di XM: antifascismo, antisessimo, antirazzismo.

AGGIORNAMENTO
XM24 è stato sgomberato martedì 6 agosto. Gli attivisti sono comunque riusciti a raggiungere un accordo col comune e da novembre 2019 dovrebbe esserci una nuova sede.

Integrazione linguistica e legale: SIM e Mederì

Un’assemblea di organizzazione nella SIM (foto Yorgos Kostianis)

La SIM (Scuola di Italiano CON Migranti) è una scuola di italiano autogestita e autofinanziata ad accesso libero e gratuito nata a XM24 nel 2002. Suddivisa in tre classi distinte per livello di avanzamento linguistico, la SIM è frequentata principalmente da migranti e da studenti Erasmus e viene gestita attraverso un’assemblea partecipata di insegnanti e allievi, aventi lo stesso diritto di parola. Agli studenti non vengono richiesti né documenti né quote economiche per partecipare.

Come ci viene raccontato da uno studente migrante: «ciò che rende questa scuola speciale è il sentirsi parte di una grande famiglia, il sentirsi a casa anche se distanti dal proprio paese. Gli insegnanti non sono qui per soldi, ma per conoscerci ed aiutarci nel processo di integrazione […]. Alla S.I.M. posso venire anche se non ho documenti, anche se non ho un lavoro, e mi viene pure data la possibilità di partecipare attivamente all’assemblea».
Come poi ci viene confermato da uno dei volontari: «Qui non mi sento per nulla un docente. Anzi, mi sembra di aver imparato tantissimo: senza questa esperienza, non avrei mai saputo cosa accade veramente negli altri paesi. Quello che mi interessa in queste lezioni è costruire qualcosa collettivamente, senza distinzioni di sorta, qualcosa che ci superi; alla SIM, infatti, cerchiamo di minimizzare la distinzione tra studente e insegnante, perché la classe deve essere, prima di tutto, un luogo di scambio. Qui non diamo definizione alcuna al migrante, che sia economico, politico o Erasmus».

Non distante dalla SIM risiede Mederì, un collettivo di giuriste/i e non, attive/i nel campo delle migrazioni che fornisce informazioni giuridiche a cittadine e cittadini stranieri. Mederì si impegna nella diffusione della conoscenza e della consapevolezza dei diritti dei migranti e nel contrasto agli ostacoli normativi e alle prassi discriminatorie. Nello specifico, il collettivo gestisce con regolarità uno sportello settimanale in cui i migranti possono confrontarsi e ricevere consigli in merito a questioni riguardanti le varie tipologie di permesso di soggiorno, le procedure di regolarizzazione, l’accesso alle cure sanitarie, la presentazione di domanda di protezione internazionale, l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali, la protezione contro le discriminazioni.

Il cibo come specchio della società: Campi Aperti, Eat The Rich, St’Orto

Campi Aperti è l‘associazione per la sovranità alimentare che ha dato vita al mercatino di prodotti naturali e biologici che si svolge ogni giovedì nell’ampio spazio antistante l’ex mercato (e non solo). Qui vari produttori dell’hinterland bolognese hanno la possibilità di vendere i propri prodotti a km zero, senza intermediazioni.
Uno dei fondatori di Campi Aperti, Michele, ci spiega come tutto sia iniziato mettendo qualche ortaggio sul banco del bar di XM24, insieme a un piccolo gruppo di contadini della Valsamoggia. Da lì, il mercatino si è espanso sempre di più, integrando piccole realtà locali ed estendendosi un po‘ alla volta fino ad arrivare a occupare tutta la zona che veniva messa via via a disposizione.
Questo spazio, invaso successivamente dalla costruzione della rotonda di via Fioravanti, è stato fondamentale nel rendere il mercatino visibile nel quartiere. Ora che le bancarelle sono situate nella parte meno in vista di XM24, si riesce ad avere comunque una buona affluenza grazie alla ricchezza delle relazioni costruite nel tempo: relazioni che si sono trasformate in una clientela fedele, costituita anche di persone inizialmente restie ad entrare all’interno dell’ex mercato.
Michele continua: «Per moltissime aziende far parte di Campi Aperti è l’unica possibilità di sopravvivenza; più della metà degli agricoltori (più di 600 persone lavorano ogni giorno grazie a Campi Aperti), infatti, in assenza dell’associazione, si troverebbe costretta a chiudere. Campi Aperti ha la missione di accogliere il più possibile, aprendo le porte, ogni anno, a decine di aziende. L’intento dichiarato non è quello di espandersi, ma di dare la possibilità a più persone possibili di vivere lavorando onestamente la propria terra e di vendere i prodotti a un prezzo che permetta loro di campare. Il tutto basato su un’economia differente rispetto a quella della grande distribuzione: un’economia che porta qualità, salute per i cittadini, un contatto umano con le persone, un circolo virtuoso che permette a tutti di vivere in modo migliore».

La filosofia di Campi Aperti si lega a quella di Eat the Rich, collettivo attivo da anni in molti spazi bolognesi, non solo ad XM24 (dove ogni venerdì organizza un pranzo popolare). L’obiettivo del gruppo è quello di promuovere un’educazione alimentare consapevole, sia per quel che riguarda la provenienza delle materie prime utilizzate, sia per ciò che concerne la produzione e il consumo delle stesse.
Il senso è «utilizzare la lente del cibo per leggere la società», ci spiega uno degli attivisti. Organizzare pranzi in grado di fornire cibo di qualità, accessibili economicamente per tutti e con materie prime provenienti da circuiti virtuosi (Campi Aperti in primis) è, infatti, l’attività principale del collettivo. Un’attività, ci viene spiegato, «che assume ancor più rilevanza ora che Bologna è stata convertita nella capitale del cibo».

Con la stessa ottica ha preso vita il progetto St’Orto, ovvero un piccolo orticello situato proprio dentro l’ex mercato. L’intento è quello di coltivare una visione critica verso la cementificazione sempre più intensa a cui sono costrette le nostre città e verso i danni ambientali irreversibili che stanno segnando il pianeta. Attraverso assemblee e momenti di socialità, l’obiettivo di St’Orto è condividere, “con le mani nella terra”, conoscenze e pensieri verso una direzione più ecologica, in difesa della natura. Creare una critica costruttiva da trasformare in azioni concrete.

Musica: Collettivo Sala Prove, Bologna Punx, Bologna Elettrica

Sala Prove (foto Anna Fantuzzi)

Da sempre, XM è fucina attiva dell’underground musicale bolognese. Lo spazio dispone, infatti, di due sale concerti e di una Sala Prove, autogestita dall’omonimo collettivo formato da un insieme di band che si autotassano su base mensile. Oltre al collettivo Sala Prove, due sono le organizzazioni musicali che si muovono attualmente all’interno dello spazio, ovvero Bologna Punx e Bologna Elettrica.
Entrambi i collettivi sono nati recentemente, e condividono l’intenzione di connettere musicalmente le varie realtà dell’underground cittadino. I loro vari eventi diventano, quindi, un’occasione di contatto e supporto reciproco tra etichette, produttori e cultori: uno scambio di informazioni dal basso che consente di crescere insieme all’interno del contesto collettivo.

Infoshock e Olè Festival

InfoShock (foto Filippo)

Infoshock è un luogo di consultazione e distribuzione alternativa di materiale storico, culturale e politico.
«La diffusione del sapere come motore del cambiamento politico e sociale, individuale e collettivo – racconta il collettivo – è l’obiettivo più importante. Permettere l’accesso gratuito alla cultura, con una partecipazione attiva, ragionata e critica, è ciò che ci spinge a mantenere aperto questo spazio giorno dopo giorno. Perciò è importante che dentro allo spazio ci sia un presidio culturale, un angolo in cui sia possibile sedersi, chiacchierare, oppure organizzare una presentazione. […] Due anni fa insieme a persone che frequentavano la serigrafia abbiamo poi creato il festival dell’editoria indipendente Olè – Oltre l’editoria, evento che ha permesso la creazione di una rete sociale e solidale a supporto delle piccole produzioni e autoproduzioni cartacee e audiovisive».

L’artigianato tra riciclo e autosufficienza

Ciclofficina Popolare Ampioraggio (foto Filippo)

Il Do It Yourself è alla base della maggior parte delle attività che si svolgono a XM24, e la gloriosa Ciclofficina Popolare Ampioraggio è forse uno degli esempi più interessanti.
Come ci raccontano i ragazzi che gestiscono il progetto, questa «non è un negozio, ma uno spazio libero in cui sei tu stesso a servirti». CP Ampioraggio è, infatti, fruibile su offerta libera, dove è possibile riparare il proprio mezzo con le proprie mani o facendosi aiutare da qualcuno di più esperto.
Al tempo stesso, la ciclofficina è anche un luogo di sperimentazione meccanica per mettere alla prova la propria creatività (l’anno scorso, ad esempio, è stato costruito un sarchiatore per l’orto di XM).
La filosofia di base è quella del riuso come pratica ecologica e anticonsumista: prima si riutilizza tutto quello che è ancora riutilizzabile e poi, in caso manchi proprio quel pezzo, è possibile fare un acquisto. In genere molti dei pezzi di ricambio arrivano da donazioni.
Come ci viene raccontato da Marco: «se sono venuto qui nel 2009 è principalmente per l’esperienza umana. C’era un gruppo di persone molto interessante, molto vasto, con molte idee, con cui si facevano varie escursioni in bicicletta e le parate della Critical Mass. […] La bicicletta ha una meccanica alla portata di tutti e ti permette di riappropriarti di competenze che solitamente si delegano ai negozi. […] Che tu lo faccia per una ragione politica o che tu lo faccia per una ragione pratica, comunque stai attuando un cambiamento nella tua quotidianità».

SeryXM (foto Filippo)

Spingendosi poi nei sotterranei, si trova SeryXM il laboratorio autogestito per la stampa serigrafica che si occupa, tra le altre cose, di realizzare materiale comunicativo e di autofinanziamento per i progetti e i collettivi interni ed esterni a XM24.
Parliamo con uno dei ragazzi più attivi, formatosi proprio in questo laboratorio: «La maggior parte delle macchine utilizzate sono auto-costruite dal collettivo, rimanendo fedeli alle politiche del riciclo e dell’autosufficienza. La macchina serigrafica, ad esempio, è stata costruita con un’asta dello sterzo di un camion e dei cardini di un cancello. Grazie a questo spazio – continua – è possibile avere la libertà di stampare a qualunque orario, cosa che sarebbe possibile solo avendo un proprio laboratorio. Chi lo frequenta cerca di lavorare collettivamente, scambiandosi informazioni per non sovraccaricare i più esperti».

Sartoria (foto Yorgos Kostianis)

Intimamente connesso a SeryXM, c’è poi il collettivo Sartoria, uno degli ultimi nati. Parliamo con Cristina: «Al giorno d’oggi la velocità con cui ci stufiamo degli oggetti che compriamo è disarmante; qui, invece, è possibile imparare e dar vita a questi stessi oggetti con più consapevolezza, scambiandosi conoscenze e condividendo progetti con altri collettivi, come quello di serigrafia o il progetto di tinture naturali (…) Se mi piace un vestito visto in vetrina, qui ho la possibilità di riprodurlo e probabilmente di farlo in modo tale che duri molto di più».

Hack, or Dye!

Hacklabbo (foto Filippo)

Hacklabbo è uno dei primi laboratori nati a XM24. Si occupa di hacking, ovvero delle tecniche e delle operazioni volte a conoscere, modificare e accadere a un sistema hardware o software.
Ecco alcuni dei progetti portati avanti dal collettivo: Indivia (servizio autogestito di mail, mailing list, streaming web), Arkiwi (archivio audio video solo con formati, licenze e software liberi), i due giorni di seminari annuali dal nome Hackordye, il server Bida che include Mastodon (social network autogestito ), RebAl (network di librerie anarchiche), Quand (servizio per schedulare incontri), Ola (Archivio di libreria anarchica), Own (condivisione di file e piattaforma di comunicazione).
L’obiettivo del laboratorio, ci viene spiegato da una degli hackers, «è quello di conoscere le tecnologie invasive, la profilazione pervasiva a scopo commerciale e di controllo sociale, la censura governativa e aziendale e la commercializzazione di massa di prodotti hardware e software che utilizzano licenze limitanti e brevetti intellettuali come armi legali e dogane virtuali. Sono gabbie sociali in cui l’utente viene rinchiuso. È importante imparare a difendersene».
«La possibilità di ritrovarci in uno spazio fisico e scambiarci le conoscenze – continua un’altra attivista – ci permette di annullare il potere della tecnologia usato contro di noi. La maggior parte di questi progetti consente, infatti, di scardinare la logica dell’informatica applicata nel capitalismo, che agisce sempre in funzione di produttività e guadagno. Tutti i servizi nominati non rivendono i dati degli utenti, anzi cercano di possedere meno dati possibili dell’utente, rispettando la privacy e l’anonimato».

Lo sport come rivoluzione

Palestra popolare “Teofilo Stevenson” (foto Ambra Iride Sechi)

La Palestra popolare “Teofilo Stevenson” cura il Torneo Internazionale di Boxe Popolare radunando, una volta all’anno, varie palestre popolari italiane ed estere. Anche nel suo caso le attività sono gratuite, aperte a tutti senza distinzione di età, sesso o razza. La palestra viene gestita rifiutando le logiche del profitto dei circuiti professionistici e i saperi vengono condivisi responsabilizzando ogni singolo partecipante.
Parliamo con due dei ragazzi più attivi nell’organizzazione: «Una palestra popolare rappresenta un luogo di aggregazione attraverso lo sport e qui si condivide un percorso politico, rendendo consapevoli del quartiere in cui si è inseriti e delle sue problematiche. Fare sport deve essere una possibilità per tutte e tutti. Nel mondo in cui viviamo non è così perché se non hai una certa disponibilità economica sei fuori. Quello che proviamo a fare – continuano – è anche cercare di decostruire l’aspetto macista legato a questo sport, e di conseguenza il culto dell’immagine che spesso lo accompagna. Vogliamo fare del pugilato uno sport genuino, sano e di tutti: gay, etero, trans, di qualunque provenienza».

Collettivo Tessuti (foto Yorgos Kostianis)

Ci spingiamo poi verso la cosiddetta “palestrina”, il luogo dove si svolgono i laboratori di tessuti aerei, di yoga e di meditazione e grazie al quale ha preso vita Hop! Il festival di arti circensi. Qui – ci spiegano Marta e Milena, del collettivo tessuti aerei – «tutto è libero, spontaneo e autogestito: dalle pulizie, alla legna per il riscaldamento, alla sistemazione degli attrezzi. Se i partecipanti diventano troppi, si chiudono momentaneamente gli ingressi e si invitano i nuovi arrivati di aspettare qualche mese».

Sempre nell’ambito sportivo, sono poi da menzionare il collettivo Murga e quello di Giocoleria Juega Mas, quest’ultimo composto sia da ragazzi e ragazze che vivono esclusivamente di questa attività sia da semplici appassionati o dilettanti.

Disagio e autogestione

Importantissimi, infine, all’interno di XM, due collettivi come il Lab 57 e il collettivo anti-psichiatrico AltreMenti. Il Lab57 è nato “per informare, ascoltare, soccorrere e soprattutto prevenire i danni (legali e non), per le persone che fanno uso di droghe. L’obiettivo è quindi quello di limitare abusi e dipendenze da tutte quelle sostanze e abitudini di vita che possono creare disagio e pericolo, stimolando lo sviluppo di una coscienza critica e l’auto-gestione del proprio tempo”.
Quanto al secondo, nasce nel 2016 “dall’esigenza improrogabile di intervenire dal basso nelle complesse problematiche umane, legali e sanitarie legate al disagio mentale ed esistenziale, e, di conseguenza, riaprire il dibattito intorno agli abusi psichiatrici e alle loro vittime. Le motivazioni appartengono a diversi ambiti dell’esistenza, della professione e dell’impegno sociale di ognuno/a di noi, ma ci accomuna il desiderio di contrastare, per quanto possibile, i fenomeni crescenti di psichiatrizzazione, patologizzazione e medicalizzazione di malessere e dissenso”.

Passato e futuro

Camera oscura (foto Yorgos Kostianis)

Vale la pena menzionare alcune delle attività che non esistono più, ma che nel tempo hanno contribuito a rendere XM24 quello che è: su tutti Teleimmagini (televisione di quartiere), Frigotecniche (collettivo di musica sperimentale), Frangette estreme (collettivo anti sessista per la rivoluzione sessuale).
Al tempo stesso, nuove attività continuano a nascere – come il progetto radiofonico Radio Spore o il laboratorio fotografico Camera Oscura – evidenziando il bisogno di spazi ulteriori.

Una città per la città

La manifestazione del 29 giugno (foto Michele Lapini)

XM24 è, quindi, una città per la città, un bene comune basato sulla collaborazione e non sulla competizione, un esempio alternativo in grado di generare valore sociale e umano fuori dalle logiche del tornaconto.
Che sia uno spazio illegale non del tutto illegale?

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