Benvenuti a NoLo

Storie di vicinato e inclusività, nel quartiere (a forma di) balena

Written by Martina Di Iorio il 3 July 2020
Aggiornato il 7 July 2020

Foto di Carmen Colombo

 

A nord di Loreto, letteralmente. Un lembo di terra dai confini scivolosi, avamposto di guardia di quella Milano che ora spinge i suoi nervi verso nord est. Milano smart city passa anche di qui, in questo triangolo delimitato dai passanti ferroviari, incastrato tra ex case e cortili popolari, che idealmente abbraccia le zona di Greco, Casoretto e Turro. Un quartiere che guadagna centimetro dopo centimetro nella rumorosa via Padova, svincola verso viale Monza, si lancia fino a viale Brianza. Benvenuti a No.Lo. quartiere immaginato e poi concretizzato, ma prima ancora quartiere vivo e presente con il suo mix di etnie e dialetti a condividere marciapiedi, panchine, piazze.

Il ciclo vitale di NoLo è ben chiaro a tutti i residenti della zona. Nasce come quartiere dal tessuto prevalentemente popolare, fatto di immigrati che dal sud arrivavano a lavorare nelle fabbriche di Sesto e dintorni, quando in casa si viveva come minimo in sette persone e ci si aiutava di ringhiera in ringhiera. C’erano piccole ditte, rigattieri, ferramenta, calzolai. Ora qualcosa è cambiato: una zona di giovani residenti che qui hanno deciso di vivere, in molti casi lavorare, e dal basso contribuire a quello che NoLo rappresenta per tutti. Un tessuto urbano dalla forte identità comunitaria, solidale, multietnica e creativa: studenti, sognatori, peruviani, sciure e giovani famiglie si danno del tu tra le sue vie. Questo districarsi di vite vissute è una regola costante alla base dell’evolversi della città, ma qui forse un po’ di più, perché sembra esserci la consapevolezza di chi tiene al proprio passato e si proietta nel futuro, di chi considera lo spazio urbano come fisico ma anche come memoria.

foto di Carmen Colombo
foto di Carmen Colombo
Non per questo l’ombra della gentrificazione lascia tranquillo chi, come me, vive e vuole mantenere No.Lo. autentica e genuina, con i suoi spazi pubblici – come piazze, parchi e strade – sottratti a quel principio per cui se ti trovi a New York, Parigi, Londra o Milano sembra di essere nello stesso posto. Anche lo spettro della foodification è presente ma ancora lontano, resistendo con una piccola e ben compatta schiera di ristoranti peruviani, cinesi, caffetterie come la Caffineria, bar come il Ghe Pensi Mi, vissuti come centri d’aggregazione e vita sociale. NoLo a ben vedere è costellata da una serie di attività, spazi, associazioni, movimenti di quartiere che riempiono di contenuto quello che all’inizio sembrava essere solo un semplice acronimo.

Ora qualcosa è cambiato: una zona di giovani residenti che qui hanno deciso di vivere, in molti casi lavorare, e dal basso contribuire a quello che NoLo rappresenta per tutti.

Me l’ha spiegato bene Daniele, per esempio, che vive qui da alcuni anni e quasi per caso ha creato quello che è il più grande spazio d’aggregazione di quartiere di Milano: il Nolo Social District, che vive prima, virtualmente, su Facebook, ma poi si materializza in concreto attraverso le richieste, idee, consigli, aiuti e scambi delle oltre 10 mila persone che ne fanno parte. Non a caso Daniele viene considerato bonariamente il sindaco di Nolo, e insieme a tanti altri giovani qui ha concimato lo spirito popolare e comunitario di un quartiere che non vuole essere vetrina. Riccardo invece è uno degli ideatori di Radio Nolo, una radio popolare che trasmette dagli uffici del mitico Cinema Beltrade – il vero e proprio epicentro della zona – nata dalla spontanea aggregazione di giovani e meno giovani. Dalle sue frequenze si indaga, si dà voce, si scopre e supporta chi a NoLo ha una storia da raccontare e da condividere.

foto di Carmen Colombo
foto di Carmen Colombo
Come quella di Gio Borrella, chiamata Mr. Jo, un’indiana che per lavoro fa l’allenatrice di calcio femminile, primo caso d’adozione internazionale in Italia. Oppure Edda Pando, una signora peruviana attiva sulle questioni d’integrazione della zona. A NoLo c’è aria di tolleranza e integrazione, di inclusione che parte dall’idea condivisa di una creatività a 360°, popolare, partecipata e democratica. Nasce infatti dal basso il Nolo Fringe, rassegna teatrale diffusa, il Festival Sannolo, nato con lo scopo di supportare musicisti locali e non solo, la Biennolo, manifestazione d’arte contemporanea di quartiere. Insieme alla sempre più consistente presenza di studi artistici, spazi creativi e laboratori, che fanno di questo posto una città stato aperta e ancora vera.

A NoLo non si mangia il poke ma le orecchiette al sugo di castrato o il kebab, si fa l’aperitivo in strada con la birra ma non si disprezza un buon Negroni, si balla latino americano ma anche la techno, la trap e la Carrà

Non abbiamo bisogno di cellulari né telefoni, se qualcuno si cerca sa dove trovarsi. In Piazza Morbegno, tagliata dal mitico tram n° 1; al parco Trotter, primo galoppatoio di Milano finché non venne spostato a San Siro; in Piazza Arcobalena giocando a ping pong incorniciati dal tramonto metallico dietro i cavi della ferrovia. A NoLo non si mangia il poke ma le orecchiette al sugo di castrato o il kebab, si fa l’aperitivo in strada con la birra ma non si disprezza un buon Negroni, si balla latino americano ma anche la techno, la trap e la Carrà. Si parla barese e milanese, si fanno le colazioni di vicinato ma anche gli after fino all’alba. I vicini non dicono (quasi mai) nulla. Ci si organizza per andare altrove e poi alla fine si rimane sempre qui, tra quei quattro confini che disegnano idealmente una balena, simbolo di NoLo. Sembrerebbe questa una storia urbana ma è ancor prima una storia umana, come quelle che a stento se ne trovano ancora.

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