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Roedelius Schneider

4/5/2016, Teatro Franco Parenti Via Pier Lombardo, 14 • Milano

di Matteo Meda

L’ultima volta che Hans Joachim “Achim” Roedelius si vide da queste parti fece portare un pianoforte per poi suonare un’ora, quasi in trance, solo con un paio di congegni analogici attaccati al laptop. E in trance ci finì presto anche il pubblico. Ottantuno anni, dieci in più di quel Dieter Moebius scomparso nel semi-anonimato l’anno scorso che con lui ha firmato l’esperienza forse più decisiva della seconda ondata krautrock. Ottantuno anni, una media di 2-3 album nuovi l’anno e qualcosa come una ventina di collaborazioni all’attivo, quasi tutte con gente che ha dieci-vent’anni meno di lui. Gente che con la sua esperienza ha un debito, proprio come Kreidler e To Rococo Rot (si veda, fra le altre, alle voci parcellizzazione ritmica, pattern melodici, armonie sintetiche), e come Stefan Schneider, che quel debito si ritrova a “saldarlo” sul palco del Parenti, a chiusura di un cerchio, a completamento di uno scambio. “Exchange”, appunto, nel vero senso della parola. La trance è assicurata anche stavolta, chissà se ci sarà un pianoforte.

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