Giancarlino

Il 24 settembre il Goa aprirà la sua porta per il ventesimo anno, con un opening party affidato a Sven Väth. Anniversario troppo ghiotto per non farsi raccontare un pezzo di storia del clubbing romano, da un pezzo di storia del clubbing romano: Giancarlino.

Scritto da Nicola Gerundino il 17 settembre 2015
Aggiornato il 23 gennaio 2017

Giovedì, venerdì, sabato. Alle volte la domenica, qualche volta lo è stato il mercoledì. Dal 1996, se c’è una certezza nel trovare un disco che gira sotto una puntina, questa risponde al nome di Goa. La stagione 2015/2016 sarà dunque la ventesima per il club di via Libetta – Opening Party il 24 settembre con Sven Väth – e per celebrare questo anniversario abbiamo deciso di riavvolgere indietro il nastro direttamente attraverso le parole di Giancarlino: per i pochi “nottambuli” che non lo conoscessero, tra i soci fondatori del Goa nonché fine miscelatore di vinili e resident di Ultrabeat.

Giancarlino e Marco Carola in un Goa da sold out.
Giancarlino e Marco Carola in un Goa da sold out.

 

Zero: Iniziamo dalle presentazioni
Giancarlino: Giancarlino, nato a Roma il 16/07/1964.

Hai un ricordo d’infanzia legato alla musica?
Sì, forse il ricordo più vivo è il primo 45 giri che ho comprato – avevo 14 anni – in un piccolo negozio di dischi del mio quartiere: The Real Thing – Can You Feel The Force. Un super disco!

C’è stato un album, un artista o un evento che ha segnato un punto di svolta e ti ha avvicinato in maniera indissolubile al mondo della musica e dei club?
Guarda, è difficile, ce ne sono tanti. Partendo dalle radici, sicuramente James Brown. Grazie a lui, al Padrino del soul, ho scoperto il funk e il ballo, che poi mi hanno avvicinato alle discoteche dei tempi passati… Ricordo ancora il suo concerto al Tendastrisce qui a Roma: una bomba di energia.

Da ragazzo che club e che serate frequentavi a Roma? E che musica ascoltavi?
Sicuramente al primo posto il Mais in via Cesare Beccaria. Poi il Piper e il Much More, club storici di Roma. Per la musica, mentre tutti i miei amici ascoltavano rock io ero un amante della disco: parliamo della fine degli anni 70.

Ti ricordi il tuo primo dj set?
Certo: è stato in una festa privata, a casa di amici. Lo ricordo benissimo, era basato tutto su musica funky, avevo dischi prestati da un caro amico, il mixer era un Tascam 106, con una base di legno pazzesca. Ancora ne ho uno in mansarda.

Parlando del Goa, com’è nato questo club? Quando e insieme a chi lo hai fondato?
Il Goa è nato il 29 ottobre del 1996 con altri tre cari amici: Danilo Proietti, Fabrizio Caccetta e Pierluigi di Filippo. Con il passare degli anni i soci sono cambiati per loro esigenze personali. Ora dei fondatori sono rimasto solo io.

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Il Goa visto dall’ingresso

 

Sei stato tu a scovare e a scegliere l’attuale spazio di via Libetta? Che attività c’era prima?
Allora, noi in quel periodo gestivamo serate all’Akab, che aveva solo il primo piano, Caffè Latino, sempre a Testaccio, e da poco avevamo trasformato l’Horus Club da sala biliardi in club per concerti, per cui eravamo molto impegnati. Pierlugi, tramite un amico, ci dice che c’è un ex officina di motorini nascosta dietro i Mercati Generali di Ostiense, che era stata trasformata in un locale, ma non aveva funzionato e il proprietario delle mura cercava di rivenderla. In un primo momento il posto mi aveva spaventato: era tutto abbandonato, non ci stava nulla, da poco aveva anche chiuso il primo Classico – uno spazio solo per concerti. D’altra parte mi aveva colpito proprio perché era così isolato e molto dark. Dal 1996, in pochi anni, è nato Libetta Village e abbiamo anche fondato un consorzio che ci rappresenta con il nostro municipio e con il comitato di quartiere.

Che ricordi hai della prima stagione?
Nel 1996 eravamo in piena esplosione di suoni acid jazz, trip hop, jungle e dub. Io mi firmavo “Giancarlino Strane Sonorità”. Non c’era uno stile unico, ma tanti suoni diversi che si univano e veramente si facevano dei viaggi musicali unici, dal rare groove al trip hop fino ad arrivare alla techno, oppure delle vere e proprie jam con i musicisti che ci passavano a trovare. I dj ospiti erano Howie B, Tom Middleton, Gilles Peterson, James Lavelle, Kruder & Dorfmeister, Claudio Coccoluto, Francesco Farfa e tanti altri ancora. Sicuramente c’era molta ricerca da parte di tutti questi artisti: si respirava l’aria della club culture.

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Howie B e Gilles Peterson

 

Cosa voleva dire aprire a Roma un club come il Goa 20 anni fa? Come fu la risposta del pubblico?
Devo essere sincero: abbiamo aperto il Goa con l’idea di dare a Roma un profilo internazionale e il pubblico ha risposto subito alla grande. Il club è partito subito con un grande successo, sicuramente figlio delle tante feste fatte anni prima dal nostro gruppo, ma alla nostra città mancava un posto così, 20 anni fa c’erano locali, ma molti troppo commerciali. Il pubblico era un pubblico attento, che amava girare il Mondo, per cui era molto preparato. E poi tantissimi addetti ai lavori che frequentavano il locale anche se lavoravano da altre parti, tanti di loro vengono ancora oggi.

A 20 anni di distanza cos’è cambiato nella Roma “notturna”? Cosa in meglio e cosa in peggio?

Io vedo solo in meglio: i ragazzi sono più preparati, la rete ha cambiato tante cose e la nostra musica ora è considerata, mentre prima era troppo di nicchia, non era per tutti. Tanti venivano al Goa solo per le ragazze, succede anche ora, ma i ragazzi seguono di più il dj e credo che sia così in tutto il mondo, non solo al Goa: evviva il presente!

In 20 anni al Goa sono passati praticamente tutti. Sappiamo che è difficile, ma se dovessi scegliere delle istantanee per raccontarne la storia quali sarebbero?
Oddio, questa è veramente molto difficile… Sicuramente Modula una delle prime rassegne italiane di musica elettronica con artisti veramente seri del panorama più sperimentale. Era nata da un idea di Dj Red con Ricardo Petitti e Andrea Lai di Agatha (Brancaleone), era di mercoledì ed è stata veramente indimenticabile: Mouse on Mars, Kid606, Bola e Gescom, Jimi Tenor, il tutto con artisti visual veramente di livello per il nostro club. Poi i primi After Tea – parlo di 15 anni fa: siamo stati dei precursori delle collettive nei club, artisti di ogni forma, pittura, teatro, danza, scultura, musica, fotografia, tutti insieme per una domenica, dalle 18:00 alle 04:00. Veramente belli i primi After Tea.

La stagione 2015/2016 come sarà, invece?
Sarà come un festival: credo che verranno tutti i nuovi e i vecchi amici: Jeff Mills, Sven Väth, Marco Carola, Ricardo Villalobos, Loco Dice, Dettmann, Raresh, Ellen Allien, Miss Kittin, Nina Kraviz. Tanti veramente, aspettiamo più di 120 ospiti.

Sei tu a scegliere tutti gli artisti?
No, mai da solo. Da sempre mi confronto in primis con tutti i miei soci e anche con i resident: facciamo una riunione a settimana, parliamo, ascoltiamo musica e decidiamo chi invitare. In più, partiamo spesso per i festival insieme, siamo una famiglia ben affiatata. Negli ultimi anni Fabio Colicchi cura la programmazione del Goa con più attenzione… Sinceramente dopo 20 anni sono un po’ stanco di stare dietro alle agenzie degli artisti.

Preferisci mettere i dischi o ascoltarli?
Metterli mi piace troppo.

Sei un intransigente del vinile o ti concedi qualche cd/mp3 ogni tanto?
Solo vinile, ma lo faccio per una scelta di suono, non per altro. Non sono un fanatico del vinile, io lo amo e basta, ma rispetto tutti i formati: l’importante che sia bella musica.

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Borse di dischi a confronto: Giancarlino vs zio Sven

 

Nel tempo ci sono stati tanti altri eventi e attività legate al Goa, provo a farti tre nomi e a chiederti per ognuna un racconto, un pensiero

Amore
35.000 persone in una notte provenienti da tutta Europa: forse è stata una delle mie più grandi vittorie. Il primo Amore fu organizzato con altre strutture che dopo la seconda edizione si sono ritirate. Ho voluto fortemente continuare e fino al 2009, alla sesta edizione, eravamo arrivati a questi numeri. Ora il marchio è stato venduto per una mia scelta personale, legata al fatto successo nel 2009 alla Nuova Fiera – quel ragazzo che tentò di violentare una ragazza, macchiando un festival che fino al quel momento aveva dato lezione a tutti quei politici bigotti che non vogliono questo tipo di movimento giovanile. Questa cosa mi ha fatto passare la voglia di fare altre edizioni, purtroppo l’Italia è anche questo.

Ultrabeach
Ultrabeach è nato il giorno del mio compleanno. Per festeggiare abbiamo deciso di fare queste domeniche di luglio al Riva Beach di Fregene. Ripeto, nato per gioco con il mio Marco Carola. In pochissimo tempo le feste in spiaggia hanno avuto subito un grande successo e si sono trasformate in grandi eventi e talmente tanta era l’affluenza che il sindaco di Fregene ci ha bloccati per problemi di viabilità. Altro brutto capitolo del nostro amato Paese: puoi bloccare una festa perché non hai i vigili per il traffico?

The Magick Bar
Che dire del Magick? Un posto incantevole al centro di Roma, immerso nella natura, giunto al suo settimo anno, ispirato allo stupendo bar25 di Berlino. È amato un po’ da tutti, romani e non solo. La cosa più importante del Magick è che ci permette di fare suonare tanti amici e i resident del Goa, che finalmente hanno il loro giusto spazio. Dopo i primi anni di difficoltà con i vicini politici che non ci volevano, ora è un isola felice dove vengono persone di ogni età, dalle 18:00 alle 02:00, accompagnati dalla musica del Goa!

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Il Magick Bar.

 

Questo ci porta a toccare un tasto per molti dolente: Roma. Com’è organizzare eventi in questa città, inferno o paradiso?
Un girone dei golosi.

Cosa le manca e cosa ha in più?
Non le manca nulla, ha solo un problema di età. La gestione di questa città è vecchia, legata troppo al Vaticano. È una città ferma sul divertimento perché, purtroppo, sono troppe le persone anziane in confronto ai giovani. Cosa ha in più? La bellezza, il sole e l’aria .

Se potessi scegliere un luogo dove organizzare una serata, quale sarebbe?
Senza dubbio Villa Pamphilj, ci farei subito un mega festival di giorno, a contatto con la natura.

Un artista che invece, vorresti vedere suonare al Goa, tra quelli ancora non ospitati?
Senza dubbio i Daft Punk!

Non ti chiedo se hai un dj preferito, ma ce n’è qualcuno che non ti stancheresti mai di sentire?
Ricardo Villalobos.

 

La richiesta più strampalata che hai mai avuto da un artista?
Ali di pollo fritte alle 17:00 durante le prove. Grazie al Burger King di via Ostiense non è stato difficile .

La cosa più assurda che ti ricordi sia successa al Goa?
Sicuramente nel 1996, il primo anno del club, il concerto a porte chiuse per 300 amici di Eddie Vedder dei Pearl Jam: un evento talmente pazzesco che ci ha portato su tantissimi giornali musicali. Due miei cari amici, Massimo e Ninni Aureli, portarono Eddie al Goa dopo il concerto al Palaeur, lui è impazzito per il club e il giorno dopo ci ha voluto suonare con 2 ragazzi di Roma. Fu una delle cose più belle e assurde del Goa.

Il disco che hai suonato di più nella passata stagione?
Hangover di Moodymann

 

Quello che suonerai nella prossima?
The KMS Remixes di Carl Craig

 

Quello che suoni da sempre?
Nervous Acid di Bobby Konders su Nu Groove

Un bar e un ristorante di Roma che ti piace frequentare?
Oltre al Caffè Propaganda – della family Goa – mi piace andare, quando posso, al Sorpasso da Paul, oppure al D.O.M in via Giulia dal mio amico Aldo Nascimbeni. Il mio ristorante preferito, da sempre, è da Benito e Gilberto a Borgo Pio, mentre per una cosa veloce Dal Papa a Piazza Risorgimento.

Vai sempre a cena con gli artisti ospiti prima che suonino? Cosa mangiano e bevono di solito?
Paste classiche romane e vino rosso.

La prima cosa che fai quando ti svegli dopo aver fatto serata?
Sistemo i dischi che ho incasinato mentre suonavo, bevendo un buonissimo Earl Grey tea!!