Il meglio e il peggio della settimana di Artissima, Club To Club, O.G.R. e tutto il resto

Reportage semiserio della nostra settimana a Torino, capitale italiana dell'arte e della musica per sette giorni

Foto di Daniele Baldi

Scritto da La Redazione il 8 novembre 2017
Aggiornato il 1 dicembre 2017

Dopo avervi presentato sul nostro sito e sul nostro magazine Zero Torino Artissima, Club To Club, le Officine Grandi Riparazioni e tutte le altre iniziative che hanno reso anche quest’anno Torino la città italiana dove tutti avrebbero voluto essere nella prima settimana di novembre, abbiamo pensato di stilare un elenco semiserio delle cose che ci sono piaciute e di quelle che proprio non ci sono andate giù, in rigoroso ordine casuale. Tra camminate sotto la pioggia, luce al buio, taxi rubati, palloncini/goldoni luminosi, camere d’albergo condivise e altre mille “scuse per ieri sera”, l’unica cosa certa è che torneremo anche l’anno prossimo!

IL MEGLIO

1) Artissima:
Da un’estremità all’altra, dal Deposito di Arte Italiana Presente con tutte le opere più amate degli artisti italiani dagli anni Novanta a oggi, da Cattelan a Invernomuto, fino alla intellettualissima sezione Back to the Future che mostra gli anni Ottanta visti da Anna Daneri, questa edizione di Artissima, la prima diretta da Ilaria Bonacossa, è stata potente. Torino difende lo spazio che Milano cerca di strapparle, pezzo dopo pezzo.

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Gabber Eleganza © Stefano Mattea

2) Le seguenti performance di Club To Club:
LIBERATO, da fenomeno del web a live fenomenale
GABBER ELEGANZA, cameratismo, cori da stadio e pogo: da brutti e cattivi e tremendamente fashion e hype
MURA MASA, coinvolgimento totale su hip hop, soul, trap e bassoni inglesi
DANCE SALVARIO, nonostante la pioggia, nella piazza coperta, con la musica di Jim C. Nedd & Palm Wine sembrava di essere in un posto caldo ed esotico.

3) Gilberto Zorio al Castello di Rivoli:
A differenza di Pistoletto, che negli ultimi anni ci tormenta con opere pubbliche orrende come la mela ricucita che campeggia davanti alla stazione fascista di Milano, Zorio è rimasto sempre un figo. La grande mostra a Rivoli in suo onore è quindi un must.

4) Piper. Learning at the discotheque:
Piero Derossi e la sua storia che da architetto si ritrova a essere gestore del locale insieme alla moglie è un racconto bellissimo e d’altri tempi. Molto attuale è invece l’aneddoto che le balere e gli altri locali da ballo, per paura della concorrenza, non volevano che il Piper aprisse. Brava Paola Nicolin per la programmazione.

5) Come una falena alla fiamma alle O.G.R.:
La mostra del trio Tom Eccles (direttore del Center for Curatorial Studies del Bard College di New York), Mark Rappolt (redattore capo di Art Review, e Liam Gillick (superartista), ma solo nella parte alle O.G.R.: bellissima la stanza nera, con la statua basaltica del museo egizio, e le scalette di Gianni Colombo, e la stanza con i calchi calcinati di Rachel Whiteread.

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O.G.R. © Andrea Macchia

6) Le O.G.R. in generale, anche se puntare tutto sulla musica potrebbe rivelarsi una scelta sbagliata. Infatti Torino si è fatta scippare da Bologna il cibo (vedi l’apertura imminente di FICO), che in realtà le appartiene molto di più della musica (Slow Food, Eataly, Salone del Cibo, piole, vermut, eccetera). Scelta oculata?

7) Il pubblico di Club To Club che viene da tutta Italia, anche se in pista a volte era scarico (colpa di alcune performance?).

8) I bar storici e le piole di Torino, sempre col bicchiere di vermut o di barbera in mano.

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Carlos Garaicoa © Lucia Tozzi

9) Carlos Garaicoa alla Fondazione Merz:
Mai la fondazione Merz ha mostrato tanto splendore come nel dialogo tra la sua architettura e quelle dipinte e modellate da Carlos Garaicoa.

IL PEGGIO

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Kraftwerk © Andrea Macchia

1) Kraftwerk alle O.G.R.:
Il loro show è stato come sempre grandioso, però il volume era scandalosamente basso ed essere costretti a stare seduti sulla loro musica è una tortura. Per non parlare dei turisti tedeschi che ti chiedono di non parlare tra una canzone e l’altra, salvo poi tediarti tutto lo show con il loro cazzo di cellulare.

2) L’impianto del mainstage di Club To Club che non è mai di estrema qualità (sul pezzo di Battiato durante il dj set di Jaar ha gracchiato pure)
[ci segnala l’ufficio stampa di Club To Club “che Nicolas Jaar aveva un modulare durante il set che usava per distorcere il segnale, quindi tutti i suoi rumori erano voluti”]

3) Come una falena alla fiamma da Sandretto:
A parte il video folle di Hito Steyerl, che ricorda il video In Gabbia non ci vado della nostra Myss Keta, e la stanza con le prime pagine dell’11/9, #tuttobrutto.

4) Il live di Jaar a Club To Club: maledetta noia! Però il giorno dopo si è rifatto alla grande col dj set: lalucealbuio, lalucealbuio, lalucealbuio… rimanerci sotto con Battiato.

https://www.youtube.com/watch?v=6cGYAQibjGI

5) Snodo, il bar delle O.G.R, che non ha il Punt e Mes. In ogni caso, tavolone a parte, il design è un po’ triste, vedi le piantane di ferro battuto e gli ingranaggi che scorrono a mo’ di orologio sopra la porta dei cessi.

6) La metro che apre alle 7 e come sempre non si trovano taxi e bus e non si possono prenotare e anche se entri in un hotel a prenotarli non ti dicono il nome tipo Oscar69 o Marte25. Tornare a piedi alla stazione è ormai un classico (“giaobbellovuoilacocca?”).

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Lingotto © Andrea Macchia

7) I cani della Finanza fuori dal Lingotto.

8) I bagni chimici di Club To Club: hai presente la scena di Trainspotting?

9) Farsela scendere in ufficio il giorno dopo e quello dopo ancora.