Siate appassionati dei film di James Bond o semplici Martinisti, è innegabile 007 abbia ingigantito fama e fascino di un cocktail che è una bomba e che già di suo non se la passava affatto male: non per niente è considerato il re dei drink, e figuriamoci se Ernest-prezzemolo-del-cocktail-Hemingway non ne aveva ideato una sua versione: il Martini Montgomery, con 15 parti di gin e una di vermouth, così come il generale Montgomery attaccava il nemico solo quando le sue forze erano in rapporto di quindici a uno.
E che dire di Luis Buñuel, che nel suo libro My Last Sigh racconta come in Usa si fosse arrivati persino a scomodare l’Immacolata Concezione per descrivere il Martini perfetto: «The making of a dry martini should resemble the Immaculate Conception, for, as Saint Thomas Aquinas once noted, the generative power of the Holy Ghost pierced the Virgin’s hymen ‘like a ray of sunlight through a window — leaving it unbroken’».

La cosa che salta agli occhi è che un drink così “semplice” sia soggetto a tantissime variazioni e discriminanti: difficile trovare due barman che la pensino nella stessa maniera, figuriamoci due clienti!
A cominciare dal nome: Martini Cocktail o Dry Martini? E poi gli ingredienti: gin o vodka? E quante parti di vermut? Vaporizzato o no? Oliva o limone? E ancora le numerose varianti: In&out (il vermut aromatizza solo il ghiaccio e poi viene eliminato), Gibson (con le cipolline al posto dell’oliva/limone), Sweet (con vermut rosso e ciliegina), Perfect (metà vermut dry e metà vermut rosso), Dirty (con salamoia), Naked (senza vermut, come la storia dell’Immacolata Concezione di cui sopra), Montgomery (15:1), Vesper (ne parleremo tra qualche riga). E soprattutto: come prepararlo? A noi di Zero per esempio piace come lo fa Frog.
Quanto alla sua invenzione, che si fa risalire al 1884 grazie al Modern Bartender’s Guide di O.H. Byron col nome di Martinez, non sto a tediarvi: sono stati scritti libri sull’argomento. Un buon riassunto lo potete leggere nel bellissimo Drinkzionario di Dom Costa (edizioni Velier, Sagep Editori, 2015).

Insomma, già le variabili sono molte, figuriamoci quando è arrivato James Bond col suo «shaken, not stirred». Ma come shaken? Anni di barman al lavoro con lo stir, e arriva lui col suo bel carico di pistole e culetti a dirci di shakerare (o agitare se preferite). Probabilmente è tutta colpa del Vesper, la prima ricetta inventata da James Bond per celebrare, in Casinò Royale l’incontro con l’agente della Cia Felix Leiter, che diverrà il suo miglior amico. Il nome originario era Molotov, in memoria dei due bulgari saltati in aria con la bomba destinata a 007, ma verrà poi dedicato alla bellezza della prima Bond-girl della storia, Vesper Lynd. Ma com’è il Vesper? Un martini Cocktail con tre parti di gin Gordon’s, una di vodka Stolichnaya Premium e mezza di vermut Lillet Blanc. Ovviamente shakerato.

In occasione del lancio del nuovo film dell’agente 007 Spectre si è tornato a parlare molto di Martini Cocktail: merito della partnership con la Vodka Belvedere, ma soprattutto di Stephanie Sigman, una bond girl per la quale saremmo disposti a bere tutta la vita Martini Cocktail fatto con acqua. Tiepida.