Forse si sta invecchiando. Ma c’è anche una buona dose di noia in tutto questo ragionamento. L’avocado non ci ha mai convinto, come le tinte pastello, i locali studiati a tavolino, la pizza gourmet e gli uffici stampa. Sarà che la vita spesso sembra una grande operazione di marketing, che abbiamo trascorso troppo tempo a pensare come staccarci da un passato che ci mostrava agli occhi del mondo zoticoni e allegri, sarà che dalla civiltà di briscola e tressette in trattoria siamo diventati consumatori di goji e storie Instagram. Che dimentichiamo poco dopo. Dai quartini di vino alle oz di Bubble Tea, dalle tovaglie di lino alle stoviglie che sembrano quadri di De Chirico, quando qualcuno ha deciso di cambiarci i connotati a tavola forse stavamo guardando Barbara D’Urso su Canale 5.

Un popolo di santi, poeti, navigatori, ma soprattutto di goderecci, prima a tavola che a letto. Almeno una volta. In una Milano dominata da super food e bowl di riso, il lato verace del cibo viene sopito dalla standardizzazione dei gusti e dei bisogni. Quelle trattorie che vogliamo riscoprire non solo come inno allo slow time che tanto ci piace, ma come prepotente dichiarazione di appartenenza a una religione fatta di quartini e mezzini di vino e ricette ancestrali.

Nel nome del primo, del secondo, del contorno e dello spirito santo. In queste trattorie gli ordini sono fatti sui block notes, le tovaglie di cotone, i cestini di rosette posti in mezzo al tavolo, le parananze sono spesso luride. Nessuno chef superstar, qui in cucina c’è il cuoco che spesso serve pure a tavola, che fa i conti e gestisce da generazioni il locale. Si mangia come a casa, a volte peggio, a volte meglio per chi non ha troppa dimestichezza.

Tre requisiti: storicità, nel senso di vetustà; funzionare bene a pranzo, nel senso sfamare la working class (molti dei locali selezionati sono addirittura chiusi a cena); avere prezzi ragionevoli, non spendere più di 30 € a cranio per la cena, mentre a pranzo si sta sui 10 € tutto compreso. Tra risotti allo zafferano, stinco al forno, gnocchi allo zola e bolliti ignoranti in salsa verde, in queste trattorie si riscopre la voglia di stare a tavola senza troppi fronzoli.

Gli ultimi dei romantici li trovate qui.

Contenuto pubblicato su ZeroMilano - 2019-03-01