Memorie dal sottosuolo: otto anni di DalVerme

Dopo otto gloriosi anni di attività, chiude (forzatamente) il Circolo DalVerme. Addetti ai lavori, musicisti, penne di Zero e persone che hanno contribuito alla causa da dietro le quinte raccontano il 'proprio' DalVerme attraverso ricordi, concerti e serate memorabili.

Scritto da Chiara Colli il 17 marzo 2017
Aggiornato il 12 marzo 2020

Foto di Simone Tso

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LUCA COLLE-
PICCOLO

Oltre a essere colonna portante del dream team di Goodfellas, Luca spaccia ottimi dischi da Radiation, diffonde ritmi e free jazz con Spiritual Unity e scrive di tanto in tanto su Blow Up.

 

 

Innumerevoli i ricordi legati al Circolo DalVerme, intrattenimento e socialità, approfondimenti musicali e l’opportunità di consumare un calice prezioso, con quella sensazione di sentirsi proprio a casa. Sensazione amplificata – se volete – quando gli ascolti appunto casalinghi si sono materializzati in date importanti o concerti esclusivi. Un luogo baciato da un’acustica naturale e sorretto comunque da un impianto da far invidia ai migliori club “ufficiali”. Sintetizzare in breve questi nevralgici anni di attività, con al centro un progetto ambizioso e scelte spesso difficili, è compito improbo e per un assiduo frequentatore un piccolo gioco al massacro. Provando a scegliere un singolo evento, tra le centinaia consumati in quell’accogliente e magico sottoscala, la memoria corre a quel fantastico duo composto dal batterista Chris Corsano e dal sassofonista Joe McPhee, autentico pilastro della musica libera e vero depositario della cultura free jazz sino ai giorni nostri. Non esattamente il tipo di evento che un promoter locale voglia rischiare a tutti i costi. Il fuoco di quel concerto e l’umanità di McPhee – con cui ebbi modo di scambiare anche diverse illuminanti opinioni – è per me una sorta di parabola, l’indicazione di un percorso che in breve tempo ha fatto di questo luogo una mecca, non solo nell’immaginario locale.

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