Forte Prenestino: il racconto storico-architettonico di un avamposto militare.

In occasione del suo trentennale e dell'uscita del libro Fortopìa, Zero dedica uno speciale a puntate al Forte Prenestino per raccontarne la storia, l'architettura e la musica che lo ha attraversato.

Scritto da Nicola Gerundino il 24 maggio 2016
Aggiornato il 31 maggio 2016

Riassumere o descrivere il Forte Prenestino in poche frasi è un’impresa impossibile, ma non si commette un errore dicendo che, sin dal momento dell’occupazione, il Forte è stato sinonimo di Roma e viceversa. Una storia lunga trent’anni, dai contenuti infiniti, che hanno segnato in maniera irreversibile prima un quartiere, Centocelle, poi un’intera città. Un anniversario che è diventato l’occasione per farci raccontare non tutte, ma tante delle cose che sono successe in via Federico Delpino. Un racconto libero, puntellato da qualche nostra domanda, diviso per aree tematiche e in puntate: la storia del Forte e l’iniziativa editoriale che celebra il trentennale, Fortopìa; l’architettura; la musica. Ringraziamo Aurelia, Francesca, Gianni, Graziella e Massimino per tutto quello che hanno voluto raccontare e condividere con Zero.

ZERO: Iniziamo dal primo mattone del Forte Prenestino, quando e perché è stato costruito?
A Roma sono stati realizzati 15 forti, dislocati su tutte le strade consolari. Roma è circolare, quindi su tutti i suoi raggi ci sono delle fortificazioni militari che erano a controllo della città. Questo venne stabilito nel 1876 e in particolare il Forte venne costruito tra il 1880 e il 1884. Si trattava di un edificio regio, quindi, al crollo della monarchia, è entrato a far parte del demanio pubblico, per passare successivamente in concessione gratuita al Comune di Roma, anche se c’è stato un periodo in cui lo Stato aveva pensato di metterlo all’asta. La sua dismissione totale è avvenuta nella seconda metà degli anni 50. In realtà già da prima non svolgeva più funzioni militari.

Una vecchia mappa con tutti i forti militari di Roma.
Una vecchia mappa con tutti i forti militari di Roma.

Nella seconda metà dell 1890, infatti, si era capito che i forti erano stati una spesa eccessiva e inutile: furono mandati avanti fino ai primi del 1900 e poi vennero riconvertiti: non più con uso militare di difesa, ma, come il Forte Boccea, divennero delle caserme. Erano abitati quindi, e al loro interno si faceva il servizio militare. Anche il Forte Prenestino ebbe questo destino, sopratutto quando la città iniziò ad andare oltre le cerchia dei forti. Quando furono costruiti, infatti, la parte abitata di Roma era molto più indietro rispetto alla circonferenza che disegnavano, per cui erano effettivamente una cintura di difesa e di controllo. All’epoca della Prima Guerra mondiale la città aveva già un altra configurazione e si era cominciato a costruire oltre. In poche parole, i forti militari di Roma non hanno mai svolto la funzione per cui erano stato previsti, nonostante alcuni forti avevano addirittura avuto un ulteriore rinforzo murario.

Il livello superiore del Forte Prenestino in una vecchia e rara foto d'epoca.
Il livello superiore del Forte Prenestino in una vecchia e rara foto d’epoca.

Il Forte Prenestino è uno dei due forti di Roma con due piazze d’armi. Tutti gli altri hanno un tunnel iniziale, una piazza d’armi, poi una seconda parte con magazzini e alloggi. È anche l’unico forte dei 15 che è visitabile regolarmente, proprio grazie al fatto che è stato occupato. Al momento dell’occupazione il Forte era un luogo di discarica, tutti magazzini che sono nelle due piazze d’armi erano pieni d’immondizia: nell’interregno tra l’abbandono e l’occupazione era stato un luogo di nessuno. Questa situazione di totale abbandono ha dato vita anche a tanti aneddoti folkloristici e leggendari, per esempio, secondo alcuni al suo interno era stato trovato il corpo di un bambino ucciso da un prete, per cui si racconta che questo bambino continui a vivere. Una storia di fantasmi, insomma.

La pianta del Forte Prenestino.
La pianta del Forte Prenestino.

Il Forte ha tutta una serie di elementi in più rispetto agli altri, ad esempio la Cattedrale, che era un punto di raccolta e di riunione. In basso c’è uno spazio voltato, con una volta a crociera che era una torretta, sia di avvistamento che di riunione: ci si ritrovavano gli ufficiali, un po’ come se fosse un quartiere generale.

La Cattedrale del Forte, vista dall'esterno.
La Cattedrale del Forte, vista dall’esterno.

La sua particolarità principale era quella di essere lo snodo di rifornimenti di tutti i forti per i medicinali. C’era uno smistamento infermieristico molto grande: da qui partiva tutto quello che riguardava la sanità degli altri forti. Per questo motivo i magazzini hanno caratteristiche particolari. Gli alloggi degli ufficiali erano tutti interni e si trovavano sotto il terrapieno, perché erano quelli che dovevano essere protetti. Erano dentro i due tunnel: tutti gli ambienti erano alloggi protetti dal terrapieno, che adesso invece ospita diverse coltivazioni e l’allevamento delle api – per la produzione di cera, pappa real etc. Nella zona del terrapieno c’era anche la coltivazione da cui sono nate la festa della semina e del raccolto, che ora abbiamo sospeso per cui ora quello che viene prodotto viene dato solo per uso terapeutico. Anche le celle nella parte bassa furono state utilizzate come alloggi, perché in questo modo i militari erano già in postazione per sparare dalle feritoie.

Avete mai trovato qualche reperto dell’epoca militare?
Sì, nel tempo ne abbiamo trovati, ma non armi e fucili: negli anni, il Forte, oltre ad essere stato utilizzato come discarica, è stato totalmente depredato. Bisogna immaginare che, tra il momento della dismissione e quello dell’occupazione, sono passati trent’anni. Quindi sono rimasti solo schegge, chiavi e altri oggetti del genere.

La piazza d'armi principale del Forte, da cui si scorge anche una parte del terrapieno.
La piazza d’armi principale del Forte, da cui si scorge anche una parte del terrapieno.

Il Forte ha tre livelli, con un altezza delle mura che va dai 12 e i 15 metri. Il primo è quello delle celle, che sono il fronte del Forte, da cui partono le rampe che portano alla piazza d’armi. La caratteristica dei forti era quella della forma trapeziodiale: era il disegno migliore sia per il controllo dell’interno che dell’esterno, verso cui era posizionato solitamente il lato più lungo della struttura. Il livello della piazza d’armi è quello intermedio e si trova alla quota stradale, diciamo leggermente più in basso. Infine, c’è il livello più alto, quello con spazi per gli ufficiali e i magazzini, con dei collegamenti in verticale al piano intermedio.

Un'immagine da cui si notano bene il livello intermedio della piazza d'armi e quello superiori degli attuali alloggi degli occupanti.  Le celle si trovano al di sotto della piazza d'armi.
Un’immagine da cui si notano bene il livello intermedio della piazza d’armi e quello superiori degli attuali alloggi degli occupanti. Le celle si trovano al di sotto della piazza d’armi.
Le celle ai piani bassi del Forte, qui durante lo svolgimento del festival Crack! Fumetti Dirompenti.
Le celle ai piani bassi del Forte, qui durante lo svolgimento del festival Crack! Fumetti Dirompenti.

L’impianto elettrico del Forte è tutto a norma ed è stato realizzato interamente dagli occupanti, aumentandolo mano a mano che venivano liberati spazi, perché all’inizio c’era solo il corridoio principale libero, che era comunque pieno d’immondizia. Una delle prime installazioni artistiche che abbiamo fatto, che era sulla tortura familiare nel quotidiano, l’abbiamo realizzata con elettrodomestici presi qui dentro. Venivano a scaricarci di brutto, c’era di tutto.

Gufi in lamiera all'interno del Forte Prenestino.
Gufi in lamiera all’interno del Forte Prenestino.

Abbiamo sempre cercato di non intervenire in modo pesante sulla struttura, di rispettarla molto. Ad esempio, in molti spazi ci sono degli interventi in legno, con elementi che sono stati inseriti semplicemente appoggiandoli, in modo da poterli rimuovere. Nella piazza d’armi ci sono ancora delle colonnine di ghisa originali che erano già utilizzate per una copertura, che è stata riproposta. La struttura alla fine del tunnel, ovvero quella tenda che è stata fatta per fare concerti anche d’inverno e non morire di freddo, è appoggiata semplicemente, non interviene sulla preesistenza muraria. Negli alloggi sono state messe delle stufe, ma sono state adattate a dei percorsi preesistenti perché già prima c’era un sistema di riscaldamento. Sempre negli alloggi è stata portata l’acqua, ma nient’altro. Più che aggiunto, si è liberato, ad esempio il fossato, che è stato completamente liberato da tre anni. Anche il ponte è lo stesso, originale, è stato solo cambiato il cancello.

Un dettaglio della struttura di copertura della zona concerti. Foto di Chiara Crociata.
Un dettaglio della struttura di copertura della zona concerti. Foto di Chiara Crociata.

Quali sono attualmente gli ambienti principali del Forte?
La sala da tè, la sala cinema, la taverna che è sia esterna che interna, il pub esterno e quello interno. C’è un altro pub vicino la sala concerti al chiuso, poi c’è l’auditorium, che era la sala principale dove si facevano i concerti prima, con degli interventi di pannellatura in legno per l’acustica. Poi ci sono le officine: serigrafia, il laboratorio di disegno, MusicaForte, la falegnameria, la ciclofficina, il teatro, le palestre, il dormitorio, il take care, in alto c’è la parte di orto, poi in fondo l’enoteca e l’infoshop. Al piano superiore ci sono le case, che hanno dimensioni variabili, dai 15/20 mq fino ai 30mq, per cui si riesce al massimo ad avere un paio di stanze. La seconda piazza d’armi è quella più privata e lì c’è anche il generatore del Forte. Nel 1986 il verde non c’era, è stato tutto fatto dagli occupanti: era tutto brullo, alcuni alberi erano cresciuti spontaneamente, ma la maggior parte sono venuti su grazie all’intervento degli occupanti. Essendo militari, i forti ovviamente non prevedevano verde. Ci sono addirittura parti in cui le radici stanno spingendo la struttura.

La parte conclusiva del tunnel centrale del Forte, con la sala cinema in primo piano e l'enoteca in fondo.
La parte conclusiva del tunnel centrale del Forte, con la sala cinema in primo piano e l’enoteca in fondo.