E se Mac De Marco fosse brasiliano? Si chiamerebbe Bruno Berle. L’artista di Maceió unisce senza apparente sforzo il folk tradizionale brasiliano dei grandi maestri del genere ad un indie-pop da cameretta, con un po’ di electro spruzzata lì a condire il tutto. Dopo un dolcissimo album di debutto accolto molto bene (“No Reino Dos Afetos” del 2022) e il suo successore (“No Reino Dos Afetos 2” del 2024) il cantautore torna con il nuovo “Sem Fronteiras” in uscita a luglio, quello che dovrebbe essere il disco della consacrazione. L’album riflette sulla sua ascesa artistica, da ragazzo cresciuto in una famiglia proletaria senza grandi possibilità materiali, a girare il mondo grazie alla musica. Questa sera per la prima volta a Roma.
A condividere il palco quello che tra i cantautori contemporanei italiani non è solo il più interessante, ma di sicuro quello che deve di più proprio alla musica brasiliana. Marco Castello continua la sua marcia inarrestabile grazie a tre album immacolati di pop raffinato con l’ultimo, “Quaglia Sovversiva” del 2025, che è stato effettivamente un po’ la sua maturità. Quanto meno sembra aver segnato la compiutezza del percorso seguito in questi anni: da qui chissà cosa aspettarsi dal cantautore siracusano, se il proseguimento di una strada comoda e tracciata o sorprese con colpi da illusionista che fanno decisamente parte dell’arsenale dei suoi trucchi.
Intanto per questa sera possiamo ascoltare queste due voci intrise di melodie carioca-sicule intrecciarsi, per una dolcissima serata di inizio estate.
Scritto da Giulio Pecci