Memorie dal sottosuolo: otto anni di DalVerme

Dopo otto gloriosi anni di attività, chiude (forzatamente) il Circolo DalVerme. Addetti ai lavori, musicisti, penne di Zero e persone che hanno contribuito alla causa da dietro le quinte raccontano il 'proprio' DalVerme attraverso ricordi, concerti e serate memorabili.

Scritto da Chiara Colli il 17 marzo 2017
Aggiornato il 12 marzo 2020

Foto di Simone Tso

onga

ONGA

È il capo supremo di Boring Machines ed eminenza, neanche troppo dietro le quinte, di Thalassa ed altre collaborazioni virtuose tra la Capitale e il produttivo Nord Est. Da anni trovate i suoi contributi su musiche storte e ignote ai più nella rubrica musica di Zero.

 

La notizia che a fine marzo la serranda del DalVerme verrà abbassata per sempre, nella sede che tutti conoscono, mi colpisce su vari fronti. Soprattutto penso ai bei momenti che ho passato lì dentro, che definire indimenticabili non è solo un esercizio retorico. Giusto per essere chiari, abito a 500 km di distanza e negli ultimi anni sono sceso a Roma solo in occasioni che coinvolgevano visite al DalVerme o a cose ad esso collegate. Tra quelle mura ho conosciuto alcune delle persone a cui sono più affezionato e che stimo di più. Difficile scegliere fra tanti ricordi indelebili, tra le tante situazioni vissute che hanno lasciato il segno. Tanti momenti memorabili sono legati alle serate delle quattro edizioni del festival Thalassa, che hanno messo assieme tanti gruppi uniti da un comune intento “psichedelico” e hanno richiamato pubblico da tutta Italia. Dovendo sceglierne uno, durante il Thalassa 2 nel 2014, tra i gruppi ad esibirsi c’è la Piramide di Sangue, ensemble numeroso da sistemare sul piccolo palco del DalVerme. Su al bar c’è già la fila di gente che aspetta il via libera per scendere giù dalle scale, siamo al terzo giorno di festival e di sotto fa molto caldo. Scendiamo e il gruppo attacca morbido, come sempre strizzando un po’ l’occhio al Medioriente. Poi le dune del deserto cominciano a incresparsi e la Piramide comincia a picchiare più duro. La sala si riempie e fa sempre più caldo, sembra quasi che il pubblico sia un unico corpo che ondeggia sotto i colpi dei figli di Anubi. La band è presa bene e ci dà dentro senza risparmiarsi, stanno così stretti sul palco che anche loro sembrano un corpo unico, un miraggio in lontananza… Cos’è quella, una palma? Ormai non c’è più verso di affidarsi alla ragione, l’unica soluzione è abbandonarsi alle note melliflue del clarinetto e vibrare all’unisono con tutto il pubblico nella lunga e dirompente coda del concerto. La Piramide di Sangue al DalVerme, per un nuovo miracolo italiano.

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