Roma doppia H: i 10 album fondamentali dell’hip hop romano

Da Assalti Frontali e Colle Der Fomento a Suarez, una scena che continua a segnare la capitale.

Foto di DeeMo 2011

Scritto da Roberto Contini il 22 luglio 2015
Aggiornato il 1 settembre 2015

Parliamoci chiaro: in Italia l’hip hop è stato sempre geograficamente trasversale. Stili diversi hanno percorso la Penisola senza localismi eccessivi né faide clandestine stile New York vs Los Angeles. Ciò ha fatto sì che, a parte eccezioni rare, non si sviluppasse un sound tipico di una città o un’altra. Ha senso quindi parlare di “rap romano” (o rap milanese, bolognese e così via)? Se la cifra stilistica può essere la stessa nella Capitale o in Lombardia, rimangono comunque ben presenti alcuni tratti distintivi che ci permettono di dare una continuità all’hip hop romano.

Al di là dell’uso e abuso di «aho» come intercalare, del pattern di rima «ragazzo-palazzo-pazzo-cazzo» che sta al rap romano come «sole-cuore-amore» sta al pop giovanilistico, c’è sicuramente un fattore che accomuna gli artisti della Capitale: la continuità del loro percorso artistico li ha portati a un’aderenza pressoché costante alla realtà dell’hip hop. Tra i grandi nomi, non si ricordano esodi verso sonorità facili, rarissime sono le concessioni al mainstream musicale, nonostante qualche notevole approdo in major. Se magari alcuni di loro hanno pagato questa scelta in termini di vendite e successo personale, quasi tutta la scena ne ha guadagnato in compattezza e reputazione, meritandosi il rispetto di tutti i b-boy italiani. E magari anche se a Torino, Palermo o Milano non si identificano con i problemi del Nomentano o di Centocelle, la musica arriva potente allo stesso modo. Benché con oltre 25 anni di onorata “carriera” non ci sia bisogno di presentazioni, prendendo come occasione il live di Noyz Narcos del 31 luglio all’Andrea Doria è il momento di stilare una lista di must-have relativi all’hip hop romano.

Quanto segue, in rigoroso ordine cronologico, è chiaramente una lista parziale, limitata a un solo album per artista per dare modo di rappresentarne quanti più possibile nella costrizione dello spazio concesso: tenere fuori lavori validissimi di mc’s o gruppi non presenti è stato più arduo del previsto, persino per un ipercritico per natura come me. Cercheremo di fare qualche honorable mention in coda ai “magnifici dieci”, pur con la certezza di dimenticare qualcuno o che sia più che plausibile una diversa configurazione a seconda dei propri gusti.


TERRA DI NESSUNO – ASSALTI FRONTALI (1992)

Non va dimenticato mai – anzi va forse sottolineato, perché venti e passa anni dopo è quasi difficile crederci – ma a Roma come in altre parti d’Italia, il rap delle origini era spesso legato a doppio filo alle realtà dei centri sociali e dei movimenti. L’epoca delle “posse” non può che essere rappresentata con l’album di esordio degli Assalti Frontali, espressione di quello che accadeva al Forte Prenestino e che cominciava a muoversi nell’ambiente hip hop romano, un filo continuo con l’Onda Rosse Posse, dato dalla voce di Militant A che raccontava in rima militanza politica, vita di quartiere tra graffiti e serate autoprodotte. Il suono è ovviamente grezzo, ancestrale e influenzato pesantemente da artisti Usa impegnati politicamente come Public Enemy, Paris e BDP. Ma l’impatto e la diffusione, quasi tutta con passaparola e serate live, di Terra di nessuno rimane assolutamente seminale nella scena romana.


Terra di nessuno – Assalti Frontali


B-BOY MANIACO – ICE ONE (1995)

«B-boy maniaco, uomo funkadelico, all’atto pratico, un hip hop fanatico…» un incipit che è non solo un’autobiografia, ma uno statement da parte di Ice One, all’anagrafe Sebastiano Ruocco e all’atto pratico il “godfather” dell’hip hop romano. Dopo esperienze varie, molte delle quali rappando in inglese, e un trascorso a tutto tondo nelle quattro discipline dell’hip hop (Seby da Ostia è anche uno dei breakers che si riunivano alla Galleria Colonna e davanti allo storico negozio “Babilonia”), il suo primo e finora unico vero e proprio album da mc (e ovviamente, produttore) indica il percorso del rap romano per gli anni a seguire, che in un modo o nell’altro vedrà la longa manus di Ice One sia tramite collaborazione che come influenza. I campionamenti di B-Boy Maniaco cominciano a essere più ricercati, le rime si incastrano alla perfezione con le atmosfere cupe e sporche create da Ice One e anche a distanza di vent’anni il suono risulta eccellente, hip hop fino al midollo.

Io sono quello che suono – Ice One

ODIO PIENO – COLLE DER FOMENTO (1996)

Se Ice One aveva portato l’hip hop a guardare verso il futuro, Danno e Beffa hanno seguito la via tracciata dal loro produttore (Ice One si occupa infatti integralmente, e in maniera superba, della parte musicale di entrambi i primi due album del Colle) in maniera più che mirabile. L’impatto di Odio pieno è stato quello di una presa di coscienza collettiva di tutti i rapper romani: «Ci siamo, siamo sulla mappa e ci siamo per rimanerci per un bel po’!». Il rap hardcore del Colle parla della strada, ma senza essere retorico o artificiale, mescola egotrip e un pizzico di rap politico, incarna perfettamente lo spirito dei b-boy anni 90. Non c’era jam, concerto o festa hip hop in cui Danno e Beffa non fossero lì a fomentare il pubblico con Solo Hardcore, o Stappali e scuotili, con effetti che chi non c’era può solo immaginare…

Solo Hardcore – Colle der fomento

LA BANDA DER TRUCIDO – MIXTAPE (artisti vari, 1997)

Unica eccezione nella lista per quanto riguarda mixtape e compilation (molti altri sarebbero da citare), La banda der trucido spicca perché è un vero e proprio “who’s who” del rap romano del periodo. Sotto la sapiente regia di Piotta, artisti già affermati e altri emergenti, dalla vecchia scuola alla nuovissima, vengono a posare le loro 16 barre o più per creare un vero fenomeno di culto, con la prima edizione andata a ruba da Goody Music e nelle jam e una diffusione virale con copie duplicate fino all’inverosimile.


Tutto inedito – Mc Giaime

HEAVY METAL – COR VELENO (2004)

Dopo un album d’esordio, live e collaborazioni varie, questo è il disco in cui Primo Brown e Grandi Numeri mettono tutti i pezzi insieme e hanno il loro breakthrough, rivitalizzati anche dall’apporto di Squarta alla produzione. Proprio il dj, già al lavoro agli album di Piotta, spicca quale valore aggiunto, trovando infine il sound che fa risaltare sia la potenza di Primo che la tecnica di Grandi e sfornando un album con una serie di pezzi capace finalmente di far esprimere al meglio i Cor Veleno.

Le guardie, i pompieri e l’ambulanza – Cor Veleno

VERANO ZOMBIE – NOYZ NARCOS (2007)

Lo ammetto, ho sempre avuto un pregiudizio negativo per tutto quello che proveniva dall’area Truceklan, ma derivava perlopiù da chi li ascoltava: non tutti eh, sia chiaro, principalmente ce l’avevo con i giovincelli alle prime armi con l’hip hoo, attratti da alcune tematiche di facile approdo come droga, disagio giovanile e mignotte assortite, senza considerare le capacità di storytelling o l’innovazione di gente come Noyz Narcos. L’irruzione di Noyz sulla scena hip hop romana è stata in effetti una tempesta in grado di risvegliare un ambiente che si stava ripiegando su se stesso: la non convenzionalità di Noyz, che inizialmente fece storcere il naso ai puristi, si è invece rivelata l’arma migliore di un mc in grado di distinguersi e andare anche oltre l’etichetta iniziale.

Autodistruttivo – Noyz Narcos

L’ALBUM – BROKENSPEAKERS (2008)

L’esperienza di un “collettivo musicale” è sempre difficile e tortuosa, ma in poche situazioni è riuscita così bene come nel caso dei Brokenspeakers. Dall’unione di due crew è nata una sorta di supergruppo guidato da Coez e Lucci, in un ideale proseguimento della tradizione di Colle e Cor Veleno. Già dal nome, la missione del supergruppo è quella di rompere le casse degli stereo, con suoni grezzi e ricetta classica di beat cupi e testi “notturni”; sebbene forse l’amalgama degli stili non sia sempre affinata al 100 percento, non si può dire non riescano nell’intento.

Lato peggiore – Brokenspeakers

TERRA TERRA – GENTE DE BORGATA (2009)

Mentre tutto il rap italico o quasi partiva in quarta verso atmosfere da club, attitudini da magnaccia e argomenti con aderenza alla vita comune pari a zero, Supremo e il Turco (già noti ai più come Gufo e Sparo Manero) reclutavano un giovane chiamato Simo e mettevano in piedi con dj Fester Gente de borgata, in cui le voci erano quelle della Roma popolare, dei ragazzi dei quartieri che la pagnotta se la vanno a guadagnare tutti i giorni all’alba. L’uso del romano di strada è sublimato con GDB, ma a differenza di tanti casi, qui risulta efficace e spontaneo, con rime che partono dal cuore e dalla pancia.


Me stesso – Gente de Borgata

NUDO E CRUDO – ER COSTA (2011)

Affiliato a GDB e dopo essersi fatto le ossa in mixtape e featuring vari, Er Costa pubblica un album di esordio che non solo conferma, ma per molti versi supera le aspettative diffuse. Oltre che per una capacità metrica notevole, Costa stupisce per l’abilità nel sapersi confrontare con tutte gli stili dell’hip hop contemporaneo, passando abilmente da testi goliardici o autoreferenziali a tracce con un sottotesto più impegnato o profondo. Le scelte dei beats e delle collaborazioni al microfono rendono Nudo e crudo un disco che si fa sentire piacevolmente dall’inizio alla fine, in cui lo stile der Costa esce sempre più rafforzato nel giudizio.

Te porto Roma – Er Costa

ANTIEROE 2 – SUAREZ (2015)

Se qualcuno può aspirare a rappresentare la scena underground nella maniera più appropriata, Suarez è tra i candidati più accreditati. Emblema dell’autoproduzione, l’mc del Trullo si occupa di tutto: testi, beats, grafica del cd, regia dei video, con una raggiunta maturità lirica e musicale che fino ad ora forse gli era un po’ mancata. Suarez ci mette cuore, sentimenti e una buona dose di autoironia in una specie di concept album in cui il tema di base è lo scorrere del tempo. Il risultato finale è quello che, a oggi, è forse il miglior album del 2015 e non necessariamente solo di rap romano.

Voglio ancora fischi – Suarez

MENZIONI D’ONORE

Come detto, ci sarebbero tanti altri lavori che non hanno passato il taglio per minuzie, la maggior parte semplicemente per gusto personale o per micro dettagli che portano a preferire un disco a un altro. Ci sarebbero pionieri come Onda Rosse Posse e Power MC’s, artisti longevi come Hyst o Jesto, Chef Ragoo, esperimenti geniali come quello de Gli Inquilini, lavori collettivi come le compilation di Mr Phil o la colonna sonora di Zora la Vampira (anche se con incursioni di mc’s da tutta Italia), “nuove leve” come Rancore, Mezzosangue, Barracruda, Sace… E altri che sicuramente scordo, ma che hanno portato il loro contributo nel rendere la scena romana così unica nel panorama italiano.