Memorie dal sottosuolo: otto anni di DalVerme

Dopo otto gloriosi anni di attività, chiude (forzatamente) il Circolo DalVerme. Addetti ai lavori, musicisti, penne di Zero e persone che hanno contribuito alla causa da dietro le quinte raccontano il 'proprio' DalVerme attraverso ricordi, concerti e serate memorabili.

Scritto da Chiara Colli il 17 marzo 2017
Aggiornato il 12 marzo 2020

Foto di Simone Tso

caizzi

MARCO CAIZZI

Suona con i Rainbow Island, conia neologismi, è esperto e appassionato di videogiochi, elettronica, Sonic Youth e afro-phuturismo. Tra uno smerluvio e l’altro ne scrive su Zero, ma anche su Giocagiuè, Prismo e Bastonate.

 

 

Ricordo nel 2009 un Toni Cutrone post-concerto degli Hiroshima Rocks Around dirmi, tutto eccitato, che stava aprendo con altre persone un locale dotato di mini saletta sotterranea per concerti pazzi, con sopra uno spazio comfy dove poter bere bene – magari con qualche sfizio cibico. Non capivo esattamente l’idea, ma amando prima la musica e poi il cibo, ero molto incuriosito. Ecco, la mia curiosità è ciò che il Circolo DalVerme ha soddisfatto nei suoi anni di attività. E credo abbia incuriosito e soddisfatto anche tutti gli altri suoi aficionados. Ad esempio i cocktail già mi piacevano, ma non ne sapevo nulla e prima di allora andavo d’istinto: un Marziano in piena cocktail-mania ha fatto sviaggiare ogni mia papilla gustativa (attività proseguita dai suoi successori), ma soprattutto ogni mia smania di conoscenza. Indimenticabili i suoi bellissimi sproloqui tipo trip mistico su tutte le varietà di drink, distillati, birre, vini. Tutto. Voi direte «Ma come, il bere prima della musica?! VERGUNIA!». Beh, è per farvi capire che prima di questa moda istituzionalizzata dell’enogastronomia a botte di Eataly e locali commerciali che aprono in continuazione sotto casa mia (quartiere, sempre meno popolare, d’Ostiense), è stato un CIRCOLO ARCI, un MINI LOCALE UNDERGROUND – dove sotto potevi suonare musica skranna e sopra ascoltare i dj set d’ascolto più disparati – a farmi conoscere il magico mondo dei drink hyperstiziali, a costi più bassi di qualsiasi altro luogo “da cocktail”. E quindi a mischiare e ravvivare i più disparati mondi (un noiser malato che va a benzene, con uno che vuole bersi il mejo negroni) in uno spazio che è sempre stato culturale, no ansia soldi o profitto (di quei locali siamo già pieni e ben funzionanti, no?). Sì, ma la musica? Davvero troppi i nomi che ho avuto la fortuna di ascoltare in uno spazio piccolo e intimo quanto la mia stanza. Su tutti il primo incredibile concerto dei Sightings, di cui possedevo anche la registrazione, purtroppo andata perduta. Poi: la bolgia infernale scatenata dagli ex-Arab On Radar, la leggenda free-jazz Evan Parker, il primo live di Sun Araw a Roma (con successiva chiacchiera a tema Neil Young e Congos), e la scoperta in diretta di tanti gruppi ora di culto come i Gnod. Last but not least: il DalVerme è stato anche uno spazio che mi è stato offerto dai ragazzi, senza problemi, per qualsiasi mia idea – anzi, erano loro a spingermi a farle altrimenti sarei stato a casa: tipo i 5 (o 10?) minuti di vuvuzela-drone che ci feci con un kazoo elettrificato, a non so quale festival pazzo tipo “10 live in 60 minuti”; il primo concerto dei Rainbow Island in cui al soundcheck chiesi a Toni «Come si sente?» e lui «Boh non lo so, non capisco cosa stiate facendo e che roba è»… E però ci fece suonare lo stesso, determinando praticamente la nascita del gruppo. Le serate chiptune organizzate con Kenobit con leggende della scena come Goto80. Le sonorizzazioni in diretta totalmente fuori di capoccia dei mondiali 2014 – a noi capitò un’assurda Algeria – Corea del Sud. E poi i vari Thalassa e nuove psichedelie italiane, tutte occasioni per permettere scambi e contatti tra scene e pubblici più diversi di quello che si immagina, nella maniera più presa a bene possibile. Alla fine in tutti questi anni il locale è stato veramente portato al pieno delle sue possibilità: per cui da una parte c’è l’amarezza della chiusura (specie pensando a quella, vergognosa e forzata, dell’anno scorso), ma dall’altra l’eccitazione di vedere come, dove e quando apriranno il nuovo DalVerme e come si sarà evoluto il suo spirito! MAGARI IN UN BRUKO GIGANTE!!!

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