Una nuova stagione per il Piccolo Teatro

I buoni propositi per l’anno nuovo: un teatro d’arte per tutti

Scritto da Francesca Rigato il 14 dicembre 2021

foto © Masiar Pasquali

Annunciazió annunciazió” avrebbe detto Troisi scoprendo la nuova stagione del Piccolo Teatro di Milano, che si presenta effettivamente come una vera e molto attesa annunciazione.
Il Piccolo Teatro si rilancia al pubblico con quell’idea, creata da Paolo Grassi e Giorgio Strehler nel 1947, di un teatro d’arte per tutti. Non si poteva scegliere anno migliore per riportare il Piccolo alla sua proposta originale, se non il centenario dalla nascita di Strehler. Questo ricordare il grande regista, attraverso i suoi spettacoli e i suoi scritti, avrà sicuramente influenzato il neo direttore Claudio Longhi

Nessuno più di Strehler era riuscito a portare il teatro a tutti e, al tempo stesso, Milano con lui entrava nel palcoscenico. Ci era riuscito grazie a Grassi e a mille collaboratori, al progetto di un teatro d’Europa, al decentramento artistico, ad un’idea politica e sociale fortemente dichiarata. Tutto questo, oggi, il Piccolo lo riprende e lo riporta in auge. Ecco dunque che la grande istituzione, diventata ormai parte di una media e alta borghesia nonostante gli intenti originali, cerca di tornare ad una dimensione popolare. Il proposito, come suggerisce la nuova immagine simbolo della stagione, sembra quello di voler arrivare agli operai, nonostante il prezzo dei biglietti ancora un po’ fuori scala e la proposta culturale non facilissima. Se ci pensiamo Grassi, nel 1968, era già riuscito in questo intento di inversione, ma come? Portando il teatro nelle piazze, nei tendoni, negli auditorium di quella che all’epoca era la periferia milanese, così oggi Longhi propone lo stesso stratagemma, cioè di riempire con una proposta artistica spazi diversi dai teatriQuesta grande, nuova stagione, vestita di arancione e presentata da Claudio Longhi in un auditorium della periferia milanese, promette tutto questo.
Oltre al classico cartellone di spettacoli, che si destreggia tra produzioni del Piccolo e molte ospitalità italiane e non, il direttore propone una vasta serie di progetti collaterali. Tra questi segnalo: il progetto Strehler 100 che vedrà diversi eventi, mostre e incontri legati al regista; la giornata Milano per Gaber e i Festival, tra cui il MIX dal 16 al 19 giugno e a seguire il Milano Flamenco.

Per quanto riguarda gli spettacoli, tre sono gli imperdibili grandi classici. A gennaio il teatro apre le porte con M il figlio del secolo, spettacolo in due parti: la prima 1919 e la seconda 1924. Popolizio porta in scena, con attori già affermati ed altri giovanissimi, un colosso che parla della Storia. In qualche modo si sente già nell’aria la parola “spettacolo dell’anno”: prima bisognerà vederlo ovviamente, ma non si potrà perdere. A marzo invece arriva con Zoo Sergio Blanco, per portare finalmente un po’ d’Europa e di “internazionalità” sul vecchio palco di Via Rovello, con Lino Guanciale come interprete. Infine la novità di una Federica Rosellini regista che, ad aprile, porta in scena Carne blu, una doppia visione di Orlando tra Ariosto e Virginia Woolf, tra narrativa e  favola noir.

 

Sempre tre sono gli spettacoli che non mi perderei per nulla al mondo, perché credo che possano smuovere i sentimenti e gli animi di chi li andrà a vedere. Iniziamo da Katie Mitchell e Jérôme Bel con: Uno spettacolo per chi vive in tempi di estinzione. Una messa in scena, con un testo e una regia prestabilita, che viene ricreata nelle varie nazioni con attori diversi. Uno spettacolo che ha un’idea di fondo e si ricrea ogni volta, per un teatro che può davvero essere fatto ovunque. A marzo ci sarà, interessante per regia, cast e traduzione, lo spettacolo di Antonio Latella che mette in scena, con la traduzione di Monica Capuani, Chi ha paura di Virginia Woolf? Tra gli attori Sonia Bergamasco, Vinicio Marchioni, Ludovico Fededegni e Paola Giannini. Tutti questi artisti sono parte attenta e pensante della scena contemporanea, cosa avranno creato insieme?
Infine, a giugno, torna sul palco dello Strehler Pippo Delbono con il nuovo spettacolo Amore. Un titolo, una dichiarazione, semplice, disarmante, una parola di cui si ha paura, un sentimento che non si esplicita quasi mai a parole e che è uno stato dell’anima, uno spettacolo da cui bisognerà lasciarsi invadere.

Così il Piccolo si annuncia al 2022, con una ricca proposta di idee e di spettacoli. Sembra davvero che il Teatro sarà all’altezza di quanto dichiarato e che, come se si stesse risvegliando da un lieve torpore da mattine d’inverno, ha intenzione di sfruttare tutte le possibilità che un’istituzione del genere possiede. Speriamo che questa nuova alba apra le porte davvero a tutti, anche a coloro che di teatro non parlano e “non praticano”, così avrà sicuramente vinto.